Inter: tutto sbagliato nel momento sbagliato

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Contro la Roma l’Inter ha sbagliato in toto: dalla formazione alla gestione, passando per l’approccio. La Champions si allontana, ma i nerazzurri ora devono anche guardarsi le spalle

E’ difficile scrivere qualsivoglia commento sulla gara del “Meazza”. Basterebbero due parole: sbagliato tutto. Non si salva praticamente nulla, per cui provare a fare analisi risulterebbe quasi superfluo; il risultato sarebbe sempre e comunque quello. Sbagliato. Tutto. La dura sentenza è che l’Inter ha steccato l’ennesima partita chiave, dopo quelle contro Lazio e Juventus. Questa però pesa ancora di più, perché si giocava contro una concorrente diretta, perché è stata una giornata importante per la classifica in chiave Europa, perché se non era l’ultima chance, poco ci manca.

L’impressione è che a questa squadra manchi ancora la mentalità da grande per poter portare a casa anche queste partite. Con Pioli sono stati fatti già dei passi da gigante, ma il tecnico non è dotato di bacchetta magica e i limiti caratteriali di questa rosa non si possono superare in un paio di mesi appena. Vincere è questione di abitudine, perché man mano ci crei la mentalità. Chiedere agli eroi del Triplete per conferma. La verità è che quando si tratta di giocare contro Juve o Milan, nemici di sempre, le motivazioni arrivano da sole e si riesce a dare tutto. Quando invece si affrontano Roma e Napoli e sarebbe fondamentale vincere perché dirette avversarie, il coltello fra i denti ce l’hanno solo gli avversari. Di conseguenza se la partita non si mette subito bene (ed il folle retropassaggio di Perisic non rientra in questo scenario), il risultato è quasi segnato.  Anche perché diciamocelo, a livello individuale la differenza non si può dire che sia quella che comunica il tabellino. La differenza è nel modo in cui si affrontano certe partite, e la Roma, pur essendo considerata un’eterna incompiuta, è decisamente più preparata. Questo deve far riflettere la dirigenza.

Detto questo, parlare di dettagli squisitamente legati al campo passa in secondo piano. Ma ci tocca farlo ed allora ci provo. Se volete uno spoiler, questi è: “sbagliato tutto”. Sbagliata (col senno di poi è facile, lo so) la formazione iniziale. Schierarsi a specchio rispetto agli avversari pur non avendo tutti gli uomini giusti al posto giusto è una scelta rischiosa. Perisic e Candreva si sono dovuti occupare più di tenere d’occhio gli esterni giallorossi che non di spingere liberamente. E questo era prevedibile con uno schieramento simile. Brozovic è già anarchico di suo, fargli fare il secondo trequartista significa lasciarlo libero di pascolare nella terra di nessuno in totale inutilità. Sarebbe stato molto più utile qualche metro più indietro, ad aiutare Kondogbia e Gagliardini, magari slegandoli da obblighi di impostazione, che abbiamo visto non essere il loro pezzo forte. Contro una squadra il cui punto di forza è il centrocampo non puoi permetterti di lasciare la mediana in perenne inferiorità numerica.

Passando allo schieramento arretrato, potremmo metterla così: ci sono un italiano, un cileno e un colombiano. Non è una barzelletta, ma la difesa dell’Inter contro la Roma. Dove sta il problema? Il problema è che per giocare con la difesa a tre, soprattutto in una partita così importante, è indispensabile un leader che comandi la difesa. L’Inter ne ha uno solo, che per l’occasione era squalificato: Miranda. D’ambrosio nella difesa a tre si adatta, così come Medel. Entrambi hanno bisogno di una guida che muova il reparto. Murillo è difensore puro, ma anche lui ha bisogno di qualcuno a fianco che lo guidi. Risultato, chi comandava la difesa? E se schierare Andreolli avrebbe rappresentato una scelta facilmente contestabile, giocare a quattro non avrebbe risolto il problema, ma avrebbe almeno dato maggiore sicurezza agli interpreti e lasciato liberi Candreva e Perisic di pensare alla fase offensiva.

Poi i giocatori ci hanno messo del loro, sbagliando di tutto e di più: Brozovic disastroso; Candreva nullo; Gagliardini nella sua peggior prestazione da quando è arrivato e seppur ci abbia messo tanto impegno, Nainggolan se lo è mangiato. Icardi ha segnato, ma per il resto della partita il copione è stato quello troppe volte già visto, con i difensori ad avere vita facile in tre contro uno. Kondogbia ha lottato, ma ha sbagliato tanti palloni, anche se per colpe non sempre sue. Solo Joao Mario dava l’impressione di poter dare imprevedibilità col pallone tra i piedi, ma finiva col predicare nel deserto, fino alla sostituzione. Ed a proposito di cambi, si poteva osare qualcosa di più non tanto negli uomini inseriti, ma in quelli sostituiti (Brozovic a parte).

Certo, se nel momento in cui sei rientrato in partita concedi un rigore che chiude qualsiasi discorso, sei anche un po’ autolesionista. Ma questo rientra nel discorso di aver sbagliato tutto. La buona notizia è che il Napoli resta sempre a sei punti, con uno scontro diretto ancora da giocare in casa. Sempre se si impara a giocarle queste partite. La cattiva è che le altre, che prima non si consideravano minacce, stanno pian piano prendendo le distanze o rientrando pericolosamente nei giochi. Ed allora sarebbe forse ora di iniziare anche a guardarsi le spalle. Perché è bello sognare col naso all’insù, ma così è altrettanto facile farsi fregare da dietro. O, come dicono dalle mie parti, “farsi fottere”.

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