Fiorentina: ganza, orgogliosa, pressing e i due nemici

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Fiorentina – Juve termina 2-1. Il Franchi finalmente torna a urlare di gioia per aver battuto la storica nemica di sempre. La prima mezz’ora mette in scena una squadra coraggiosa e pressante simile a quella che lo scorso anno faceva impazzire le difese italiane

FIORENTINA: KALINIC IL MATTA-JUVE

La Fiorentina è scesa domenica sera al Franchi con il pronostico contro. D’altronde chi mai avrebbe creduto di battere la Grande Juve di Allegri? Basterebbero quattro nomi per mettere il tremolio nelle gambe di ogni tifoso: Buffon, Pjanic, Dybala e Higuain.

Di questi tempi poi a Firenze non si respira un’aria propriamente serena e pulita. L’ultima dalla Cina chiamava a gran voce uno di quei tanti quasi trentenni, che, ispirati dal Dio Denaro, si potessero trasferire in Oriente ad abbellire la collezione di statuine di un campionato ricco e ambizioso: Nicola Kalinic. Il ragazzo, scoperto dal Dinipro e lanciato alla prima stagione in Italia da Paulo Sousa con un risultato più che soddisfacente: 12 reti in 36 presenze e riferimento fondamentale per il peso dell’attacco viola. Proprio lui, quello vocato dal giovane torneo asiatico, domenica ha costretto la Vecchia Signora ad inseguire, anziché essere inseguita. Evidentemente il croato e la Juve non si amano, se è vero che fu lui sia lo scorso anno che quest’anno, là nel tempio degli Dei a disilludere il tifo bianconero per ben due volte. Potremmo dire che è nato uno di quei classici rapporti calcistici, che tanto piacciono ai collezionisti di statistiche e agli amanti del calcio: il giocatore che segna sempre o quasi contro una certa squadra. E’ un po’, riferendoci al passato, come quando Chiesa, il padre, tarpava sempre gli entusiasmi rossoneri, con qualunque casacca si presentasse a Milano.

CHIESA: IL FIGLIO D’ARTE

A proposito di Chiesa, oggi, nell’annus Christi 2016, l’altro, il figlio, che domenica sera, sul terra – aria di Badelj ha “zampato” la sfera, è nato un nuovo talento? Non fosse solo per il tocco, che inganna Buffon (che ne dica la FIGC) , ma complessivamente il figlio d’arte ha giocato con una foga e un carattere da invidiare a un ventenne, ancor di più se davanti gli si pone un certo Cuadrado, uno che a Firenze ha regalato lampi di classe in velocità uniti a scivoloni clamorosi dovuti a troppo attaccamento alla palla. Federico Chiesa probabilmente non sarà mai straordinario come lo fu il padre, non stoccherà mai dal limite, dopo duecento dribbling, certi tiri e non regalerà le prodezze atletico-balistiche di quel genio. Forse è solo un esterno alto, capace di aggredire e inserirsi, uno di quelli che in un 4-3-3 o 3-4-3 sono perfetti, ma tolti da quel modulo sono imperfetti. Non si può sapere, resta evidente che, lui, la zampata domenica l’ha messa e che a Firenze solo per questo lo amano.

FIORENTINA: DAL BISCHERO AL GANZO

D’altra parte è vero che domenica sera, al Franchi, i tifosi hanno finalmente ammirato quella squadra che per tanto avevano aspettato. Sin dall’inizio non c’è stato nessun atteggiamento remissivo, timore reverenziale e paura della corazzata che si presentava. Una squadra, che per venti minuti, è stata perfetta o come si direbbe in terra toscana, ganza. Per l’appunto coraggiosa, esaltata, indemoniata e indomita. La Juve non ci ha capito nulla, perché troppo asfissiante è stato il pressing attuato sui portatori di palla.  Non ha mai varcato la metà campo e ha subito la verve di centrocampisti che quest’anno sembrano essere tornati a fare il loro lavoro ben pagato. Vecino s’è spinto con coraggio, Borja a diretto e controllato tutta la trequarti, Badelj ha creato la giusta cintura e Sanchez, improvvisato centrale (colpo di genio di Sousa) ha stoppato con tempi perfetti gli avanti bianconeri. Un “bischero” quella Fiorentina, finora vista in giro per l’Italia e l’Europa, che s’è trasformata in un ganzo. Lo stop a seguire, con un minimo rischio di gamba tesa, con cui Bernardeschi serve il corridoio a Kalinic per realizzare l’1-0 è una giocata fantastica e l’è il simbolo del coraggio. Quello di andare a contrastare il centrocampista juventino e senza guardare la faccia dell’arbitro, veder subito come sfruttare il passaggio apertosi. Anni fa quella situazione sarebbe sfumata.

Come se non fosse bastato, anche nel momento del 2-1, quando una macchina da goal come Higuain ha riaperto la sfida, la squadra non s’è mai disunita, è sempre rimasta alta, ha accorciato il campo e non ha mai avuto paura di pressare ancora.

Difficile domandarsi se questa vittoria sia un sciacquaggio di uomini e polemiche tempestose in Arno, che rimetta in corsa una Viola più linda e pulita, sempre così ganza o solo una serata, che uomini anti-Juve come Kalinic e d’ora in poi si spera Chiesa hanno regalato ai loro beniamini. In casa, nel loro stadio, in terra toscana.

 

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