Roberto Gagliardini: il nerazzurro cucito addosso

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Gagliardini cambia squadra ma non colori: dal nerazzurro dell’Atalanta a quello dell’Inter, dove Pioli è pronto a consegnargli una maglia da titolare già contro il Chievo

Mercoledì sera, mentre mi dilettavo a racimolare qualche soldo dietro al bancone di un bar, mi sono imbattuto in un paio di tifosi dell’Atalanta, clienti venuti a Torino in trasferta per la gara di Coppa Italia. Inevitabilmente il discorso è virato sul calcio appena un attimo dopo avergli consegnato i cappuccini, fin quando, saputo che sono interista, non mi hanno detto: “Vi abbiamo venduto un campione!”. Il campione in questione è naturalmente Roberto Gagliardini, appena trasferitosi da un nerazzurro all’altro.

L’esclamazione, tanto convinta da convincere anche me, mi ha quasi rassicurato sul nuovo acquisto dell’Inter. Non che questi fosse uno sconosciuto, ma va detto che di esperienza in serie A per mettersi in mostra non ne ha avuta tanta, quindi per chi non lo ha seguito ogni domenica non è facilissimo farsi un’idea chiara. Ma se loro che lo hanno visto giocare tutte le partite in questo inizio di stagione ricco di talenti per l’Atalanta ne parlano così bene, allora sapranno sicuramente il fatto loro. Vero è anche che l’Atalanta non ha mai abituato i propri tifosi ai “galacticos”, ma questo non vuol dire che essi non sappiano riconoscere un grande talento, anzi. Per il resto, inutile nascondersi, tutti noi altri abbiamo scoperto Gagliardini in questo girone d’andata appena concluso, vuoi per il grande campionato fin qui disputato dalla Dea, vuoi perché il ragazzo fino all’anno scorso ha lottato contro gli infortuni che non gli hanno permesso di emergere in Serie B.

Poi la ritrovata condizione fisica ed il decollo dell’Atalanta di Gasperini ne decretano l’esplosione. I giornali fanno a gara per esaltare i gioielli nerazzurri e Gagliardini viene accostato a Claudio Marchisio per la capacità di alternare benissimo le due fasi e di inserirsi in area. Un centrocampista moderno, di quelli che scarseggiano nel panorama azzurro, e per questo tutte le big si fiondano subito su di lui. L’Atalanta chiede tanto, ma Juventus ed Inter non si lasciano scoraggiare, fin quando la trattativa non arriva a conclusione quasi a sorpresa. Tutti erano infatti convinti che all’Inter sarebbe arrivato Lucas Leiva ed invece ecco il giovane italiano per il futuro. Una sorpresa gradita anche per me, che fuori dal mondo in quel di Budapest ed ormai rassegnato a vedere il centrocampo affidato al brasiliano né carne né pesce, ricevo la notizia dell’affare in procinto di chiudersi.

Gli scetticismi, però, quando si parla di acquisti dell’Inter si sprecano. Parte subito un turbinio di commenti sul fatto che Gagliardini sia stato pagato troppo, come già gli esempi di Kondogbia, Gabigol e Joao Mario avrebbero dovuto insegnare. C’è addirittura chi ha ipotizzato teorie complottiste come “Gasperini odia l’Inter e ha trovato un bel modo di vendicarsi rifilandogli un gran pacco”. Che è un po’ come quelli che credono all’abbassamento delle magnitudo dei terremoti. Curioso, comunque, come questi commenti siano arrivati dopo, perché fin quando la Juventus era interessata al ragazzo per la stessa cifra nessuno ha avuto da ridire. Come nessuno ha avuto da ridire sul fatto che l’altro atalantino venduto a peso d’oro, Caldara, sia stato pagato dai bianconeri lo stesso prezzo, euro più euro meno. Ma è questione di credibilità e forza societaria, un qualcosa su cui il gruppo Suning sta cercando pian piano di lavorare.

La trattativa Gagliardini dimostra da parte dei cinesi due cose: la prima è che non si fanno problemi a spendere, come già dimostrato in estate e finalmente in controtendenza rispetto ai tempi recenti (del FPF se ne sapranno occupare sicuramente meglio loro di chi commenta); la seconda è che, un po’ a sorpresa, la dirigenza più straniera degli ultimi anni, ha deciso di puntare su giocatori italiani (finalmente) e non sembra volersi fermare qui per il futuro. Dimostrazione che il made in Italy resta sempre molto ben visto fuori dai nostri confini e bistrattato in patria.

Ora resta solo a Gagliardini dimostrare il suo reale valore. Di lui hanno parlato bene tutti, da Gasperini ad una bandiera interista che lo ha allenato: Bergomi. Il nerazzurro in fondo sappiamo già stargli bene; pare quasi glielo abbiano cucito addosso. Per l’azzurro da solo c’è invece da lavorare, a partire da sabato, quando Pioli lo lancerà nella mischia fin dal primo minuto. Se non è fiducia questa.

Fonte immagine: Corriere della Sera

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Interista; considero il calcio un divertimento, e come tale non va preso troppo sul serio. Così come i miei articoli. Non credo nelle autodescrizioni. Non puoi chiedere a qualcuno di descriversi oggettivamente. Non può, per natura. Quando ci guardiamo allo specchio, ad esempio, ci vediamo 5 volte più belli di quello che in realtà siamo. Ecco perchè hanno inventato le foto. Poi sono arrivati il fotoritocco, Instagram e i filtri, ma per fortuna abbiamo ancora la fototessera sui documenti. Dicono che un ladro non ammetterebbe mai di essere un ladro. Ma io non sono mica un ladro.

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