Innamorati dell’Italia

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“Nasce l’Italia, i motivi per sperare”. Avevamo intitolato così, ormai quattordici giorni fa, l’editoriale pre-Belgio. In un momento di attesa e comprensibile preoccupazione, scegliemmo di proiettarci sulla gara con aria fiduciosa. Riuscì tutto perché gli azzurri di Conte iniziarono alla grande e perché di lì in poi un po’ più di speranza, questa Italia, ce l’ha data sul serio. Avevamo chiesto in fondo emozione declinata in orgoglio ai 23 convocati di Conte. Abbiamo ottenuto risultati positivi proprio sull’aspetto dell’intensità caratteriale. Quando vengono a mancare colpi e virtuosismi da circo, è bene alzare l’asticella dell’impegno più crudo, della fame da contrasto, della continuità in partita.

Servirà questo, oggi, all’Italia. Con la Spagna dei piedi buoni, oltre al prevedibile contenimento di manovre avvolgenti e ben passaggiate, bisognerà produrre pure trame costanti e di capovolgimento. Ieri Conte ha battuto proprio su questo aspetto in conferenza, quando con aria da comandante vero ha specificato che l’intenzione degli azzurri, a dispetto di facili previsioni, non sarà solo quella di difendersi. E allora, oltre ai giustamente incensati Buffon, Bonucci, Barzagli e Chiellini, riferimenti rodati di un baluardo che rassicura ma non basta, sarà auspicabile veder salire in cattedra, al di là del risultato, pure qualche volto offensivo.

A loro modo, certo. Ma sarebbe bello, ad esempio, che Pellé tornasse attaccante dalle movenze ariose come col Belgio ha dimostrato e un po’ meno con la Svezia. O che proprio a proposito di Svezia non si fermi la parabola sorprendente dell’oriundo Eder, forse l’unico – assodata l’assenza di Candreva e la panchina di Insigne – con curriculum tecnico simil-spagnolo oggi nell’undici dell’Italia. Se poi Florenzi, probabilmente a destra, ritrovasse lo smalto degli inserimenti migliori con la Roma, beh qualche smagliatura sul derma della stellata Spagna potrebbe sul serio essere esercitata. E se proprio andrà male non chiamateci illusi, piuttosto convinti innamorati, di una corsa che non ha voglia di arrestarsi.

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