Inter sette meraviglie, ristabilite le gerarchie

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Una prima mezz’ora devastante dell’Inter schianta un’Atalanta irriconoscibile. E’ sorpasso in classifica per gli uomini di Pioli

L’Inter in un solo pomeriggio ha sfatato due bestie nere: l’Atalanta e Gasperini. Quando si affrontano i bergamaschi o una qualsiasi squadra del Gasp (dopo la sua avventura sulla panchina dell’Inter), spesso e volentieri finisce male. Ora che le due bestie si sono fuse tra di loro creando un terribile essere mitologico, poi, la paura era anche maggiore. La gara d’andata era stata eloquente. Nonostante siano cambiate molte cose rispetto ad un girone fa, l’Atalanta quest’anno va a mille e non a caso si presentava a San Siro con un punto in più in classifica. Tutti buoni motivi per aspettarsi una partita complicata; invece così non è stato. Dopo 35 minuti si era già sul clamoroso risultato di 5-0 e a noi, senza cattiveria, un po’ faceva godere ogni primo piano sull’espressione di Gasperini. Niente di personale. O magari un pochino.

La gara non era iniziata proprio in discesa, l’Atalanta si faceva avanti pericolosamente. Poi si è scatenato Mauro Icardi, che conferma le impressioni di Cagliari: il capitano ora pare anche divertirsi, piuttosto che sembrare un impiegato che arriva mestamente in ufficio il lunedì mattina. Tre gol, in tutti i modi. Quelli li ha sempre fatti, ma il piacere è vederlo partecipe al gioco di squadra e non un oggetto estraneo. Di chi sia il merito, non si sa; basta che continui così e siamo tutti contenti. Anche quelli che lo contestavano. La standing ovation alla sua sostituzione parla chiaro.

L’altro grande protagonista di giornata è stato Ever Banega, di cui tutti auspicavamo una definitiva consacrazione dopo la prestazione di Cagliari, temendo fosse l’ennesimo fuoco di paglia. Così non è stato, ed il Tanguito ha approfittato della giornata disgraziata dei suoi avversari per fare un po’ quello che gli pareva in campo. Giocate, assist, tre gol: Banega sembra essersi preso l’Inter. Con sei mesi di ritardo. E con buona pace di Joao Mario (che tanto però è bravo ovunque lo metti e un posto se lo ritaglierà comunque).

Completa il tabellino l’ex Gagliardini, per il quale la partita aveva ovviamente un sapore speciale. Due gol consecutivi per lui dopo quello di Cagliari. Ora che si è sbloccato, sembra non volersi fermare più. Adesso tocca solo iniziare a segnarli prima che sia già sfociata la goleada. Ma a noi va benissimo così, perché il lavoro che fa a centrocampo è mostruoso. Se n’è accorto anche Kondogbia, che con lui a fianco ha una marcia in più ed è in costante miglioramento. Mostruoso anche lui, finalmente.

In difesa, a parte la dormita generale sul gol del 5-1 causa rilassamento, tutti impeccabili. Spicca Ansaldi, alla sua miglior prestazione in nerazzurro. “Contro l’Atalanta di domenica la facevo anche io”, dice qualcuno, e probabilmente è vero. Ma non avendo la controprova, speriamo che l’argentino prenda consapevolezza dei suoi mezzi e continui su questo stato di forma. Non fanno notizia le parate di Handanovic dopo un 7-1, e in generale non lo fanno più ormai. Ma quella parata all’incrocio è stata un ottimo modo per dire “ci sono anche io”.

Qualche mugugno per i cambi: visto il risultato già acquisito si poteva concedere tempo prezioso a Gabigol o altri, ma Pioli ha optato per Palacio, Eder e Joao Mario, anch’essi bisognosi di minuti, chi più, chi meno. Parole che lasciano il tempo che trovano. Se mi vinci tutte le partite come le ultime due, puoi anche schierarmi Berni ala. Hai comunque ragione tu. Parliamo però di un ambiente che mette in discussione un tecnico da 2.31 punti a partita in media. Ma questo è un altro discorso, che affronterò approfonditamente in separata sede.

Il calcio è strano in fondo. Può anche accadere che l’Atalanta arrivi in classifica davanti all’Inter. Non oggi, però. Perché le gerarchie sono state ristabilite. “E Gasperini muto” – semicit.

Fonte immagine: Goal.com

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