Inter – Bologna: linea Verdi

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La “giovane Inter” pareggia tra luci ed ombre contro i felsinei. Spicca la personalità di Miangue, Gnoukouri e Gabigol, ma scoppia il caso Kondogbia.

Ieri pomeriggio, durante InterBologna, in quel di San Siro sono scesi in campo ben 13 under 25: praticamente la metà dei giocatori impiegati complessivamente dai due tecnici. Se il dato non sorprende più di tanto per quanto riguarda il Bologna, in cui i vari Krafth, Masina, Taider, Nagy, Pulgar, Oikonomou, Verdi e Krejci sono elementi fondamentali della squadra di Donadoni, lo stesso non si può dire a proposito dell’Inter. A parte i più “rodati” Icardi e Kondogbia, De Boer ha sorpreso con l’esordio da titolare di Miangue, con l’ingresso dopo soli 28 minuti di Gnoukouri proprio al posto del francese e con l’atteso esordio di Gabigol. E dire che mancavano Murillo e Joao Mario. Sulla questione sono state chiare le parole di De Boer, che mostrano tutt’altra mentalità rispetto a quella italiana: “Giovane? Chi è giovane? Per me a 23 anni non sei giovane, lo sei magari a 19”.

Tra i nerazzurri hanno spiccato le prestazioni da veterani del terzino mancino e del centrocampista ivoriano, mentre Gabriel Barbosa ha avuto poco tempo a disposizione per brillare, ma ha mostrato comunque grande personalità alla sua prima al Meazza. Tra gli ospiti la stella più brillante è sicuramente stata quella di Verdi, forse il più atteso degli uomini di Donadoni dopo i grandi numeri messi in mostra in questo avvio di stagione. L’attaccante si è messo in mostra con una serie di giocate importanti, tra cui quella che ha portato all’assist per il gol di Destro, che hanno sempre messo in difficoltà la difesa interista, soprattutto in ripartenza.

Inizio sottotono

L’Inter ha iniziato la gara nettamente sotto ritmo. I giocatori chiave sembravano appannati dopo la serie ravvicinata di incontri ed il gioco faticava a decollare. Le assenze last minute di Murillo e Joao Mario sono sembrate incidere sui meccanismi di squadra, così come l’inserimento da titolare di Miangue, che ha dovuto prendere le misure nei primi minuti di gioco. La difesa, con Ranocchia al posto del colombiano, ha retto abbastanza, crescendo con il passare dei minuti. L’unico errore di reparto evidente è stato commesso in occasione del gol del Bologna, in cui Santon non era rientrato e Ranocchia ha sbagliato l’uscita. I problemi principali sono stati accusati a centrocampo, che nella prima mezz’ora ha faticato sia a far girare il pallone che a fare filtro. Non a caso il vantaggio bolognese arriva su una palla persa malamente da Kondogbia a metà campo che ha lanciato la ripartenza fatale.

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Kondo bocciato

Proprio la notizia del giorno è sicuramente la sostituzione dopo soli 28 minuti del francese, messosi in cattiva luce fino a quel punto. Troppi errori, troppo “molle” l’approccio alla gara, soprattutto da parte di un giocatore che deve risalire le gerarchie ed ha un’occasione importante per mettersi in mostra. La sua prova non è stata poi così disastrosa, ma i passaggi sbagliati sono stati eccessivi in un momento del match in cui la squadra faticava a girare. Così come eccessive sono state le volte in cui ha tenuto troppo palla prima di scaricarla, anche in situazioni pericolose, proprio come in occasione del gol del Bologna. Di certo i fischi fin dall’inizio del proprio pubblico non aiutano, ma si sa com’è il pubblico di San Siro.

De Boer ha dimostrato attributi cubici optando per una scelta estrema, volta a scuotere giocatore e squadra. L’olandese sta mostrando di non aver paura di osare (e forse di non aver sempre troppa pazienza), come già visto con la tripla sostituzione di Pescara o con altre scelte coraggiose. Senza mezze misure, così in campo come davanti ai microfoni, le parole del tecnico sulla questione a fine gara sono laconiche: “Abbiamo parlato stamattina, se non mi ascolta…”; più chiaro di così. Kondogbia paga forse per tutti un avvio di gara da incubo ed ora siamo di fronte ad un bivio: o il francese si scuote definitivamente ed ha un moto d’orgoglio, oppure rischiamo di perderlo del tutto. Molto dipende dal suo carattere, soprattutto dopo che Gnoukouri ha regalato una prestazione impeccabile proprio al suo posto.

