Inter: l’Olandese Volante

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L’Inter di De Boer stecca all’esordio in campionato a Verona. Nerazzurri scarichi, imballati e senza idee. Un ritardo pronosticabile ma da colmare al più presto.

Secondo la tradizione folcloristica nordeuropea, l’Olandese Volante è un vascello fantasma che vaga per i mari senza una meta, composto da un equipaggio di fantasmi capitanati da un olandese.

Una descrizione che calza a pennello per l’Inter vista ieri sera all’esordio stagionale contro il Chievo. I nerazzurri guidati da De Boer si sono presentati come un’entità scarica, senza idee e senza meta. In quel di Verona la squadra è parsa imballata, in netto ritardo di condizione rispetto agli avversari (e a molte altre compagini viste nel weekend).

Un inizio che era lecito aspettarsi, dato il cambio di allenatore avvenuto sole due settimane fa, con una preparazione già minata dagli impegni con le nazionali e dalla tournée americana. L’amichevole contro il Celtic aveva gettato fumo negli occhi riguardo alla nuova Inter di De Boer, ancora troppo acerba per poter avere una propria identità.

Lo dimostrano le scelte dell’allenatore olandese, che sembra ancora dover prendere dimestichezza con la rosa a sua disposizione. Una conoscenza reciproca che di solito avviene durante l’estate, ma che a causa della pessima gestione del caso Mancini ha fatto sì che ora il tecnico si trovi a dover sperimentare direttamente nelle sfide ufficiali. Qualcuno in società dovrà prendersi le responsabilità per queste scelte autolesioniste che hanno compromesso la preparazione e costretto Frank De Boer a schierare una formazione conservativa per sopperire al deficit di condizione dei suoi.

La difesa a 3 (o a 5) improvvisata, la posizione di Medel e quella di Banega; Candreva ed Eder falsi esterni e la contestuale rinuncia a Perisic sono l’emblema del cantiere aperto che è l’Inter attualmente. Il gioco di De Boer si sviluppa solitamente in prevalenza sulle fasce, fondamentali per arrivare ad attaccare la porta avversaria, ma proprio a causa delle gambe imballate e delle poche idee in campo, il pallone non è praticamente mai arrivato agli esterni, che sono risultati dunque tagliati fuori dal gioco. E con loro automaticamente Icardi, che praticamente non ne ha vista una per tutti i 90 minuti.

Ne è risultato un possesso sterile, fatto di passaggi tra giocatori fermi, che ha reso impossibile una circolazione adeguata. Sembrava di vedere una squadra di subbuteo, ed infatti il primo tempo ha annoiato non poco. Nella ripresa qualche emozione in più, ma solo grazie ad un Chievo più propositivo, che porta a casa un netto 2-0 senza doversi impegnare troppo. Unica nota lieta è stata la prova di Kondogbia.  A nulla sono valsi anche i cambi, con Perisic mai servito, Palacio solo contro tutti e Brozovic con la testa visibilmente altrove, probabilmente già lontano da Milano. Forse l’unico a poter dare una scossa davanti sarebbe potuto essere Jovetic, il più informa durante le amichevoli estive, ma De Boer non si è voluto discostare dal modulo prescelto.

Se davanti l’attacco è stato sterile, dietro si è ballato e non poco, ma almeno qui pesano le assenze di Murillo ed Ansaldi, sicuramente più affidabili di Ranocchia e Nagatomo. Fuori anche Erkin, che pare abbia chiesto la cessione dopo un colloquio con il nuovo allenatore in cui è emerso che il turco non sarà la prima scelta sulla sinistra. Se così stessero davvero le cose, un giocatore appena arrivato in un grande club che pretende il posto da titolare senza essere disposto a giocarselo, sarebbe da accompagnare all’uscita senza troppi rimpianti, con tanto di plusvalenza sicura dopo averlo preso a zero solo un paio di mesi fa. Non ci strapperemmo i capelli, insomma. Questione terzini a parte, di certo un terzo centrale di livello serve, perché Ranocchia sembra proprio non riuscire a superare i suoi limiti.

Fortunatamente restano ancora gli ultimi giorni di mercato per completare la rosa, con la società già all’opera su più fronti per concludere le trattative calde e regalare all’olandese gli uomini che gli mancano.

E chissà che non aiuti anche a riportare un po’ di entusiasmo all’ambiente, che vede i tifosi già delusi ed arrabbiati. Il disfattismo fra i supporters nerazzurri è cosa nota, ma bisognerebbe anche capire il contesto in cui ci si trova ed avere pazienza. Lo stesso De Boer ha dichiarato che servirà parecchio tempo per vedere la sua vera Inter, e mai come ora la squadra ha bisogno di supporto più che di contestazioni. Anche perché la rosa rimane comunque di livello e se il gioco stenterà a decollare prima di 3-4 mesi, la condizione atletica si spera vada migliorando in fretta, perché questo è stato il vero fattore determinante della sconfitta di Verona.

Anche perché è noto che il Chievo parta quasi sempre forte in campionato, avendo una condizione migliore, per poi calare nella fase centrale della stagione. Preparazioni impostate diversamente, anche a causa dei problemi organizzativi, come affermato da Samir Handanovic, probabilmente un filo critico verso la società.

Niente di irrimediabile dunque. Non disperiamo e lasciamo il nuovo tecnico e la società lavorare, perché è vero che chi ben comincia è già a metà dell’opera, ma l’importante è finire bene, e c’è tutto il tempo per aggiustare le cose.

Fonte immagine: Gazzetta.it

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Interista; considero il calcio un divertimento, e come tale non va preso troppo sul serio. Così come i miei articoli. Non credo nelle autodescrizioni. Non puoi chiedere a qualcuno di descriversi oggettivamente. Non può, per natura. Quando ci guardiamo allo specchio, ad esempio, ci vediamo 5 volte più belli di quello che in realtà siamo. Ecco perchè hanno inventato le foto. Poi sono arrivati il fotoritocco, Instagram e i filtri, ma per fortuna abbiamo ancora la fototessera sui documenti. Dicono che un ladro non ammetterebbe mai di essere un ladro. Ma io non sono mica un ladro.

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