Frank, l’agricoltore

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Difensore dai piedi buoni, forse ultimo dei romantici di una scuola Ajax che lo ha visto protagonista da calciatore e poi da allenatore, gemello di quel Ronald con cui spesso e volentieri ha giocato a braccetto condividendo gioie e dolori. Tra questi ultimi da annoverare è certamente il pomeriggio di Amsterdam del 2000 quando rigori sparacchiati malamente su Toldo, futuro portiere proprio dell’Inter, gettarono al vento una semifinale europea contro l’Italia. Questo e tanto altro è stato Frank De Boer, nuovo allenatore dell’Inter dopo il burrascoso addio di Roberto Mancini.

Un pupillo degli asiatici di area nerazzurra che, in De Boer, vedono evidentemente concretizzarsi le loro speranze di gioco più moderno e totale. Appese le scarpe al chiodo, De Boer è stato prima vice-allenatore in Nazionale, poi primo comandante di un Ajax capace di vincere quattro campionati di fila tra il 2010 e il 2014, cedendo il passo al Psv Eindhoven negli ultimi due anni. Milik (ora al Napoli), El Ghazi, Klassen, andando più a ritroso anche Suarez (ora asso del Barcellona), Emanuelson, Vertonghen, Van der Wiel, Blind (passato al Manchester United). Tanti i calciatori che, più o meno forgiati dal neo tecnico nerazzurro, hanno visto incrementare le proprie quotazioni in giro per l’Europa. De Boer ha riportato tituli e qualche copertina lì dove, ad Amsterdam, si era da qualche anno perso il feeling con la vittoria.

Lo raccontano come un meticoloso tattico, ma senza intransigenti rigidità. Gli piace il classico 4-3-3 made in orange, ma sarebbe anche capace di raddrizzarlo in nome di esigenze e nuove situazioni. Cura, del resto, la parte difensiva a differenza di altri interpreti della sua categoria che, dal modello olandese, hanno attinto quasi esclusivamente conoscenze offensive. De Boer è un uomo di mondo, che ha vinto da calciatore anche in Spagna (al Barcellona) e che ha incontrato tantissimi fuoriclasse. E’ il secondo record-man di presenze, con oltre 100 gettoni, nella sua nazionale (dietro Van der Sar). Ha 46 anni e tre figlie. Quella con l’Inter sarà, dopo tanti accostamenti (fra gli altri anche italiani, a Milan e Lazio) la prima esperienza da allenatore fuori dall’Olanda: arrivata un po’ a sorpresa, in pieno agosto, promette novità. Il suo cognome, tradotto dall’olandese all’italiano, significa l’agricoltore. Serviranno cure all’Inter. Proprio un terreno da rilanciare, in effetti.

 

Foto: topcornernews.com

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