Inter: una domenica di puro autolesionismo

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Caos Inter: scoppia il caso Curva-Icardi, l’argentino, ripreso anche da Zanetti, sbaglia il rigore ed il Cagliari vince in rimonta grazie agli errori dei nerazzurri.

Se cercate la definizione di “autolesionismo” su un qualsiasi dizionario, troverete più o meno quanto segue: “L’atteggiamento o il comportamento di chi agisce in maniera contraria al buon senso e ai propri interessi”. In alternativa, per essere più sintetici, vi basta una parola per esprimere il concetto: Inter.

Dire che siamo abituati a giornate al limite del masochismo sarebbe un eufemismo, ma oggi si è passato ogni limite concepibile da mente umana. Per iniziare bene la domenica tipo, si parte di prima mattina con la bufera intorno a Mauro Icardi, con il comunicato ufficiale della Curva Nord che si schiera contro il capitano per quanto da lui scritto nella sua recente autobiografia riguardo i fatti avvenuti dopo Sassuolo – Inter del 2015. Ora, prima di entrare nel dettaglio di questa assurda quanto contorta vicenda, non si può prescindere da una domanda fondamentale: era proprio necessario far uscire tutto ciò la mattina stessa di una partita di campionato? Era indispensabile creare un clima ostile in un match casalingo da non fallire per non perdere terreno nei confronti delle concorrenti? Il buon senso basterebbe a rispondere con un secco no. Ma il buon senso, come da definizione, non è qualcosa che l’autolesionismo contempli.

Proviamo a far luce sulla vicenda: è novità di questi giorni nelle librerie il libro di Icardi, precisamente la sua autobiografia. Che poi di “auto” c’è poco, ma ok. Certo, il fatto che uno a 23 anni, per quanto abbia già avuto una carriera di tutto rispetto ed una vita non proprio noiosa, decida di scrivere un’autobiografia, tanto senso non ha. A meno che tu non voglia farne uscire una ogni vent’anni per ogni fase della tua vita. Che sarebbe anche un’idea per fare più soldi. I soldi, appunto, sono il motivo unico per cui l’argentino ha scritto un libro tanto presto. “Meglio battere il chiodo finché è caldo” (Mauro, ma non ti bastava il rinnovo con aumento?). E l’accusa mossa dalla Curva interista è proprio che per soldi, cioè per vendere di più, Icardi abbia scritto cose non vere riguardo a quel fatidico pomeriggio emiliano, screditando i rappresentanti della stessa Cruva Nord.

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E dire che il campionato è rimasto fermo due settimane per la sosta nazionali, di tempo ce n’è stato più che abbastanza per “discutere” della questione. Anche perché noi qui ci si annoiava un sacco a parlare solo di Pellè che non saluta Ventura e di notizie interessanti neanche l’ombra, a parte qualche improbabile sparata di mercato dettata dalla disperazione di chi delle notizie deve farci un lavoro. Invece no. Tiriamo tutto fuori il giorno della partita, distogliamo la concentrazione dell’ambiente per focalizzarla su questioni extra-campo che potrebbero essere risolte (sempre che ve ne fosse necessità) in altri luoghi e tempi. Chiediamo la testa del capitano, chiediamone la fascia e pure la maglia. Tanto che importa della partita. E qui mi soffermo, perché non è la prima volta che pare che la Curva, non solo quella interista, non sia poi realmente interessata alla partita. Come se la partita fosse un qualcosa di contorno, un pretesto per ritrovarsi e parlare d’altro. Ovviamente mie impressioni, puntualizzando che si parla di qualche frangia e non dell’intero settore dello stadio. Impressioni che non potrebbero essere altrimenti, visto che basterebbe un pizzico infinitesimo di buon senso per comprendere che agire in questo modo è deleterio.

Non dico neanche che le mie impressioni siano state confermate fin dal pre-partita, ma il fatto che migliaia di tifosi concentrino le proprie energie più a contestare un giocatore per questioni personali che ad incoraggiare la squadra, qualche indizio lo concede. Fischi, cori e striscioni, un qualcosa a cui Icardi in fondo è già abituato, visto il suo passato non proprio idilliaco. Il capitano prova a stemperare i toni e a tendere una mano verso i “propri” tifosi con un comunicato ufficiale prima della partita, ma non trattandosi di una discrepanza di vedute sulla “Critica della ragion pura” di Kant al circolo dei lettori, non basta. Scontato.

