Inter in pigiama, è notte fonda

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MILAN, ITALY - SEPTEMBER 15: Players of FC Internazionale disappointedduring the UEFA Europa League match between FC Internazionale Milano and Hapoel Beer-Sheva FC at Stadio Giuseppe Meazza on September 15, 2016 in Milan, . (Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images)

Inter – Hapoel: un disastro su tutti i fronti. E domenica c’è la Juve

Le mie conoscenze geografiche saranno anche arrugginite rispetto agli anni della scuola dell’obbligo, ma alzi la mano chi saprebbe indicare sulla cartina dove si trova la città di Beer Sheva. Vi do un indizio: Israele. Ancora nessuno? Ecco, questo basterebbe già ad identificare gli avversari dell’Inter di ieri sera. Dei perfetti sconosciuti, senza una storia calcistica alle spalle, senza nomi di rilievo in rosa, alla prima apparizione in Europa, a cui sono arrivati dopo aver vinto il modesto campionato israeliano ed essere stati eliminati ai preliminari di Champions dal Celtic (esatto, quelli che ne hanno appena presi 7 dal Barcellona).

Quale occasione migliore allora per sfoggiare la nuova mirabolante divisa interista? Un prodigio dell’industria tessile, con quell’azzurro intenso che pian piano sfuma verso un verde fluo, che a sua volta da lontano sembra quasi giallo. Nel mezzo dettagli bianchi e neri sparsi un po’ a caso, tanto per dare quel tocco di eleganza ed armonia in più su una maglia così sobria. In poche parole un pigiama. Molto sgargiante, ma pur sempre un pigiama.

Si dice però che l’abito non faccia il monaco, soprattutto nel calcio, dove siamo ormai abituati ad obbrobri stilistici fin quasi blasfemi in nome di un marketing discutibile. In questo caso invece sì, l’abito ha fatto il monaco, e non solo. Presentatisi in pigiama, i “nerazzurri” hanno dormito per tutto il primo tempo, senza dare segni di vita, palo di Eder a parte. Più pericolosi gli israeliani, che pure non hanno messo in mostra cose straordinarie, ma di fronte agli 11 addormentati nel bosco la semplicità del loro gioco è comunque arrivata più volte pericolosamente in area.
Poi il risveglio che ti fa dire “era meglio dormire”, perché l’Inter inizia a fare schifo, proprio come le sue divise.

Una serata da incubo, in cui si può tranquillamente dire senza esagerare che non si salva niente. Zero idee, zero gioco, zero impegno. La scusante del turnover (più o meno forzato) che ha portato a schierare diverse riserve non regge. Di fronte c’era una squadra di onesti mestieranti, nulla più, e se ti chiami Inter ed i tuoi giocatori hanno più esperienza internazionale di tutti gli avversari messi insieme, devi vincere. Punto.

Se mai fosse servita un’ennesima conferma, si registra l’ormai cronica inadeguatezza di giocatori come Melo, Nagatomo e Ranocchia (che per una volta non è nemmeno stato il peggiore). Idem per Palacio, che ormai ha palesemente fatto il suo tempo ed il cui ruolo si limita a quello di allenatore in campo. Per carità, utile, vista l’impassibilità di De Boer, ma a questo arriveremo tra poco.
Il quadro è completato da un Brozovic svogliato, un Biabiany non pervenuto ed un D’Ambrosio in nettissima difficoltà con tantissimi errori e zero lucidità (i fischi fin dal primo pallone non aiutano). Persino quelli con più minuti nelle gambe in questo inizio di stagione hanno steccato: Murillo senza una guida di esperienza è ancora disorientato; Medel incolore; Eder il più vivace, ma predica nel deserto; Handanovic si adegua al resto della squadra e nel secondo tempo smette di tuffarsi (vedi punizione del raddoppio).

Ancora una volta è Banega, subentrato, a provare a dare una scossa ed un minimo di idee alla squadra, ma l’effetto dura poco, perché l’Inter alza bandiera bianca dopo il vantaggio israeliano. Nemmeno il volenteroso Candreva ed il goleador Icardi riescono a cambiare le cose.

In tutto questo De Boer è rimasto completamente impassibile per l’intera durata del match. Fermo, seduto sulla sua poltroncina, con lo sguardo perso nel vuoto. Ho studiato alcune ipotesi ed allora eccoci al momento del sondaggio: per quale motivo l’olandese si è estraniato così dalla partita?

a) è arrivato da poco a Milano ed ogni tanto si dimentica ancora di essere l’allenatore dell’Inter;
b) con quella maglia non era facile riconoscere quale fosse la propria squadra;
c) faceva finta di non riconoscerla proprio perché se ne vergognava;
d) si è addormentato per la noia della partita (o forse si è addormentato prima ed i giocatori ne hanno seguito i dettami);
e) stava pensando a 10 validi motivi per scagionarsi dall’aver schierato Nagatomo titolare in Europa.

Potete esprimere la vostra preferenza nei commenti.

Io comunque escluderei la b), perché qualche difficoltà all’inizio l’abbiamo avuta tutti, ma dopo un quarto d’ora abbiamo capito che i nostri erano quelli fermi con le divise brutte.
Sicuramente ad un certo punto lo ha capito anche Frank. No, non che le divise fossero brutte, ma che i suoi fossero fermi. Eppure non si è alzato dalla sua poltroncina, non gli ha detto nulla. Non un urlo, una sfuriata, una borraccia calciata in campo. Difficile dire chi seguisse chi, tra allenatore e giocatori.
Nessuno pretende che siano tutti Mourinho o Conte, e nemmeno che prendano a pugni i propri giocatori alla Delio Rossi, ma che un tecnico dia la scossa alla propria squadra nei momenti di calo, questo è sacrosanto. A Pescara almeno si era giocato il triplo cambio simultaneo. Qui il nulla cosmico.

Anche perché nel frattempo sul campo di Tel Aviv lo Zenit San Pietroburgo rimontava negli ultimi 12 minuti dal 3-0 al 3-4 contro il Maccabi, squadra arrivata seconda proprio dietro all’Hapoel Beer Sheva nello scorso campionato israeliano. A guidarli un certo Lucescu, vecchia conoscenza interista che ebbe poca fortuna in nerazzurro, ma che evidentemente con gli anni ha imparato almeno a strigliare le proprie squadre. Se De Boer non vuole ripetere l’esperienza milanese di Mircea, prenda nota al più presto.

Insomma, una serata in cui non vi è nulla da salvare e da cui bisogna ripartire subito per non creare pericolosi strascichi. Il calendario non presenta l’avversario più indicato per riprendersi da una figuraccia simile, ma chissà che non sia proprio la gara contro la Juventus, come qualche mese fa in Coppa Italia, a far scattare qualcosa e a segnare il cambio di passo nella stagione dell’Inter.

Chissà. A noi tifosi basterebbe l’onorare la maglia. Magari quella bella, già che ci siamo.

Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images

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