Inter: anno zero – Anche quest’anno niente rinascita

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Per l’ennesimo anno, questa sarebbe dovuta essere la stagione della rinascita. Sarebbe per l’appunto

La rinascita non vi e’ mai stata. Anzi, e’ terminata ancor prima di iniziare. Il divorzio con Mancini, dopo un’estate passata tra dubbi ed incertezze, a sole due settimane dall’inizio del campionato, e’ stato il biglietto da visita peggiore per la nuova proprieta’ cinese, vera e propria novita’ di rilievo del 2016/2017 nerazzurro.

Nel momento cruciale, quello in cui si costruisce l’intera stagione, è uno stravolgimento troppo grosso per poter essere metabolizzato in fretta. Cosi’ succede che Thohir, presidente “uscente” (perche’ poi di fatto non e’ ancora mai uscito), imponga come nuovo allenatore Frank de Boer, esattamente come a lui era stato imposto Mazzarri a suo tempo. Una scelta coraggiosa, azzardata, legata ad un’idea di calcio che poco ha a che fare con l’Italia e che in un momento di incertezza totale, si rivela un azzardo troppo grosso. Infatti cosi’ e’: l’olandese non riesce a farsi capire, non ha il tempo necessario per trasmettere la sua idea alla squadra, viene lasciato completamente solo da una societa’ che ha il grosso limite di essere troppo frazionata, non permettendo di fatto a nessuno di prendere una posizione chiara tra la dirigenza. Cosi’ l’ex Ajax a poco a poco si rassegna, ci rinuncia, e naufraga con la squadra intera a pochi passi dal porto di Genova. Di lui restera’ l’unico acuto della vittoria contro la Juventus. In mezzo il fallimento complete in un girone soft di Europa League, con il punto piu’ basso raggiunto nelle due sconfitte contro il Beer Sheva.

Inter: settimo anno zero da De Boer a Pioli – la falsa rivelazione

Via De Boer, dentro Pioli. La scelta piu’ ragionevole, dopo una settimana di casting e selezioni da talent show. Traghettatore prima, normalizzatore poi. Grande lavoratore che preferisce I fatti alle parole e, soprattutto, interista. Tutto questo basta a ridare un’identita’ alla squadra, rigenerando giocatori ormai persi mentalmente come Kondogbia o Brozovic, restituendo certezze ad un gruppo che ormai non credeva piu’ in se stesso. La rincorsa sembra impossibile, ma man mano si materializza, una vittoria alla volta. A gennaio l’innesto di Gagliardini e’ determinante e ‘Inter mette il turbo. Ma, ancora una volta, sul piu’ bello crolla tutto. Dopo il pareggio di Torino contro il Toro, l’obiettivo Champions e’ ormai irraggiungibile. E’ qui che l’Inter tutta si risveglia dal sogno, tornando dolorosamente alla dura realta’.

Invece di reagire, il gruppo si ritira in se stesso, tornando ad essere quello indolente visto fino a novembre. I nerazzurri smettono completamente di impegnarsi, per di piu’ in modo da evitare I preliminari di Europa League ad inizio Agosto, vera mazzata per vacanze, preparazione e remuneratorie tournee esotiche. A pagare per tutti e’ Stefano Pioli, l’unico a mettercela tutta in questa disastrosa stagione. Per lui anche l’umiliazione di essere esonerato in pubblica piazza a tre giornate dal termine.

Il finale con Vecchi non puo’ nemmeno essere commentato. Vittorie amichevoli. Cosi’ si volta pagina ancora una volta, con un nuovo allenatore per l’ennesima stagione del rilancio. Con l’arrivo di Sabatini nel mondo Suning e chissa’, di alter figure dirigenziali.

Ci mettiamo alle spalle gli acquisti milionari lasciati in panchina, le insubordinazioni di giocatori troppo viziati, le polemiche tra tifosi e giocatori per questioni extra campo, le sostituzioni dopo 25 minuti per indolenza, le figuracce e le poche gioie di chi, in mezzo ad un incubo, ha accarezzato un sogno.

Anno zero. Il settimo.

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Interista; considero il calcio un divertimento, e come tale non va preso troppo sul serio. Così come i miei articoli. Non credo nelle autodescrizioni. Non puoi chiedere a qualcuno di descriversi oggettivamente. Non può, per natura. Quando ci guardiamo allo specchio, ad esempio, ci vediamo 5 volte più belli di quello che in realtà siamo. Ecco perchè hanno inventato le foto. Poi sono arrivati il fotoritocco, Instagram e i filtri, ma per fortuna abbiamo ancora la fototessera sui documenti. Dicono che un ladro non ammetterebbe mai di essere un ladro. Ma io non sono mica un ladro.

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