L’Inter tifa per le altre: saluta la Champions a due mani

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Il mani di Brozovic è la fotografia di Inter – Sampdoria

Vorrei vivere in un mondo tutto mio come Marcelo Brozovic. Andarmene in giro caracollante con quell’aria di chi è lì fisicamente, con la testa chissà. Presentarmi alle cene di squadra, in cui sono tutti infighettati, sfoggiando un giubbotto di pelle Gomorra-style. Giocare all’Inter, ma solo come e quando ho voglia io, perché essenzialmente sono Marcelo Brozovic e faccio un po’ il cacchio che mi pare. Anche parare un pallone in area come quando vai a giocare a calcetto con gli amici il 17 agosto e dopo dieci minuti ti accorgi che il caldo torrido ti fa passare la voglia di vivere. Solo che se giochi al campetto sotto casa il 17 di agosto puoi permetterti di stoppare palloni alla Mila e Shiro per evitare di correre senza apparenti conseguenze; in Inter – Sampdoria, valevole per la Serie A, un po’ meno.

Sicuramente l’Inter non ha perso contro la Samp solo ed esclusivamente per colpa di Brozovic. In fondo se a 5 minuti dal termine, nonostante un primo tempo dominato, ti ritrovi sull’1-1, qualche problema lo hai avuto. A partire dalla poca determinazione sotto porta, traducibile in scarsa precisione sul più bello. Ne è esempio palese il modo in cui i nerazzurri hanno trovato il rimpallato vantaggio. Ne è altrettanto esempio Icardi, che forse ancora traumatizzato dall’aver assistito alle prestazioni degli improbabili attaccanti convocati da Bauza pur di non portarlo in nazionale, ha commesso errori a lui inconsueti. Banega, che in nazionale ci è andato, ha giocato solo di fioretto, non sfoderando mai la spada quando necessario. Anche se giocare di fino gli è valso un assist per il fortunoso gol di D’Ambrosio, ancora una volta tra i migliori insieme al dirimpettaio Ansaldi, a coronazione di una settimana che il terzino difficilmente dimenticherà. Rete inutile, perché l’Inter si perde nei suoi leziosismi, soprattutto a centrocampo, dove le giocate sul velluto sono andate avanti anche dopo il pareggio di Schick, quando sarebbe stato invece il momento di badare al sodo. Ed a proposito del ceco, gran bel giocatore; se non si perde per strada, Ausilio ha messo nel mirino un potenziale campione.

Inutili le sfuriate sulle fasce di Perisic e Candreva: imprendibile nel primo tempo il croato, solito produttore industriale di cross l’azzurro. Sarebbe bastato sfruttare una sola delle occasioni create dai due per chiudere la pratica. Nel finale è venuto a mancare proprio l’apporto di Perisic, costretto alla sostituzione con un Joao Mario subentrato con la lucidità tipica della grigliata di Pasquetta dopo l’apertura del vinello da discount. Evidentemente in Portogallo si festeggia prima, ma un’occasione così importante per risalire le gerarchie (e per vincere) andava sfruttata meglio.

Un’occasione persa, una resa definitiva in chiave Champions nella giornata in cui il Napoli finalmente frenava e si poteva distaccare il Milan alle porte del derby. Invece si è riuscito addirittura a perdere un punto nei confronti di entrambe. Ed ora Lazio ed Atalanta rischiano di fuggire. Non di certo solo per la parata di Brozovic, che però sembra aver scoperchiato il vaso di Pandora in casa Inter. Primi fischi (forse ingenerosi) da parte dei tifosi a fine gara, primi nervosismi in panchina (vedi Gabigol). Pioli nelle ultime partite ha effettivamente destato qualche dubbio nella gestione dei cambi. Ma è anche vero che se quelle due conclusioni di Eder contro Viviano e Hart non avessero incontrato altrettanti miracoli, probabilmente ora staremmo parlando del tecnico come “genio della panchina che non sbaglia un colpo”.

E magari anche di Champions, a cui invece dire addio salutandola con la mano. O con entrambe, come insegna Marcelo Brozovic.

Fonte immagine: Tuttosport

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Interista; considero il calcio un divertimento, e come tale non va preso troppo sul serio. Così come i miei articoli. Non credo nelle autodescrizioni. Non puoi chiedere a qualcuno di descriversi oggettivamente. Non può, per natura. Quando ci guardiamo allo specchio, ad esempio, ci vediamo 5 volte più belli di quello che in realtà siamo. Ecco perchè hanno inventato le foto. Poi sono arrivati il fotoritocco, Instagram e i filtri, ma per fortuna abbiamo ancora la fototessera sui documenti. Dicono che un ladro non ammetterebbe mai di essere un ladro. Ma io non sono mica un ladro.

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