Editoriale nerazzurro – Nessuno scarichi e tocchi il soldato Spalletti!

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Siamo entrati in un vortice dal quale non riusciamo a venire fuori. Le prestazioni di questi ultimi due mesi ci stanno centrifugando, dando adito ai giornalisti di dire e sparare sentenze su tutto e tutti. Adesso tocca a Spalletti

Premetto che non sarò per niente tenero in questo editoriale. Troppe le cose che devono essere scritte, perché non si può più rimanere in silenzio. Rimanendo zitti non facciamo altro che fare lo stesso gioco di chi, ormai, ci ha messo nel mirino e continua a non mollarci.

Abbiamo fatto tutto da soli. Siamo campioni del mondo in questo. I numeri uno nel tirarci addosso le attenzioni dei media. I migliori nel creare casi che non esistono, nel portare scompiglio in un ambiente che sembrava sereno fino a poche settimane fa.

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L’Inter oggi è sull’orlo di una crisi di nervi.

Lo è a tutti gli effetti. I risultati non arrivano, la vittoria manca ormai da troppe giornate, alle sconfitte immeritate di Dicembre con Udinese e Sassuolo bisogna aggiungere i pari beffa contro Fiorentina e Spal, arrivati allo scadere.

Questa squadra non sa più vincere. La paura è più forte della stessa voglia di ottenere i tre punti.

Ed ecco che ci ritroviamo di fronte la lontana parente dell’Inter vista nella prima parte di campionato. Quella a tratti bella e convincente; quella con due attributi grandi come tutta Milano; quella che riusciva a strappare il risultato con le unghie, con i denti e a volte con un po’ di culo.

Ebbene quella squadra è scomparsa, anzi: è scomparso tutto di quella squadra. Non c’è più voglia, non c’è più quella cattiveria agonistica, non c’è più quel gruppo che era pronto a gettare il cuore oltre l’ostacolo in caso di necessità.

C’erano undici Uomini che giocavano l’un per l’altro, onorando la maglia che indossano, adesso ci troviamo davanti undici signorine, undici minchioni che pensano solo ai loro interessi, solo a sé stessi. Che novità.

Il gruppo prima di tutto. Quanto era bello vederli correre tutti insieme sotto la Curva. Vederli abbracciati dopo ogni gol. Vederli ridere e scherzare in campo e negli allenamenti. Quanto era bello vedere, finalmente, la nostra Inter sulla via per tornare grande, sulla scia di Napoli e Juventus, lottare contro chiunque senza alcuna remora dell’avversario.

Il Derby di andata, la sfida del San Paolo o dello Stadium… tutte partite giocate col cuore e da Inter. Sfide affrontate con il piglio giusto e la giusta dose di sofferenza. Perché sì, bisogna anche saper soffrire, saper fare squadra e in questo, fino a pochi mesi fa, eravamo bravissimi.

L’Inter ha perso la via e, pian piano, anche noi tifosi stiamo perdendo (in ordine) le speranze, la pazienza e la fiducia in questo gruppo.

Ci stanno portando a mollare, a staccare la spina proprio come stanno facendo questi fenomeni in campo. Eppure non ho detto l’amore, perché anche sabato sera il tifoso interista non ha fatto mancare il proprio apporto alla squadra, anche sabato sera contro il Crotone San Siro era gremito con i suoi cinquantamila sugli spalti. In cinquanta mila hanno seguito l’ennesima prova orrenda dei ragazzi di Spalletti, l’ennesima Inter orrenda di questo 2018. Un amore incondizionato verso i nostri colori, un amore sempre più ai titoli di coda verso certi protagonisti in nerazzurro.

San Siro, nel suo essere affascinante, magico e spettacolare, sa essere anche uno stadio che disintegra psicologicamente i giocatori. Dopo due mesi di non vittorie ecco arrivare, con insistenza, i primi fischi. Il primo sintomo di un rapporto d’amore ormai sulla via del tramonto.

Gli applausi a scena aperta e i consensi li ha strappati tutti lui: Walter Zenga, che con un Crotone ben ordinato e organizzato è riuscito a portare via con sé un punticino che, mi auguro per lui, può valere oro ai fini della salvezza. La sua commozione, il suo vivere la Curva è stata l’unica nota lieta di un sabato sera nerazzurro.

Ma torniamo al contenuto della premessa. Cari tifosi è giusto dirlo, ma la nostra Inter è ormai al collasso. È lapalissiano che alcuni dei nostri grandissimi professionisti abbiano staccato la spina.

Alcuni sembra che si divertano a giocarci contro. Un esempio? Andiamo a rivedere la partita di Ivan Perisic di sabato sera. Proprio al croato sono arrivate delle palle facili da mettere in rete, maaaaa… tutte clamorosamente ciccate. Il suo atteggiamento mi ha innervosito.

Dopo la tripletta al Chievo Ivan il terribile si è perso. Dopo il gol degli ospiti sarebbe potuto essere lui la nostra punta di diamante, la soluzione al problema Crotone, ma l’esterno croato si è involuto.

Dalla sfida di Coppa Italia contro il Pordenone non è più lo stesso di prima.

In campo la sua “assenza” è pesante e contribuisce a rendere questo periodo difficile da superare. Fuori dal campo invece sono tutte chiacchiere e polemiche. La fronda contro Icardi. I likes della discordia. Follower o non follower. Gli screzi social. Il mercato. Il rito delle uova con Karamoh e Dalbert come esecutori materiali e chi più ne ha più ne metta.