Quello a cui l’argentino non è abituato, o che almeno non poteva aspettarsi, è la presa di posizione della società, nelle parole di Javier Zanetti. Non proprio uno a caso diciamo. In poche parole il vicepresidente dell’Inter si schiera dalla parte dei tifosi, affermando che verranno presi provvedimenti (verso Icardi) perché i tifosi sono fondamentali per una società come l’Inter e vanno rispettati. Dichiarazioni volte probabilmente a distendere i toni e ad arruffianarsi il pubblico per evitare pesanti contestazioni. Errore doppio, perché non solo la Curva se n’è fregata, anzi, si è sentita probabilmente legittimata nella propria contestazione; in aggiunta, la società ha lasciato letteralmente da solo il proprio capitano, senza concedere attenuanti o prendere tempo passando alle verifiche del caso.

Icardi da solo contro la Curva, qualcosa di già visto, ma questa volta è la propria curva. Ed alla fine ne sono usciti sconfitti tutti, in primis la società, che se dovesse anche procedere con la rimozione della fascia da capitano all’attaccante, si mostrerebbe ostaggio del tifo organizzato, come purtroppo già visto troppo spesso nel calcio italiano. E lo dico da non estimatore di Icardi quale capitano, ma per altri motivi. Una società della caratura di chi porta Inter come nome non può permettersi certe debolezze, a maggior ragione se la dirigenza è appena cambiata e deve costruirsi una credibilità internazionale. Senza dimenticare poi il danno di rompere completamente con l’attaccante su cui tra mille polemiche hai voluto puntare ciecamente, anche a fronte di un rinnovo travagliato e non necessario. Autolesionismo puro, tanto quanto quello che ha portato a cambiare l’allenatore a due settimane dall’inizio del campionato e che ha posto la squadra in una situazione delicata. La stessa situazione che ha portato a scontenti eccellenti e che ora rischia di far diventare lo spogliatoio una polveriera pronta ad esplodere. E noi tifosi di scenari simili ne abbiamo fin troppi nei ricordi. Erano i tempi che andavano da fine anni 90 al 5 Maggio. Gli anni dei motorini lanciati giù dagli spalti e dei seggiolini scagliati in campo in Uefa contro l’Alaves da qualcuno. Già, qualcuno…

La giornata prosegue comunque con uno degli episodi cruciali: il calcio di rigore (generoso) concesso contro il Cagliari. A presentarsi dal dischetto, come da miglior trama di un film, proprio Mauro Icardi. Risultato, manco a dirlo, un errore. Diciamo che già l’argentino non è un cecchino dagli undici metri (e in campo di rigoristi ce n’erano), poi farlo calciare in una situazione simile è ulteriore autolesionismo.
Inter che però riesce a trovare il vantaggio con il solito brillante Joao Mario, ma proprio qui si spegne. Il motivo è una scelta abbastanza autolesionista anch’essa, vale a dire il cambio BanegaGnoukouri. E addio geometrie, addio imprevedibilità. Il baricentro si abbassa ed il Cagliari pareggia approfittando di una difesa che ci mette molto del suo (tanto per restare in tema) e De Boer peggiora la situazione con i restanti cambi. Passi Eder per un impreciso Candreva, ma Jovetic per Ansaldi è un suicidio a tutti i livelli. Soprattutto se hai Gabigol strapagato in panchina e Icardi e Perisic in chiara difficoltà in campo.

Per non farci mancare niente, ecco venir fuori l’autolesionismo anche di chi fino a quel momento era stato provvidenziale: Samir Handanovic perde completamente lucidità per 20 secondi e regala la rete decisiva ai sardi e la gloria a Melchiorri.

Qui finisce la domenica masochista dell’Inter. In attesa delle dichiarazioni che verranno pronunciate da qui  in poi. Infatti io mi appresto a terminare il mio pezzo, prima che mi tocchi scrivere altre decine di paragrafi. Di parole ne son già state dette tante. A parlare, purtroppo, bastano i fatti, in questa domenica horror da Pazza Inter. E giovedì c’è una partita cruciale. Un’altra, sempre che interessi davvero a qualcuno.

 

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Interista; considero il calcio un divertimento, e come tale non va preso troppo sul serio. Così come i miei articoli. Non credo nelle autodescrizioni. Non puoi chiedere a qualcuno di descriversi oggettivamente. Non può, per natura. Quando ci guardiamo allo specchio, ad esempio, ci vediamo 5 volte più belli di quello che in realtà siamo. Ecco perchè hanno inventato le foto. Poi sono arrivati il fotoritocco, Instagram e i filtri, ma per fortuna abbiamo ancora la fototessera sui documenti. Dicono che un ladro non ammetterebbe mai di essere un ladro. Ma io non sono mica un ladro.

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