Inter: non più tre passi, ma tre punti

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Inter bloccata in casa dal Palermo. Un pareggio deludente da cui emergono passi avanti e lacune ancora evidenti. Ora sosta provvidenziale.

Se pensate che il vostro rientro dalle vacanze sia stato traumatico e che abbiate troppe cose arretrate da fare prima dell’avvento di Settembre, pensate a Gabriel Barbosa: il brasiliano in meno di 48 ore è arrivato a Milano, discusso il suo trasferimento all’ Inter, probabilmente sostenuto anche delle visite mediche (indispensabili per poter essere ingaggiato), firmato il contratto e ripartito per il Brasile, dove, con più ore di jet-lag che di allenamento ha giocato la partita di addio in campionato con il Santos, con annessa conferenza di saluto. Pare che la mamma (presente alla conferenza) gli abbia anche chiesto: “già che ci sei, prima di andare in Europa non è che daresti una passata di bianco alle pareti?”. Gabigol ovviamente non si è tirato indietro. Poi, per non farsi mancare niente, ha raggiunto il ritiro della nazionale brasiliana. In quanto ad intraprendenza il nuovo acquisto nerazzurro lascia già ben sperare.

Chi invece a Milano ci è rimasto, ma avrebbe decisamente preferito essere ancora in vacanza sulle spiagge lusitane, è Joao Mario, presentato in pompa magna sul prato di San Siro prima del match contro il Palermo e costretto suo malgrado ad assistere alla prestazione dei suoi nuovi compagni. Come tutti sappiamo, la gara è terminata 1-1. Tutti tranne Joao Mario, che si è addormentato verso il finire del primo tempo.

Non c’è da biasimarlo, visto lo scarno spettacolo offerto dalla squadra di De Boer alla prima davanti al proprio pubblico. Una partita dai ritmi bassi e dal poco gioco, tanto da far venire all’olandese l’idea di schierare se stesso a gara in corso, che pure i nerazzurri avrebbero potuto portare a casa se solo avessero avuto un pizzico di precisione sotto porta in più.

Certo, non ci si poteva aspettare un miracolo a soli sette giorni dalla disfatta contro il Chievo, e a dire il vero qualche passo avanti, soprattutto nella condizione fisica, lo si è notato, come dichiarato anche dallo stesso tecnico; va però detto che di fronte vi era un Palermo tutt’altro che irresistibile, arrivato a San Siro più per difendersi che per attaccare. Eppure una gara ai limiti del compitino è bastata per bloccare una compagine decisamente più quotata, ma ancora un cantiere aperto. Insomma, mai sosta fu meglio accolta.

Come detto, l’Inter non ha offerto una prestazione completamente incolore, anzi, ha avuto diverse occasioni da gol, tutte fallite per una questione di centimetri, ed è pur vero che i rosanero hanno trovato la rete del vantaggio su un rimpallo fin troppo fortunoso. Di cose da sistemare, però, ce ne sono molte.

Partendo dall’attacco, il reparto più in ombra nelle prime due uscite ufficiali, non può non saltare all’occhio la solita, cronica estraneità dal gioco di Icardi. L’argentino sembra un corpo esterno rispetto al resto della squadra, non partecipa alla manovra e non lotta nemmeno contro i difensori avversari per proteggere i pochi palloni che arrivano dalle sue parti o per fare da sponda ai compagni. Domenica il capitano ha toccato 5 palloni: due li ha persi malamente con appoggi sbilenchi, uno è stato l’unico assist della sua giornata, un altro lo ha girato di poco a lato di testa e l’ultimo, finalmente, lo ha messo in porta. Un gol importante, certamente, che basta a dargli la sufficienza in pagella, ma che non può bastare a livello di prestazione.

Un film già visto, che in futuro deve cambiare la sua trama, a maggior ragione se si considera che Icardi è il capitano dell’Inter, e da un capitano di solito ci si aspetta che sia lui a caricarsi la squadra sulle spalle nei momenti difficili e a trascinare i compagni, con le parole e con i fatti. Tutto questo non è accaduto, ed a parte quelle spese sui social ed in merito al rinnovo del suo contratto, le uniche parole dell’argentino verso i compagni sono state “perché non mi passate la palla?”. Chissà che con l’arrivo di Gabigol e la maggiore competizione in attacco il trend non possa subire un’inversione. Perché Icardi, come tutti gli altri, non è immune alla panchina.

