Non è questione di modulo, ma di gambe, testa… voglia

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Non è questione di modulo, ma di gambe, di testa, di voglia. Inutile nascondersi ancora, soprattutto alla luce dell’ennesima prova opaca della formazione nerazzurra. La tenuta fisica è approssimativa, l’Inter paga lo scotto di una preparazione fatta e non fatta. Il tour negli States, una squadra che sembrava più lì per turismo che per preparare una intera stagione.

Le gambe non reggono più di sessanta minuti, è assodato. Dopo un tempo l’Inter crolla, per poi, magari, trovare nuova forza solo grazie ai nervi, alla voglia di “riscatto”. Si pensi al derby, ad una partita acciuffata all’ultimo secondo e di quante, invece, sempre all’ultimo secondo sono state buttate via.

Non solo gambe, ma anche testa. La squadra scende in campo tra mille paranoie, paure, incertezze. Lo si è visto con il Napoli, sotto di due gol dopo appena CINQUE minuti, ma lo si è visto tante altre volte, come con la Fiorentina che in inferiorità numerica e sotto nel punteggio ha “spaventato” i nerazzurri, in Israele contro “nessuno” e ancora una volta nella sfida di ieri sera contro il Genoa.

Il Grifone, una volta in campo, ha annusato la paura dei nerazzurri, ha provato ad attaccare, ma tra la buona sorte e qualche ottimo intervento di Handanovic i padroni di casa sono rimasti “illesi”.

Messa un po’ da parte la paura l’Inter ha iniziato a far girare dalla propria parte gli episodi: da un corner è arrivato il primo gol di Brozovic e nel secondo tempo, quello di solito ostile ai nerazzurri, da una sgroppata di Joao Mario si arrivati anche la seconda rete firmata dallo stesso centrocampista croato.

Ancora una volta l’Inter ha palesato problemi di voglia. Problemi difficili da risolvere in poco tempo. Gli stessi problemi su cui De Boer stava lavorando e che Pioli è costretto ad evidenziare partita dopo partita.

Ad oggi mi verrebbe da chiedere ai gotha del calcio, ai vari sapientoni assiepati nelle varie redazioni nazionali quale fosse la colpa di FdB. Oggi, con Pioli in panchina, si vedono le stesse difficoltà e le stesse lacune di qualche mese fa, con un’unica differenza per niente trascurabile: l’Inter dell’olandese provava ad imporre il proprio gioco, provava a creare un minimo di trama che avesse le parvenze di gioco.

L’Inter di oggi è ancora disunita, una squadra in balìa delle personalità che formano la rosa, incapace di gestire le proprie potenzialità e di contrapporsi col gioco all’avversario. Un NON GRUPPO.

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Prima c’era un barlume di luce, di gioco, di “speranza”, oggi l’unica speranza è quella di portare a casa il risultato anche non fornendo prestazioni positive.

Quindi, vedendo l’Inter di oggi, mi viene da pensare che FdB sia stato fatto fuori per via del suo scarso pragmatismo, della sua scarsa capacità di adattamento al nostro campionato, per via della sua voglia di fare, perché ciò che importa non è giocare bene, ma vincere assolutamente, anche facendo letteralmente schifo.

Serviva assolutamente un tecnico che fosse capace di “ridimensionare” l’ambiente Inter e trasformare questa squadra in una sorta di provinciale in cerca di punti a tutti i costi. Di una provinciale che pensa prima a non prenderle e poi, eventualmente, a darle. Via il peso del blasone e sotto con le partite vinte un po’ ad cazzum, perché, in fondo, un vero progetto non esiste. È questa la verità.

Siamo ancora arroccati intorno all’anno zero, all’anno della raccolta dati di Mazzarri, divenuto l’anno di svolta di Mancini, trasformatosi poi nell’anno del trio De Boer-Vecchi-Pioli, con l’ombra di Simeone che incombe.

Siamo di fronte all’unico progetto che non ha un senso e una direzione. È tutto un gran casino!

Intanto oggi si “festeggia” l’eroe di ieri sera: Brozovic. Uno degli “epurati” durante il regno di De Boer, uno di quelli che aveva già il bianconero addosso, che mentre i compagni annaspavano postava foto deficienti sui social… un esempio di professionalità. Molti però dimenticano che il sergente di ferro venuto da Hoorn iniziò il periodo “rieducativo” del centrocampista croato. Fu sì messo fuori rosa, ma poi reintegrato dopo un face to face col tecnico. Decisione, comunque, avallata dalla società.

Oggi alcuni dei giocatori messi alla porta da De Boer stanno ritrovando spazio e continuità. Tutto molto strano. Così come è strano che quei giocatori che con il tecnico olandese avevano quasi sempre un posto fisso, oggi siano seconde o terze scelte.

Da oggi in poi basterebbe mettere la modalità commenti su off, non aspettarsi più niente da un (non)gruppo che sulla carta avrebbe da dare più di tante squadre che stanno in alto in classifica, ma che sul campo dimostra di meritare la posizione che occupa. Da oggi basterebbe accontentarsi dei tre punti, senza aspettarsi un briciolo di gioco o un po’ di grinta da parte di coloro che scendono in campo, senza nemmeno incazzarsi per i vari risultati. Da oggi basterebbe non pronunciare più la parola “progetto” e cominciare ad affermare che si sta tentando di “salvare il salvabile”, ovvero una stagione che avrebbe dovuto vederci protagonisti e che invece sta trasformandosi sempre più in un incubo.

Pioli potrà lavorare più sereno adesso, potrà concentrarsi sul campionato e sulle partite di Coppa Italia, finché l’Inter ci rimarrà dentro, chissà, magari a Gennaio potremmo dire addio anche alla “coppetta” nazionale. Magari i nostri Campioni non sono abituati a così tanti impegni in una sola stagione.

Andiamo avanti così, proprio come contro il Genoa. Loro hanno giocato, noi abbiamo portato a casa i tre punti. La salvezza è più vicina, la sosta natalizia pure, il mercato – FINALMENTE – idem con patate.

La mia più grande preoccupazione è che all’apertura della sessione invernale in maglia nerazzurra restino proprio quegli “indegni” a cui si è rivolta la Curva ieri sera. Che possano partire, invece, quei giocatori che potrebbero essere importanti per il progetto nerazzurro. Toh, che stupido, che sarebbero potuti essere importanti per QUEL progetto, di cui oggi non c’è traccia. Allora che partano pure… accontentiamoci dell’ennesima stagione anonima, tiriamo la volata per un posto in Europa League e poi snobbiamola esattamente come quest’anno, perché chi fa parte della nostra rosa ha vinto così tanto in carriera da permettersi certi comportamenti.

Continuiamo a parlare di progetto. A chiederci che fine abbia fatto Gabigol, a non tifare… tanto loro saranno sempre lì, o al massimo diranno sì al migliore offerente. Perché prendersela tanto. E’ il calcio. Un gioco.

E, a quanto pare, l’Inter è il giocattolo di qualche pseudo fenomeno che abbiamo la fortuna di avere in rosa.

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