Fratelli neroazzurri gioiamo insieme e diciamo: anche questo scempio è finito!

310

Un altro campionato, anzi, scempio è finito. E menomale! Menomale per diversi motivi, più o meno sempre gli stessi.

INTER: LO SCEMPIO DEFINITIVAMENTE CHIUSO

Menomale perché l’ennesimo supplizio, calvario, l’ennesima stagione fallimentare si è, DE FI NI TI VA MEN TE, chiusa. Ancora una volta abbiamo aspettato la fine dei giochi come l’unica soluzione a tutti i nostri mali. Il triplice fischio dell’ennesima stagione che ci ha visto protagonisti in negativo. Era già iniziato tutto malissimo ad agosto ed è finita – addirittura – peggio.

A bocce ferme. A verdetti già sanciti. A stagione conclusa mi sarebbe piaciuto stare davanti questa pagina bianca con un sorriso da beota e raccontarvi le millemila emozioni di questo campionato. Di quest’ultima giornata.

Mi sarebbe piaciuto raccontarvi di come all’interno di un insieme di vittorie andavano ad incastrarsi alla perfezione altri momenti: tanto per cominciare l’addio di un grandissimo rivale, di colui che è stato l’emblema e la bandiera della Roma, il Capitano di mille battaglie, venticinque anni con la stessa maglia, con gli stessi colori addosso, uno di quelli che il giallorosso lo ha nel sangue, uno di quelli che è stato molto di più che un giocatore per la sua piazza, per il suo popolo. Uno di quelli che l’intera nostra rosa non sarà mai. Mi sarebbe, ancora, piaciuto raccontare del miracolo sportivo compiuto dal piccolo Crotone, fanalino di coda al termine del girone di andata, già spacciato, ma capace di strappare una salvezza inimmaginabile all’ultimo round di questa lunga corsa a tappe. Di come degli “sconosciuti” che insieme guadagnano quanto il più povero dei nostri tesserati, ha raggiunto un obiettivo incredibile, giocandosela alla morte in (quasi) ogni stadio, contro (quasi) ogni avversario, (quasi) ogni domenica.

Oggi mi piacerebbe parlare di tutto questo, tranne che di Inter, perché non riuscirei mai a trovare parole adatte al contesto. Ciò che emerge è rabbia. Solo rabbia.

DI CHI E’ LA COLPA?  – Statistiche, dati, risultati, numeri alla mano… ma la domanda è solo una. Di chi è la colpa? A chi attribuire la responsabilità di questo ennesimo scempio? Le scuse “mazzarriane” non sono più accettabili, quelle “manciniane” nemmeno, e quindi? Perché siamo stati costretti ad un teatrino fantozziano che ci ha sballottato per tutte queste giornate?

Torniamo indietro di diversi mesi. Ecco che si riparte dall’anno zero, ma questa volta, pare, con un progetto. Tutto falso. Nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo ed ecco il primo momento di rottura. Mancini saluta e ci lascia così, come una sposa sull’altare a pochi giorni dall’inizio del campionato. Primi segnali da incubo. Qualcosa si è spezzato prima ancora di cominciare.

No problem! Ecco immediata la soluzione, ma la strada resta tutta in salita e la luce in fondo al tunnel non sembra per niente vicino. Al via l’ennesimo cambio. Ore, giorni di casting e poi il nome che mette d’accordo tutti, la scelta dell’uomo “giusto”. O così pareva. Un nome vicino all’ambiente nerazzurro molto tempo prima… strano ma vero!

Tutto torna improvvisamente normale. Arrivano le vittorie, l’entusiasmo sale alle stelle, il normalizzatore sembra essere proprio l’uomo giusto al posto giusto. Sembra ma così non è. Si giunge all’ennesimo punto di non ritorno.

L’ENNESIMA ROTTURA – L’ennesima situazione di stallo e un gruppo che, improvvisamente, torna nel suo primo stadio: la “broccagine”. Via il normalizzatore dentro (per la seconda volta!) il “tecnico d’ufficio”. Parole, proseliti, condanne ed “epurazioni”. La cura Vecchi funziona.

Ci si affida – così – ai “senatori”, a coloro che hanno vinto tantissimo con la maglia dell’Inter in questi ultimi anni. A coloro che hanno sputato sangue pur di fare arrivare la propria squadra al vertice di ogni competizione disputata. Ci si affida allo zoccolo duro

intanto piovono rinnovi su rinnovi… chi non merita di indossare questa maglia viene premiato con il prolungamento del contratto e lo stesso avviene ai piani dirigenziali. Ausilio allunga il suo rapporto di lavoro con la società nerazzurra, per poi sbroccare e prendersela un po’ con tutti in un “incontro pubblico” in cui sono presenti anche dei giornalisti… cose dell’altro mondo e mentre noi tifosi aspettavamo uno scossone, una presa di posizione forte da parte della società, cosa succede? Un bel niente! Ciò che ci arriva è un silenzio ammorbante, un senso d’immobilismo che non ci permette di stare “sereni”. Intanto bisogna andare avanti…

LA SETTIMANA DEI SILENZI E LA NOTTE DEGLI ADDII – Si arriva alla sfida casalinga contro l’Udinese. Una sfida che non conta più niente per il campionato, una sfida dal sapore agostano, con due squadre che non hanno più niente da giocarsi. Vecchi rompe il silenzio, fa i nomi da cui questa squadra dovrebbe ripartire, per “professionalità” e “abnegazione”… di chi in questo gruppo dovrebbe essere d’empio per altri. Certe parole mi lasciano sbigottito. Ma Inter-Udinese è anche l’ultimo saluto verso chi indosserà per l’ultima volta la maglia nerazzurra. Dalle presunte voci di partenze, di addii, al saluto che San Siro tributa a Carrizo e Palacio. Il primo scende in campo da titolare, il secondo in corso d’opera. Partenze già ufficializzate, al contrario di quella di Perisic. Vecchi decide di concedere al croato un ultimo saluto davanti al suo pubblico. Sembra che gli abbia addirittura detto “in bocca al lupo, ovunque andrai”, salvo poi ritrattare in conferenza stampa. Il croato, fiore all’occhiello di questa rosa, fa gola a diversi top club europei. Conte lo aveva messo nel mirino già lo scorso anno, ma quest’anno Psg e Manchester United sembrano voler fare le cose sul serio. I francesi sfrutterebbero l’interesse nerazzurro per il talento argentino Di Maria, Mou e soci si affiderebbero ai soldi, tanti soldi e un progetto europeo molto ambizioso.

DAL CAMPO AL CALCIO MERCATO. QUALE FUTURO? – Da oggi si entra ufficialmente nella “stagione delle ipotesi”, dei “se…”. Da oggi ogni notizia riportata sugli organi di stampa dovrà essere sviscerata ed analizzata scrupolosamente. Ma noi siamo maestri nel farci prendere in giro, nel farci “illudere”. Siamo i numeri uno delle promesse non mantenute, degli obiettivi non raggiunti. Siamo, negli ultimi anni, diventati una macchina imperfetta, incapace di sapersi definire. Ciò che serve da domani è RESPONSABILITA’ e CAPACITA’ ORGANIZZATIVA. Che si segua una strada ben precisa. Che si diano delle indicazioni chiare e che valgano per tutti. Che si faccia tabula rasa e si programmi una stagione con uomini da Inter, con uomini che capiscano dal primo momento cosa voglia dire indossare questa maglia. Questi colori.

Non chiediamo niente di più. Solo professionalità. Mandiamo a casa questo manipolo di scappati di casa e ricostruiamo una vera, grande Inter.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.