Inter: “Urla quanto vuoi Frank, qui nessuno può sentirti”

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Contro l’Atalanta, Inter assente ingiustificata; rigore di Santon fotografia di giornata. E c’è un dato allarmante: 9 partite su 12 in svantaggio. De Boer affonda, Gasperini ride (ancora). L’olandese farà la fine del suo predecessore?

Ci sono un cinese, un indonesiano, un argentino, un italiano ed un olandese. No, non è una barzelletta (anche se attualmente ci va molto vicino). E’ lo scenario che si presenta quando si pensa ad una riunione degli stati generali dell’Inter. Stati generali che, di fatto, sembrerebbero non tenersi mai. Un problema prevedibile quando il proprietario si trova in Cina, il presidente in Indonesia ed il resto dei membri a Milano. Ostacoli risolvibili grazie alla tecnologia, che alle porte del 2017 permette di restare in contatto anche a distanza, fusi orari permettendo. Invece pare che nella società Inter vi sia confusione totale: tanti ruoli, ufficialmente ben definiti, ma in cui nessuno sa esattamente come muoversi, limitato alla sua area di competenza ed impossibilitato ad andare oltre per non pestare i confini altrui. Risultato: vuoti spaventosi.

Ausilio e Zanetti per agire  spesso devono chiedere autorizzazioni ai propri superiori, e già qui si pone il primo problema. A chi chiedere? A Thohir? A Zhang? A Bolingbroke? A Gardini? A Moratti? Nel frattempo il tempo passa ed in attesa di risposte si ha l’impressione da fuori che la società sia immobile, quasi disinteressata. Un processo di comunicazione che andrebbe migliorato e snellito. Così finisce che le domande, le critiche, gli elogi, gli insulti, vengano sempre rivolti a chi è sempre presente in prima linea: Frank de Boer. L’olandese, catapultato a Milano in fretta e furia poco prima dell’inizio del campionato, è stato lasciato solo in pasto agli squali. Gli è stato affidato il compito di far rendere subito una squadra costruita negli ultimi giorni di mercato, da lui appena conosciuta ed in palese ritardo di condizione. E’ stato preteso che risolvesse tutti i problemi con la bacchetta magica, in un campionato che nemmeno conosceva. Ha sempre avuto tutte le attenuanti del caso, ma ci ha sempre messo la faccia, rispondendo con sincerità e schiettezza su ogni questione. Non male per uno che a malapena parla l’italiano.

E’ stato messo in discussione fin da subito, come da prassi italiana, ma ha proseguito per la sua strada, ottenendo anche dei risultati ad un certo punto, quando sembrava potesse arrivare finalmente la svolta per il decollo. Poi il crollo verticale, con l’olandese che si è ritrovato protagonista di un film horror. Inseguito, braccato da stampa e tifosi che gli stanno alle calcagna cercando di farlo a brandelli in quanto unico esposto e bersaglio facile, Frank non chiede aiuto, perché non è nella sua indole. O forse lo fa, ma ottiene solamente assordanti silenzi da chi dovrebbe difenderlo per il bene dell’Inter. “Grida quanto vuoi, qui nessuno può sentirti”. Non so se la dirigenza dell’Inter non lo senta, ma ho l’impressione che in realtà lo faccia, preferendo esibirlo fuori dalla porta come un punchball su cui l’opinione pubblica può accanirsi. De Boer non fa una piega, incassa e va avanti, ma i pugni alla lunga fanno male.

L’allenatore viene già definito appeso a un filo, vicino ad un esonero che sarebbe il culmine di questa situazione paradossale. Mi chiedo poi da chi arrivino queste indiscrezioni, visto che la società fa scena muta. Zanetti ed Ausilio non si sbilanciano e vanno avanti a frasi di circostanza; Thohir da quando ha ceduto le quote di maggioranza sembra aver perso la parola; Zhang è sembrato poco avvezzo a parlare fin da subito, e a dire il vero non so nemmeno se abbia una voce. Se così fosse, almeno scrivesse. Perché mai come ora l’Inter ha bisogno di una proprietà che non si limiti a tirar fuori il grano, ma che sia forte nella comunicazione. In un contesto del genere ci sono due possibilità: o difendi il tuo tecnico con tutte le forze, legittimando le tue scelte e dando almeno l’impressione all’esterno di avere un’idea in testa che, giusta o sbagliata che sia, porti avanti, oppure, se non ci credi nemmeno tu, cambi strada e cerchi di salvare il salvabile. Lasciare annegare l’allenatore mentre resti a guardarlo dalla banchina significa protrarre un’agonia deleteria. Problema di una società troppo frazionata e di una scelta che non è stata presa all’unisono.

A mio avviso cambiare ora sarebbe la scelta peggiore. Non perché ritenga de Boer un mago della panchina, ma perché non vedo alternative da Inter tra i nomi disponibili. Scegliere un traghettatore ad Ottobre in attesa di sferrare l’attacco per Simeone a Giugno vorrebbe dire buttare via l’ennesimo anno, ed iniziano a diventare troppi. E’ stata presa una decisione (discutibile) in estate, si è fatto un contratto pluriennale al nuovo allenatore per costruire qualcosa insieme, ora non lo si può cacciare dopo due mesi e mezzo. C’è chi lo chiede per dare un segnale, una scossa all’ambiente e alla squadra. Per poi cosa? Ritrovarci tra un altro paio di mesi nella stessa situazione? Ed allora si cambierà di nuovo per dare un’altra scossa? E magari così via fino a fine campionato. L’esperienza Gasperini-Ranieri-Stramaccioni, come altre prima, non ha insegnato nulla?

Proprio il tecnico torinese dal dente avvelenato è stato carnefice nell’incubo di ieri, facendo sprofondare una Inter fantasma. Si sa che Gasperini quando vede Inter si trasforma e che Bergamo è sempre stato un campo “maledetto”, anche in tempi ben migliori (chiedere a Santon, unico reduce e già allora protagonista in negativo). Inter che nel primo tempo non è proprio scesa in campo, dimostrando una paura inspiegabile, già vista contro Cagliari e Southampton, come dichiarato anche da de Boer. Proprio l’olandese ci ha messo del suo con scelte discutibili: ok, il turnover, ma Brozovic e Nagatomo titolari hanno di fatto costretto a due cambi evitabili e spendibili in altri modi. Il croato è passato da epurato a titolare negli ultimi due match e non ha sicuramente ripagato la fiducia. Il giapponese era l’ultimo nelle gerarchie, ma anche lui ha giocato titolare le ultime due gare. Se Ansaldi deve rifiatare, ci sono sempre D’Ambrosio e Miangue; anche perché così l’argentino avrebbe potuto al massimo prendere il posto di Santon, che per stessa ammissione sua e del tecnico non può giocare tre gare consecutive. E magari si sarebbe evitata l’ingenuità (eufemismo) che ha portato al rigore insensato. Magari un cambio spendibile per Icardi, in difficoltà evidente. Di attaccanti in panchina ce ne sono, e fin troppi, non ultimo quel Gabigol tanto acclamato.

Si salvano solo Handanovic, Miranda ed Eder. Ed in attesa che la società metta voce sul mercato per migliorare la difesa, almeno lo faccia in sala stampa. Perché de Boer la notte continua a correre nel bosco inseguito dai mostri. Eppure l’incubo inizia quando si sveglia ed invece di tirare un sospiro di sollievo, deve recarsi in conferenza stampa.

Fonte immagine: interlive.it

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