Inter, non ti distrarre: non sei nemmeno a metà dell’opera

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Una Inter distratta lascia prematuramente la Coppa Italia, interrompendo la striscia di vittorie. Testa già alla Juventus?

Il detto “non si può vincere sempre” in certi casi non ha alcun valore. Soprattutto quando si parla di competizioni a eliminazione diretta e tu vuoi vincerle. Soprattutto quando si parla di Inter. I tifosi nerazzurri non ammettono passi falsi, poco importa se si tratta di un incidente di percorso su una strada di soddisfazioni nell’ultimo paio di mesi. Per i tifosi dell’Inter devi vincere. Sempre. E dire che la caduta era nell’aria. Infrasettimanale di Coppa Italia contro una squadra largamente battuta poco tempo prima, dopo 9 vittorie consecutive e con l’entusiasmo alle stelle, nella settimana che porta al derby d’Italia con la Juventus. Che l’euforia potesse prendere l’ambiente o che la testa potesse trovarsi altrove era pronosticabile. Che si tratti di professionisti pagati per non farsi distrarre in tal modo è un altro conto. Molti ritengono che una vittoria martedì avrebbe spostato il pronostico totalmente a favore della Juventus, e probabilmente sarebbe stato tale.

Così in un batter d’occhio si è passati dai proclami, dagli elogi, dai sogni e dai complimenti dei tifosi avversari alle critiche e alla frustrazione. Perché si sa, fino a quando si vince, va tutto bene, ma al primo passo falso i detrattori e disfattisti emergono con orgoglio. L’euforia in casa Inter è passata più rapidamente di quella per Pokemon GO, e dai “Pioli a vita” siamo ora ai “ha sbagliato formazione, doveva giocare tizio o caio, non si fa il turnover in certe occasioni, mentalità da provinciale per paura della Juve”. Ecco, le classiche parole di chi non ha mai praticato sport a livello agonistico (la gara di rutti del quartiere non conta) e tanto meno ha esperienza nella gestione di un gruppo. Il “turnover” effettuato contro la Lazio consisteva nelle assenze di: Icardi, Joao Mario e Gagliardini. Tre uomini, di cui uno all’Inter da appena tre settimane. Al loro posto c’erano Banega, Kondogbia e Palacio. Non proprio dei pivelli. Si può contestare quanto si vuole il fatto che i due argentini siano tutt’altro che al top della forma, ma non rendersi conto che dopo una tirata come quella di Dicembre-Gennaio, ma soprattutto come quella che aspetta la squadra da qui a fine stagione per proseguire la rimonta, i giocatori chiave che sono stati impiegati di più hanno bisogno anche di rifiatare. Tra l’altro in una competizione che solitamente non viene presa troppo sul serio prima delle semifinali.

Semmai si potrebbe discutere sul fatto di aver scelto una gara da dentro/fuori per il “turnover” invece di quella contro il Pescara. Ma sarebbe incoerente dopo aver elogiato Pioli per non averlo attuato proprio per sottolineare l’importanza di quel match. L’impressione comunque è che anche con la squadra super titolare in campo dal primo minuto, non sarebbe cambiato nulla. Troppo evidente che la testa non fosse completamente rivolta alla partita, come dimostrato anche dopo l’ingresso di Icardi e Joao Mario.

L’Inter è scesa in campo con troppa fretta di chiudere il discorso, attaccando con frenesia e prestando il fianco a troppe ripartenze pericolose. E’ anche andata vicina al gol, soprattutto con il palo di Kondogbia, ma ha subito il gol di Felipe Anderson nel momento peggiore. Fortuna poi che la Lazio non ha approfittato delle praterie in contropiede per chiudere i conti già nel primo tempo. Nella ripresa poi l’episodio del rigore ed espulsione (ormai divenuto un must contro i biancocelesti al Meazza) che ha praticamente tagliato fuori l’Inter. Solo allora si è avuta la reazione, probabilmente anche facilitata dal rilassamento della Lazio, che ha portato al tardivo gol di Brozovic. A quel punto la paura ha rintanato i laziali nella propria area, ma non è bastato. Peccato, perché i presupposti per andare fino in fondo nella competizione c’erano, ed un trofeo manca da troppo tempo.

Negativi soprattutto Brozovic, parzialmente salvato dalla rete, ma troppo impreciso e sbadato, e la difesa, che ha mostrato di soffrire terribilmente le ripartenze una volta saltato il filtro del centrocampo. Ansaldi ha mostrato lacune in fase di chiusura (ma non è una novità); D’Ambrosio se lasciato nell’uno contro uno in campo aperto va in difficoltà e bisogna tutelarlo come fatto nell’ultimo periodo; Miranda è incappato nella sua peggior partita da quando è all’Inter, ma crocifiggerlo pare esagerato.

In generale la partita, se interpretata come a dicembre in campionato, sarebbe potuta andare in maniera completamente diversa. Invece il nuovo spirito ha spinto oltre la squadra e l’Inter ha giocato esattamente come avrebbe dovuto per favorire il gioco dei romani. Farne tesoro e pensare, questa volta sì, alla Juventus. Anche all’andata si arrivava da una sconfitta in coppa, poi sappiamo come è andata. Ma era un’altra Inter, e probabilmente anche un’altra Juve. Domenica il verdetto.

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