Ibra all’Italia: “Ti batto”. Lui, che in Europa è piccolo piccolo

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Italia-Svezia, venerdì pomeriggio, dovrà dar seguito alle ambizioni apparentemente ritrovate degli azzurri di Conte. Pellè e soci, sorprendenti col Belgio, sono attesi subito dalla prova del nove, atta a certificare la bontà del progetto. Non sarà la talentuosa banda di Wilmots, ma la Svezia rappresenta ancora un avversario ostico e abituato a dialogare con certi tornei. Non proprio dunque una vittima sacrificale, a maggior ragione se in squadra si ha un personaggio ampiamente discusso e popolare come lui, Zlatan Ibrahimovic. Arrogante come nessuno fuori dal campo, fuoriclasse in campo ove, nella prima giornata di questo Europeo, ha messo con discrezione la sua firma sullo sfortunato autogol irlandese in una gara d’esordio, complessivamente, piuttosto abulica di emozioni. A fine gara, il buon Ibra, ha lanciato il guanto di sfida con fare convinto, e così quel “sì, adesso possiamo battere l’Italia” è diventato in poche ore slogan di una nazionale che non può più accontentarsi di mezze prestazioni.

Certo, l’ormai ex attaccante del Psg sarà il cliente più scomodo per la difesa azzurra. Ma è anche vero che lui in Europa non ha mai brillato. Mai abbastanza. Con le maglie di Juventus, Inter e Milan non ha incantato fuori dal campionato. Persino nell’anno al Barcellona ha sprecato l’occasione di raggiungere la Champions con la squadra più forte. Al Psg si è trascinato sulle spalle i suoi fino massimo ai quarti, per poi soccombere puntualmente arrivato al dunque. Con la Svezia, complice pure una nazionale quasi mai pienamente all’altezza delle sue ambizioni, ha trovato terreno arido sia in Mondiali che Europei. Praticamente una maledizione.

Ibra, re del gol fra le mura nazionali, non è mai stato cigno fuori dal suo orticello. In questi Europei affronta l’Italia in pieno caso sul suo futuro, con un’ufficialità direzione Manchester sempre nell’aria, ma di fatto non ancora pervenuta (che in Inghilterra non siano poi così convinti del suo ingaggio?). Ibra scalda la vigilia, ma non trova clamorose apprensioni. La BBC (o bbbc che dir si voglia, aggiungendo Buffon), è forte e più consapevole che mai. Non significa snobbare, ma già chiudere e rilanciare, rispettare ma non temere. Nemmeno il pomposo Ibra, maestro di provocazioni.

 

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Foto tratta da it.eurosport.com

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