Sfumature Bianconere: I cinque scudetti di Del Neri

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Correva l’anno 2010 e il neo-presidente Andrea Agnelli aveva scelto di trapiantare a Torino l’asse sampdoriano formato da Marotta e Del Neri che aveva incantato l’anno precedente.

Dopo aver messo sotto contatto Beppe Marotta si pensa a Del Neri per risollevare la squadra dallo scempio dell’era Ferrara e dal settimo posto finale.

Senza le distrazioni europee la Signora è chiamata a dare tutto in campionato e così parte la seconda rivoluzione consecutiva. Archiviato il fallimentare ritorno di Cannavaro e il deludente passaggio di Diego, salutano anche le bandiere Camoranesi e Trezeguet. Al loro posto arrivano Bonucci, Aquilani e vengono potenziate le fasce con Simone Pepe e soprattutto il fenomeno Krasic oltre a Luca Toni, Quagliarella e, a stagione in corso, Matri e Barzagli.

La Juve parte male perdendo all’esordio  a Bari e pareggiando contro la Sampdoria e tocca quasi il fondo alla quarta giornata perdendo 3-1 in casa contro il Palermo. A inizio ottobre è già ora di esami, la Juve si presenta a San Siro giocando un’ottima partita e rischiando addirittura di vincere. Esame superato.

Da ottobre a dicembre Del Neri aveva trovato la quadratura del cerchio liberando Cavallo Pazzo Krasic da qualsiasi compito che non fosse galoppare sulla fascia e il serbo ripaga la fiducia, i più ottimisti azzardano paragoni con un altro biondo dell’est.

Purtroppo l’infortunio di Quagliarella non viene compensato dagli acquisti invernali di Matri  e soprattutto di Barzagli.

La stagione si trascina stancamente fino al secondo settimo posto consecutivo. Unica consolazione i 4 punti fatti contro l’Inter del post triplete.

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Sembra proprio un ragionamento da provinciale.

Proprio questo il limite di Del Neri. Bravissimo in provincia ma deludente nelle poche occasioni avute tra le grandi.

Eppure in quell’annata disgraziata nasce l’embrione dei  5 scudetti consecutivi.

L’acquisto di due terzi di BBC che negli anni successivi hanno blindato la porta della Juve.

Bonucci veniva da una buona annata d’esordio a Bari in coppia con Ranocchia. Non era il Bonucci attuale, in quell’anno nascono le Bonucciate. La troppa confidenza con il pallone mal si addice ad una squadra poco protetta e spesso producono più danni che altro.

Barzagli viene chiamato a gennaio visto l’affare. Alla modica cifra di 500 mila euro si cerca di portare un po’ di esperienza dove vigono gioventù ed esuberanza.

Quell’anno la cosa non funziona, ma dall’anno successivo la porta di Buffon comincia a diventare un miraggio.

Ciò che fece più bene alla Juve del futuro fu proprio il pessimo risultato.

Nell’anno successivo Conte non perse occasione per ricordare l’umiliante settimo posto della stagione di Del Neri, e da questi continui stimoli nacque la juve con gli occhi di tigre che prese a pallonate il Milan di Allegri.

Alcuni dicono che senza l’infortunio di Quagliarella, quando la squadra si era assestata, le cose sarebbero potute andare in maniera totalmente diverse.

La realtà è che quella squadra era figlia di confusione ed inesperienza. Inesperienza del presidente, che a 35 anni eredita il giocattolo di famiglia, del direttore tecnico che era reduce dai primi e unici successi genovesi e forse anche dell’allenatore.

Domenica Del Neri tornerà a Torino per iniziare l’ennesima esperienza in quella che è la dimensione in cui si trova meglio. Il buon Gigi ha fatto meraviglie nel primo Chievo e come già detto a Genova, ma anche a Verona l’anno scorso, quando prese in mano una squadra allo sbando e ormai spacciata ma riuscì a darle comunque un’anima.

Siamo certi che ci riuscirà anche a casa sua, guidando quella Udinese che è il suo primo amore.

Auguriamo il meglio al mister Del Neri, naturalmente a cominciare dalla partita casalinga contro il Pescara.

 

 

 

 

fonte foto: www.fantamagazine.com

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