Inghilterra: tanto scintillante quanto deludente

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Usata secondo le norme di dominio pubblico

L’Inghilterra agli esordi europei non è mai decisa e anche se la formazione portata in Francia può ambire a grandi onori, RoyHodgons e la lucidità mancata nel finale diminuiscono il valore della squadra.

L’Inghilterra stecca la prima contro la coriacea Russa, ma come insegna il buon Dante chi è causa del suo mal….

Gli inglesi devono compiangersi addosso, senza esagerare troppo, perché la vittoria contro i russi dopo il goal di Dier sembrava cosa fatta e si aggiunga ampiamente meritata. La squadra di Hodgson gioca un bel calcio scintillante e imprime subito alla partita una velocità che sa più di Premier League attuale che di calcio inglese classico.

STERLING: L’accelerazione e il dribbling strabiliante è tutta nei piedi di quel folletto, di quell’ala sinistra più simile a Garrincha che a un esterno inglese di nome Sterling. Il giamaicano naturalizzato britannico è una scia rapidissima, imprendibile per i possenti terzini russi e sempre prodigo di suggerimenti e idee verso i compagni. Capacità di modificare il passo, di dare velocità dal nulla alle sue gambe che quasi ballano più che toccare il prato e incredibile elasticità di ritmo. I russi non riescono a frenarlo e talvolta come Serginho del Milan è lui stesso a fermarsi da solo. Ha un tempo di corsa superiore alla media della squadra inglese e fa di un contropiede un mezzo per un attacco imminente.

Ronney, capitano e leader della formazione ha trovato sulla sua strada un po’ di sfortuna, con la traversa, ma ha anche mostrato più un atteggiamento da trequartista guardingo che da classica prima punta. Di certo Kane non l’ha aiutato moltissimo, visto che al di qualche conclusione murata non è mai arrivato puntuale al goal e ha lottato come un leone in area senza mai trovare il giusto spiraglio. A mister Hodgon vien spontaneo chiedere perché preservare l’esordio di Vardy, uno dei più attesi e profili attaccanti di questa metà anno e soprattutto l’uomo che ha regalato al Leicester la favola più bella. Il buon ex interista saprò darci delle risposte nelle prossime sfide. Intanto forse era meglio inserirlo a partita già iniziata, quando l’Inghilterra pur controllando metacampo e fasce non riusciva a pungere a sufficienza.

LALLANA: altro giocatore dal talento cristallino è Lallana. Sempre in grado di controllare il gioco, sempre propositivo e sempre capaci di incunearsi nei solchi difensivi avversari. Lallana è il classico trequartista adattato al centrocampo a tre, laddove vi si richiede sacrificio di copertura a scapito del talento. Colpevole di aver mancato il vantaggio iniziale per aver decisamente angolato troppo di fronte a Akinfeev.

Capita che di fronte a tanti talenti troppo impegnati a impreziosirsi e di fronte a un portiere che nel bene o nel male garantiva per la propria porta, sia proprio Dier, centrocampista di impostazione e corsa a trovare la rete con una parabola potente, ma viziata dalla mal disposizione della barriera avversaria.

A questo punto ci si aspetta che la brillantezza, la rapidità di campo e l’incisività di Rooney e compagni chiuda i conti e invece l’Inghilterra rallenta, la Russia viene fuori con coraggio e trova un pareggio insperato, ma fortemente voluto.

L’amaro in bocca

Resta l’amaro in bocca a Hodgson che era sicuro di aver già portato a casa la posta in palio e ai tifosi che di fronte a un parco giocatori così talentuoso, fra cui nominiamo dalla panchina Wilshere, Sturridge e Milner vedono ancora una volta deluse le proprie aspettative.

L’Inghilterra ha come si evince ben impressionato per le enormi potenzialità che ha, soprattutto dal punto di vista tecnico, ma ci vuole una guida capaci di valorizzare meglio questo patrimonio e che sappia imprimere ai suoi ragazzi una mentalità da Premier, dove risultati come 3-2 o 4-3 sono all’ordine del giorno e non dispiacciono a nessun amante del calcio inglese.

 

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