Dulcis in fundo, l’attacco al nostro tecnico.

Ah, dimenticavo. In tutto questo casino ci sarebbe da inserire anche le parole di Spalletti rilasciate ad alcuni tifosi della Roma fuori un ristorante milanese. Il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo in cui il nostro allenatore, l’unico che al momento può tirarci fuori da questa situazione di m****, si sarebbe lamentato di Suning e dell’Inter.

Ci sarebbe da dire che Luciano da Certaldo avrebbe, altresì, risposto ad alcune domande sulla Roma e su Totti, ma andiamo ad analizzare quanto detto dal mister sull’Inter riportando il virgolettato pubblicato su SkySport:

La situazione qui? In società non vogliono spendere e l’ambiente è a un passo dalla follia, tipo Roma: sempre sul filo dell’equilibrio. A volte è un ambiente depresso”. E tornando sulla questione di vincere: “Non avete capito nulla, e non l’hanno capito neanche qui a Milano: con questa Juve che c’ha due squadre, non si vince una fava!”.

Secondo la ricostruzione della serata, si sarebbero avvicinati anche tre tifosi dell’Inter, uno con il cellulare in mano. Spalletti, però, avrebbe messo subito le cose in chiaro. “Che stai facendo? Niente registrazioni, niente filmati, sto parlando con degli amici al bar.

Parole che hanno, ovviamente, turbato tutti noi interisti. Si è pensato all’ennesima stoccata gratuita nei confronti della nostra società. Si aspettava solamente la replica da parte del nostro tecnico, che per fortuna è arrivata:

Quando mi fermano i tifosi, se vengono con un modo corretto, mi fermo a parlare. Qualche volta si parla anche di qualcosa. In questo caso qui, dopo quella partita ho trovato tifosi della Roma fuori dalla rampa che mi hanno aspettato. […]

Abbiamo fatto delle foto e abbiamo parlato come ho parlato fuori dalla rampa e come ho parlato davanti casa. C’erano molti romanisti in giro per la città, di conseguenza a me sembra di non aver detto nulla di particolare.

Però bisognerebbe andare di più nello specifico e avere la possibilità di valutazione e avere il peso delle parole, perché poi per quello che ho letto velocemente mi sembra che gli argomenti siano sempre gli stessi, di quelli che trattiamo poi in conferenza stampa.

Se uno vuole trattare in maniera più approfondita questi argomenti se ne può parlare.

Spalletti stigmatizza. Afferma la conversazione, prende leggermente le distanze dalle parole usate, poi torna alla carica:

Io non vedo quale argomenti non abbiamo affrontato. Detta così quella di Suning potrebbe essere anche il fatto che noi abbiamo degli obblighi, dei riferimenti, dei paletti a cui attenersi. Io ho sempre detto questa cosa qui.

Se poi c’è la volontà ad attaccare me e a far del male a me da parte del Corriere della Sera ne prendo atto, ma mettere un virgolettato su presunte cose che avrei detto fuori da un ristorante diventa poi una cosa pericolosa per tutti perché vuol dire che vale tutto.

Poi c’è un contesto ufficiale dove si misurano le parole, c’è un contesto dove ci sono delle persone in amicizia dove non ci si sta attenti al termine.

Io se dovessi dire di preciso quello che ho detto mi diventa difficile ricordarlo.

Questa cosa mi sembra un po’ strana, il Corriere della Sera è un giornale di Milano, ha tutti i professionisti che sono con noi e che vengono in conferenza stampa.

Io questo giornalista di Torino non lo conosco. Fa un articolo così. Rimango un po’ sorpreso, ma ne prendo atto sul fatto che c’è un voler far male e poi si va avanti lo stesso.

Lo stesso tecnico dell’Inter prima o dopo la gara con il Crotone, parlando del mercato si lamentò della talpa che spiffera tutto ai giornalisti.

Si lamentò delle notizie che uscivano troppo facilmente dall’ambiente nerazzurro, accusando velatamente e silenziosamente qualcuno.

Che questo qualcuno abbia fatto uscire queste dichiarazioni di proposito per colpire Spalletti? Che queste dichiarazioni fatte quasi un mese fa siano uscite appositamente dopo il diretto attacco del tecnico di Certaldo a qualcuno della nostra società?

Il caso è molto strano, ma io resto fortemente convinto che attaccare il tecnico sia la cosa più stupida da fare.

Questa squadra ha pagato, negli anni, per la non professionalità di molti suoi tesserati. Spesso e volentieri a rimetterci è sempre stato l’allenatore.

Questa volta non può e deve andare così, bisogna stringersi attorno al tecnico, dimostrare a lui il nostro attaccamento e la nostra “solidarietà”, perché se oggi siamo ancora lì, ad un punto dalla Lazio il merito è SOLO ed ESCLUSIVAMENTE suo.

Scaricare Spalletti sarebbe l’ennesima minchiata che questa società potrebbe fare.

Piuttosto cominciamo a fare piazza pulita, eliminando tutte le mele marce che abbiamo sul libro paga: dai calciatori, all’ultimo dei magazzinieri, passando per i nostri fantastici dirigenti.

Se qualcuno vuole il male dell’Inter che segua l’esempio di Fassone e Mirabelli e cerchi fortuna nell’altra sponda di Milano.

Io sto e starò con Spalletti. Nessuna cazzata. Torniamo a vincere e chiudiamo tutte le bocche dei nostri detrattori. #AMALASEMPREAMALA

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