Frankie continua a suonare, il Titanic nerazzurro non è ancora affondato

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La doppietta di Icardi decide il match contro il Torino. L’Inter torna al successo dopo tre sconfitte consecutive. Prova convincente per gli uomini di casa in dominio assoluto della gara. Per De Boer un successo che non allontana ancora i dubbi, ma di certo una dimostrazione di quantità e qualità.

Il Toro, in questo momento, non è assolutamente un avversario facile“. Era questo il pensiero che avevo con l’avvicinarsi del match di ieri sera. Pensavo a quanto sarebbe stato difficile affrontare una squadra in forma, che gioca un buon calcio, ben allenata, con ottimi giocatori e senza alcun problema extra calcistico. Le pressioni che avevano caricato il match avrebbero potuto facilitare il compito di Benassi e compagni. Pensavo che sarebbero bastati i primi minuti per capire il tipo di partita a cui avremmo assistito. Un lento requiem verso la fine, sportivamente parlando, di FdB, oppure segnali di riscossa e rinascita? Tutti uniti nel nome dell’allenatore o tutti contro di lui? La curiosità non è sempre donna, perché vi giuro che ho passato tutto il pomeriggio di ieri a chiedermi chi sarebbe andato in campo e che partita sarebbe stata. Ero curioso di vedere l’atteggiamento dei calciatori: professionisti attaccati alla maglia, ovvero Uomini, o signorine pronte a girare le spalle al proprio tecnico?

Si arriva al momento topico ed ecco davanti ai miei occhi un’altra squadra. Un’altra Inter.

Eccomi quasi commosso. Con le lacrime agli occhi ho visto la nostra amata squadra prendere a pallate l’avversario per novanta e più minuti. Incredulo ho rivisto l’Inter giocare a calcio. Ma non poteva essere tutto così perfetto e così, come nelle migliori sceneggiature ecco arrivare il primo plot point della serata: il gol del pari firmato da Belotti.

In quell’occasione più di un brivido mi è salito su per la schiena. Ho pensato: “Ecco, lo stanno facendo di proposito. È la fine caro Frankie. Hanno appena scritto il tuo epilogo”. Invece no. Quell’erroraccio fantozziano ha caricato ancora di più la squadra che, pigiando sull’acceleratore, ha trovato il gol del sorpasso. Una prova di straordinaria forza da una formazione che sembrava bollita, spenta, senza alcuna identità. Una grandiosa prova di carattere da parte dei giocatori investiti dalla fiducia del tecnico, l’unico che davvero stava giocandosi qualcosa di importante: la credibilità.

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Icardi da capitano ha fatto quello che tutti gli chiedevano. Non solo i gol, due per tornare ai tre punti, ma anche e soprattutto caricarsi sulle spalle il peso della squadra, essere il leader che tutti si aspettavano di vedere.

Dopo questa vittoria cosa è cambiato? Assolutamente nulla. Si parla di “tregua”, di un De Boer che ha preso “ossigeno”, di una panchina non del tutto salda e di quanto il suo futuro sia ancora in bilico. Niente di certo, dunque. Ma niente di diverso dal solito. E per fortuna mi verrebbe da dire. Perché mi sarei preoccupato. E’ necessario mantenere un trend costante e coerente col “passato”. Quindi nessuna vittoria scaccia crisi perché si sa “una vittoria non fa primavera”.

Per certa stampa la prestazione della squadra non c’entra. Per certa stampa un’Inter gagliarda, in grado di “fermare” un Toro in ottima forma non è degna di essere “sollevata”, bensì bastonata ancor più duramente. Per certa stampa non è mai abbastanza… lo stesso De Boer al termine del match ha detto di non ripetere l’errore commesso dopo la Juventus, ma di pensare già a domenica prossima, di concentrarsi gara dopo gara. Ogni giornata la si vivrà col pathos. Che possa essere di buon auspicio per il prosieguo del campionato. Se il risultato è in copia-incolla a quello col Toro, che celebrino un funerale ogni pre gara.
Poco importa, io stavo e continuo a stare con Frank de Boer, da stasera (ieri ndr), fino alla fine del campionato, sto e vorrò stare con QUESTA Inter vista in campo. Questa squadra ha grandi potenzialità. Grandi qualità, ma lo dico da sempre. Forse qualcuno avrà pensato che fosse meglio non mostrarle. Forse qualcuno preferiva rimanere nell’ombra, piuttosto che proiettarsi verso la luce.
Spero davvero che il black out sia stato solo momentaneo e che da questa sera (sempre ieri!), dalla vittoria col Torino, l’Inter possa riprendere la strada del successo. Possa ritornare dove le compete stare, cercando di dare un senso a questa stagione. Alla faccia di tutti. Idioti e malelingue comprese.

Vorrei poter dire l’Inter è tornata, ma sarei un cretino a farlo. Posso solo dire che l’Inter – che tutti noi ci aspettavamo di vedere – ha fatto capolino a San Siro. Adesso speriamo di vederla sempre più spesso. La vittoria non scaccia di certo la crisi, ma ci rende orgogliosi di quello che siamo. Un Popolo intero innamorato di quei colori, che si è unito negli ultimi giorni alla difesa del proprio condottiero. Questa sera poteva finire in goleada, solo la sfortuna ha tenuto a galla un Torino non pervenuto. Abbiamo dominato in lungo e largo e vinto grazie ad un capolavoro all’ottantottesimo di Icardi.
Da centravanti puro ha scagliato con rabbia quella palla alle spalle di Hart. La stessa rabbia di noi tifosi. Una botta violentissima nel sette per tirare fuori tutte le ansie, paure, preoccupazioni di questo momento e tornare a gioire per una sera. Abbiamo sofferto anche quando non avremmo dovuto. Fa parte del nostro mondo. Non c’è cosa più bella che essere interisti. Potete sfotterci. Prenderci in giro. Percularci per tante e tante cose, ma noi saremo sempre qui, pronti a difendere i nostri colori. Pronti a soffrire e a gioire per loro. Proprio come stasera. Serviva vincere e vittoria è stata. Basta così. Tutto il resto preferisco lasciarlo alle chiacchiere da bar, o ai saccenti in giacca e cravatta che riempiono le redazioni giornalistiche. Prendeteci pure in giro, continuate ad aspettarci al varco. Noi saremo sempre qua. Con la stessa grinta, determinazione e voglia di lottare e gioire fino alla fine. Noi siamo interisti. Voi siete tutti un’altra cosa.

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