Finale volley maschile: l’Italia e quell’oro che non arriva mai

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Finale volley maschile: è un 3-0 secco e netto a decretare che il Brasile è campione olimpionico. Nulla da fare per l’Italia che ha provato a tenere vivo il match, ma non è riuscita

La finale volley maschile si conclude così: 3-0 secco e netto e Brasile che vince il suo titolo olimpionico meritatissimo. L’Italia di Blengini ha provato a giocarsi testa a testa ogni singolo set, ma la forza straripante dei carioca è infermabile. Così. L’italia cede.

FORMAZIONE BASE

Il coach azzurro non cambia gli uomini del successo americano: Zaytsev e Juantorena opposti, Lanza banda, Colaci libero, Birarelli e Buti centrali e “dulcis in fundo” Giannelli in regia.

Tutti sperano nella stessa identica scaramanzia, che s’era verificata con gli USA: battuti già nella pool e ribattuti poi nello scontro diretto. Peccato non sarà così.

PRIMO SET: SPERANZE CHE SI ACCENDONO

La finale di volley maschile vede nelle prime battute l’Italia girar bene e sorprendere il Brasile con un 1-4. Sembra la stessa partita della semifinale con gli avversari a rincorrerci all’inizio.

Ma Wallace, Bruno, Lipe, Lucas e Lucarelli non sono sprovveduti o discontinui come gli americani e presto la musica cambia. L’11-8 di Giannelli è un’illusione e a partire dal 13-12 il Brasile inizia a metterci in difficoltà. Si passa subito al 15-12. Wallace spinge e quando salta trova sempre il foro giusto. Di contro Zaytsev viene murato spesso, così la sua potenza è un boomerang che stordisce l’Italia in senso negativo. Giannelli va in tilt e non riesce né a indirizzare le palle e nemmeno a sorprendere con gli attacchi rapidi. I padroni di casa premono e non ci consentono di raggiungere quel parziale 2-0 o 3-0 che meno di tre giorni fa abbiamo saputo conservare contro gli Stati Uniti. Contribuiscono ad allargare il dissidio gli ace di Lipe Bruno. Si chiude così tre setball e alla fine termina 25-22.

La superiorità verdeoro sembra schiacciante, l’unica speranza è colpire la difesa che non pare infrangibile.

SECONDO SET: UN AVVERSARIO PIU’ FORTE

L’Italia riparte a testa alta e cerca subito di prendere il largo, ma appena la forbice si allarga, le bombe di Wallace &co non si fanno attendere. Il break di vantaggio 4-6 per l’italia è ancora una volta illusorio. Juantorena non sta girando al meglio, lo si vede e Lanza non è giocatore da finale olimpionica. Qualche distrazione e sbavatura clamorosa  contribuiscono a indebolirci. Wallace trona a ruggire, Lucarelli pure e Souza e gli altri. Lipe azzecca un paio di ace e sul fronte opposto il muro italiano è debole e inefficace. Birarelli è l’uomo in più, schiaccia un paio di palle importanti e ci tiene a galla. Il Brasile c’è sempre, insieme alla sua arena, a quei colori, ai volti dipinti e alle grida di’incitamento del Maracanazinho. Il fiato sul collo l’Italia lo sente e cede. Lo zar con un tocco d’artista trova il muro e realizza il 19-19. L’Italia si riprende, si rivede finalmente anche Osmany, ma la resistenza brasiliana è ferrea. Un 20-21 che ci fa sperare in un secondo set a nostro favore. Non è così dal 20-21 al 22-24 ci passano pochi minuti e un challenge. Sul 24-22 grazie a Giannelli l’italia si tiene aggrappata alla corda, ma non riesce a far suo  il tie break. E’ 28-26.

Al Brasile basta un set per chiudere i giochi. Stavolta a condannarci non sono tanto gli errori sul servizio, ma l’incapacità di incidere sulle schiacciate. Bassa la percentuale realizzativa degli azzurri a dispetto dei brasiliani. Muro poco efficace e spesso in ritardo sulle battute violenti di Wallace.

TERZO SET: FINE DEI GIOCHI

Come nel primo, come nel secondo il terzo set ci vede di nuovo avanti. Stavolta l’Italia ha l’ultima chance e non vuole sprecarla.

Punto a punto, cambio palla su cambio palla, bagher e recuperi speranzosi. I ragazzi ci sono ancora con la testa, si vede. Giannelli non riesce a dar la svolta, buoni i tempi per gli opposti, semplici alzate, ma lo zar e OSmany sono poco efficaci.

Terzo set in bilico, Zaytsev spezza la parità con 16-14. L’urlo di rabbia e potenza della tigre sono la nostra speranza. Colaci recupera poco, il capitano è appannato e Lanza è inesistente.

Controsorpasso Brasile con un 19-18, poi di nuovo parità 22-22. I padroni di casa sono nettamente superiori e il parziale inganna tutti. I verdeoro sono solo pronti a festeggiare e col sangue negli occhi tengono l’Italia in scacco.

Blengini le ha provate tutte, campi compresi, ma probabilmente non ha più idee e può solo affidarsi ai suoi ragazzi leader. Nulla da fare i nostri opposti non sono più implacabili e il Brasile va a vincere 24-26.

SUPERIORITA’ NETTA DEI CAMPIONI OLIMPICI

Blengini non ha molte colpe, se non forse quella di fidarsi troppi dei suoi fenomeni. D’altronde, perso Piano non è che potesse fare molto altro. Purtroppo questa medaglia d’oro è una maledizione perenne e ci toccherà aspettare quattro anni per riprovarci.

L’Italia dopo la grande rimonta contro gli USA ha meritato questa finale, ma proprio nell’ultima partita ha ceduto gambe e testa. L’avversario era, questo lo si sapeva, di caratura mondiale. L’ha dimostrato. Wallace o ha sfondato il pavimento del parquet o ha sfondato le mani dei nostri azzurri. Era una forza della natura, senza ostacoli. Bruno l’ha servito sempre con la giusta calibratura ed è stato quell’alzatore che Giannelli non è riuscito ad essere. Lucarelli e Lipe dalla seconda o come opposto hanno contribuito a pungere una difesa, che oggi non ha retto più. Fra bagher mal controllati, recuperi fortuiti e ritardi nelle schiacciate l’Italia ha mostrato che oggi non ce l’avrebbe mai fatta. Impossibile superare se stessi, a volte.

In fin dei conti negli occhi degli italiani restano i minuti gloriosi contro gli Stati Uniti e quel recupero che al terzo set con un 25-9 sembrava allontanarci dal podio olimpionico.

Come Nicolai e Lupi anche il nostro sestetto s’è arreso a una superiorità netta del popolo che fra festa e tecnica è nato e vive sulle spiagge. Stavolta la scuola italiana s’è fermata al suo limite tattico. Non abbiamo l’elasticità e la velocità della pallavolo brasiliana, dobbiamo lavorarci ancora un po’.

Purtroppo su quella medaglia grava una maledizione, chissà se un giorno riusciremo a sfatarla. 

Immagine da: www.federvolley.it

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