Giappone – Belgio: un onorevole seppuku

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Un seppuku, cioè un suicidio samurai è questa la sintesi di Giappone – Belgio. Ma onore ai nipponici per il calcio espresso e per aver trattato con massimo rispetto il proprio spogliatoio

Giappone – Belgio: le emozioni di un tifoso nipponico

Sul 2-0! Dopo il doppio vantaggio ci credevo per davvero. Prima il goal di Haraguchi, nato da una pregevole azione verticalizzata sembrava una speranza. Poi il goal alla Oliver Hutton di Inui l’aveva trasformata in sogno, ma quello reale. Non immaginario. Nemmeno il 2-1 del testone mi spaventava perché i miei erano tonici e vivi. Sul 2-2 di Fellaini mica ho abbandonato la poltrona e me ne sono uscito. Anzi fra la paura e la gioia ho vissuto come un ipnotizzato quei minuti. Ogni cross, ogni nostra e loro ripartenza, ogni tiro verso le rispettive porte era un segnale: luce spenta o luce accesa?

E poi i miei samurai hanno deciso di fare harakiri. Ma sono samurai e a loro va l’onore di un suicidio più elevato: il seppuku.

Il tifoso nipponico: fra rimprovero e orgoglio

Non è possibile gettare al vento una qualificazione come questa, soprattutto se si gioca contro una squadra che sulla carta era più forte, ma che ieri si è scontrata contro undici guerrieri disposti a tutto pur di non lasciargli la vittoria. Abbiamo preso dei gol imbarazzanti soprattutto il primo (molto, ma molto casuale), con Kawashima che ha commesso un’errore gravissimo. Altro che il leggendario Benji del cartone animato anni ’80.

Ma io sono molto soddisfatto dei miei guerrieri, che hanno combattuto con tutte le loro forze onorando gli avversari e comunque non rendendogli la qualificazione facile, con una coreografia stupenda degna dei Giapponesi. Un sogno tanto sperato, ma poi spentosi per quegli errori fatali che la squadra avversaria è riuscita a sfruttare alla perfezione.

Ma cosa posso dire ai miei coraggiosi guerrieri Samurai? Hanno lottato come veri guerrieri e hanno dato l’anima in campo; quelle lacrime nel finale hanno dimostrato quanto fossero dispiaciuti e quanto ci tenessero a far contenti propri tifosi. Io sono stato onorato di aver supportato una squadra come il Giappone, soprattutto per come s’è sempre comportata in modo onesto e dignitoso.

Molti avranno goduto per l’uscita dal mondiale dei Samurai provenienti dalla terra del Sol Levante, ma vi posso garantire che non ho visto una squadra lottare o comunque onorare qualcosa come hanno fatto loro.

L’esempio dello spogliatoio: un popolo caratterizzato da dignità

I Nipponici sono fatti così sono onesti in tutto quello che fanno e soprattutto rispettano molto gli avversari. Ma che dire i giocatori Nipponici dopo che hanno perso la partita sono rientrati negli spogliatoi e non solo hanno pulito tutto e lo hanno fatto splendere, ma hanno anche lasciato un cartello scritto in Russo dove sopra c’era la parola GRAZIE. Non siete voi a dover ringraziare: ma noi tifosi, spettatori e soprattutto la nazione della Russia che ha avuto modo di conoscere una civiltà molto rispettosa anche al di fuori delle proprie terre. Domo Arigatou Japan.

 

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