Ad acuire i problemi in avanti, anche l’evidente ritardo di condizione di Perisic e Candreva, che non hanno i 90 minuti nelle gambe, costringendo De Boer ad una staffetta tra i due. Appena entrato, l’ex laziale ha cambiato la gara, con i suoi cross perfetti da cui sono nati il gol del pareggio e la clamorosa occasione sciupata da Eder. Per fortuna dell’allenatore l’oriundo è un jolly che dove lo metti gioca e forse il suo impiego, oltre che dalla condizione di Perisic e Candreva, è stato dettato dalla necessità di far sentire meno solo Icardi, svolgendo più un ruolo di seconda punta. Tuttofare sì, in grado da sdoppiarsi non ancora, con ovvi risultati: o l’una o l’altra.

Il reparto che però ha palesato i problemi più gravi è il centrocampo. L’impressione, guardando la partita, è stata che un Joao Mario servisse subito in campo, più che in tribuna. Rispetto all’esordio De Boer ha cambiato collocazione delle sue pedine, spostando Banega in cabina di regia, con Medel e Kondogbia mezzali. L’argentino ha sofferto più di tutti l’arretramento, che gli ha tolto libertà di inserimento e manovra, a scapito di un raddoppio continuo degli avversari e di un maggiore sacrificio in fase difensiva. Che non fosse un regista lo si sapeva, se mai fosse servita la conferma definitiva ora c’è.

Kondogbia e Medel hanno invece dimostrato di essere più adatti ad un centrocampo a due. Il francese, schierato in un ruolo alla Pogba, non ha le caratteristiche per potervi giocare: benissimo quando deve uscire palla al piede o scaricare al compagno più vicino, coprendo il centro; in netta confusione quando si tratta di impostare o aiutare il terzino. Il gol di Rispoli ne è l’esempio più palese. Il cileno ha dato tutto come al solito, risultando il più propositivo dei suoi anche in area avversaria, ma non può essere lui il finalizzatore e domenica lo si è notato e pagato abbastanza.

In difesa bene il ritorno della coppia MirandaMurillo, con il colombiano che deve imparare a gestire l’irruenza. Continua il problema terzini: D’Ambrosio pare più votato a difendere che ad attaccare, De Boer ha provato a dirglielo in tutte le lingue, tranne l’unica parlata dall’ex capitano del Toro, mentre Santon dopo aver fallito visite mediche in mezza Europa si è ritrovato titolare per una curiosa serie di eventi. Che non potesse essere in condizione era prevedibile, ma la sua prestazione non è stata così disastrosa come qualcuno vuol far passare. Attribuirgli poi colpe sulla deviazione in occasione del gol è proprio voler trovare un capro espiatorio. L’errore è stato semmai nel disimpegno precedente, ma con una maggiore partecipazione dei centrocampisti forse i risultati sarebbero stati diversi.

Se torna in condizione (soprattutto mentale), il canterano può essere una buona alternativa, come già dimostrato nei primi mesi dopo il suo ritorno da Newcastle. Un difensore continua però a servire e la società lo sa. Caceres sembra il candidato principale per duttilità e costi, Darmian e Criscito idee difficili con poche ore a disposizione. Io lancio una suggestione da ultimo giorno di mercato: all’Inter interessa Lichsteiner, chiuso alla Juve dall’arrivo di Daniel Alves, alla Juventus interessa Brozovic, chiuso dall’arrivo di Joao Mario. Per ora le due società escludono uno scambio tra rivali, ma in chiusura di sessione talvolta è meglio rischiare piuttosto che tenersi costosi esuberi.

Ora la tanto agognata sosta, utile per lavorare con calma ed essere pronti al rientro. Perché se per De Boer sono stati fatti tre passi avanti, adesso occorre avanzare tre punti alla volta. Non più passi.

Fonte immagine: Gazzetta.it

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