La scossa

La sostituzione sembra aver sortito gli effetti desiderati, visto che la squadra si è scossa ed ha iniziato a giocare decisamente meglio, schiacciando gli ospiti nella propria trequarti. Gnoukouri ha dato fluidità alla manovra, giocando semplice ma senza imprecisioni e con una personalità da veterano. Il forcing nerazzurro ha dato i suoi frutti con il gran gol di Perisic che ha riportato il risultato in parità prima dell’intervallo.

Le ali dell’entusiasmo

Il croato e Candreva sugli esterni hanno fatto il bello ed il cattivo tempo, mettendo in difficoltà i terzini rossoblu. L’ex Lazio è stato sicuramente il migliore in campo: un martello perpetuo sulla fascia destra e tantissimi palloni in mezzo, su tutti quello regalato a Perisic per il pareggio. Il croato sta migliorando nella condizione giorno dopo giorno ed è stato il più pericoloso nelle conclusioni. Meno cross in mezzo, più le volte in cui ha puntato la porta. Avere due ali del genere è già tanta roba.

Banega opaco

Dei tre dietro ad Icardi, ha steccato il più brillante fino ad ora. Banega è sembrato appannato, probabilmente stanco dopo il tour de force a cui è stato costretto nelle ultime settimane. L’argentino non ha illuminato il gioco come nelle scorse partite e non ha mai realmente ingranato durante la gara, nemmeno nelle conclusioni. Al suo posto è entrato Eder, anch’esso rimasto abbastanza fuori dal gioco, anche per l’inerzia della partita che aveva spostato la pressione dell’Inter sulle fasce.

Icardi neutralizzato

Eravamo ormai abituati a vederlo segnare in ogni partita, ma questa volta non ha esultato. Icardi è stato ingabbiato dalla difesa del Bologna e non è riuscito ad essere efficace come suo solito. Si è comunque fatto notare per il maggiore impegno per la squadra, dialogando con i compagni. Se poi non avesse mancato quel pallone con il destro al volo negli ultimi minuti, staremmo ancora parlando di media gol mostruosa. Anche i cecchini sbagliano.

Santon rinato

L’ex “bambino” nerazzurro sta ritrovando continuità, e con essa condizione fisica e soprattutto mentale. La sua prova è stata più che positiva: attento in difesa e finalmente propositivo in avanti, aiutato anche da Candreva dal suo lato. L’impressione è che chiunque si trovi a spartire la fascia con l’esterno della nazionale riesca a giocare decisamente meglio grazie al suo lavoro. Chiamiamolo “Effetto-Candreva”. Nel giorno in cui l’altro “bambino” si prendeva la scena sulla fascia, una ulteriore nota lieta.

Insomma, il pareggio casalingo non è da vedere come un passo indietro a mio avviso, perché nel processo di crescita di una squadra appena imbastita ci può stare, soprattutto contro una formazione ostica (i 9 punti del Bologna lo dimostrano). Sette punti nelle ultime tre partite, con la Juventus in mezzo, sono un buon bottino. Quello che non si può dire è che le partite dell’Inter siano noiose quest’anno: l’impostazione data da De Boer regala sempre delle gare godibili e giocate a campo aperto, con i rischi che può comportare sulle ripartenze avversarie. A parte il giro a vuoto dei primi 30 minuti la squadra ha creato diverse occasioni da gol, alcune clamorose (Ranocchia all’ultimo minuto) e se l’Inter avesse portato a casa i tre punti non ci sarebbe stato niente di scandaloso, così come avvenuto contro il Palermo.

Questione di precisione, migliorabile. In fondo c’è chi crea mezza palla gol e vince, e proprio questo fa la differenza tra una grande squadra ed una che vorrebbe diventarlo a tutti gli effetti.

Fonte immagine: inter.it

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