Islanda: i segreti degli elfi

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L’Islanda è la vera sorpresa di questi Europei 2016. L’eliminazione ai danni dell’Inghilterra rappresenta una data storica nazionale: non solo la qualificazione ai gironi, ma addirittura l’avvento ai quarti. Quali sono i segreti di questo successo?

L’ISLANDA: ORGANIZZAZIONE NAZIONALE

L’Islanda nel ranking FIFA era in 112° posizione nel 2010. Oggi si trova al 34° posto. Quindi in sei anni ha più che triplicato il suo valore. Probabilmente dimostrando risultati positivi nelle amichevoli e nei tornei internazionali e migliorando la collocazione internazionale dei suoi giocatori.

In questa fredda terra del Nord solo il 6% delle persone, su un totale di 327.000 di abitanti, gioca a calcio. Per cui la difficoltà per i vari allenatori di trovare uomini adatti alla nazionale è maggiore nettamente rispetto ali altri ct. Inoltre a a cause del clima rigido e del freddo permanente spesso di fa difficile allenarsi con continuità all’aperto e la federazione nazionale ha disposto quindi la costruzione di innumerevoli campi da gioco e stadi coperti per ovviare a tale difficoltà.

Quindi primo elemento di questo successo è sicuramente il sostegno della nazione alla causa calcistica islandese.

L’ISLANDA: ORGANIZZAZIONE TATTICA

i giocatori che militano nella squadra del ct Lagerback sono quasi tutti professionisti di seconda serie o addirittura terza in Inghilterra o Germania. Alcuni di loro anzi hanno una loro specifica professione, come il portiere Halldorsson che fa il regista cinematografico.

Indubbiamente la militanza nei campionati inglese o tedesco ha migliorato la qualità tecnica e tattica dei giocatori, ma questa solo emigrazione non basta a spiegare il successo.

Quel che stupisce, vedendo giocare “gli elfi” è certamente la disposizione in campo e l’organizzazione collettiva. Il loro modo di interpretare la partita è simile per certi versi a quello di alcune nostre matricole in serie A, ma anziché un atteggiamento sparagnino e arretrato, l’islanda sa unire alla componente difensiva anche una buona qualità offensiva.

Schierata con un classico 4-4-2, nel quale però le due punte accorciano molto la linea con il centrocampo e gli esterni hanno compiti di maggior copertura rispetto a due e vere proprie ali offensive, l’Islanda sa compattarsi di fronte agli avversari, sa controllare la loro veemenza, ma al momento giusto sa anche creare situazioni pericolose.

Non si può parlare di catenaccio, ma di adeguata organizzazione tattica di tutti i suoi elementi Ottenendo così un equilibrio tattico che porta a rischiare poco, ma consente anche con rapide sortite di sorprendere gli avversari.

GLI UOMINI

Nessun giocatore brilla sugli altri dal punto di vista tecnico, caso mai emerge per temperamento e grinta. E’ anche vero che nessuno degli islandesi gioca mai sottotono e tutti dal primo all’ultimo mantengono le posizioni e si aiutano a vicenda. In fase di marcatura arriva sempre più di un uomo a circondare l’esterno offensivo o il trequartista. In fasi di opzione offensiva la superiorità numerica è data dalla presenza di almeno quattro giocatori nella metà campo avversaria.

In ogni caso è possibile individuare alcune dinamiche di squadra.

Mentre i due centrali Sigurdsson e Arnason controllano i rispettivi avversari, i due terzini Saevarsson e Skulason si sfiancano in un lavoro di difesa e riproposizione offensiva grazie a ottime qualità atletiche e propensione allo scatto.

Sigurdsson è la mente del centrocampo islandese. Da lui si sviluppano le verticalizzazioni, le giocate lineari e la fase di copertura del gioco avversario. In particolare particolare attenzione va fatta allo schema su battuta da fallo laterale. Spesso è proprio lui a cercare nell’area di rigore Sigthorsson e sviluppare un’azione offensiva da semplice rimessa. Lo schema ricorda da vicino quello di Neville nel Manchester United e in pratica rappresenta una specie di calcio d’angolo da posizione più defilata. L’Inghilterra ad esempio s’è mostrata impreparata da uno schema che ricorda più una touche di rugby che una rimessa di calcio.

Gunnarson (il capitano) o in alternativa Gudjohnsen sviluppano invece l’intuizione offensiva, agendo da centrocampisti mediani con licenza di giostrare pure sulla trequarti. Ovviamente sia lui che Sigurdsson si apprestano a un lavoro di protezione e copertura della difesa. Gunnarson, però, ha piedi poco educati e il suo apporto straordinario, da vero capitano, è nella corsa, nell’attività di pressione sul portatore di palla, nella capacità di rincorrere l’avversario fino all’ultimo ed è per i suoi compagni l’emblema del leader coraggioso.

Bjarnason e il suo opposto non agisco come propriamente può sembrare da esterni puri, ma più da interni, perché poche volte cercano il fondo, anzi spesso agiscono più a copertura dei terzini, che invece hanno il compito di suggerire la linea di passaggio ai centrocampisti.

Sigthorsson e Bodvarsson sono propriamente due punte da classico 4-4-2. Nonostante una buona stanza corrono moltissimo, avviano il pressing verso il portatore di palla e sono in grado di far salire la squadra e attaccare la profondità, sebbene si adoperino anche in un logorante lavorio di centrocampisti in fase di contenimento.

L’IDEA DI GIOCO

Come si diceva e come è evidente dalla partite sinora svolte, l’Islanda non ha interesse a tenere il pallino del gioco,ma cerca sempre di trovare spazio nelle linee avversarie, sorprendendole. Questo perchè i suoi giocatori sono molto abili a ribaltare il fronte d’azione.

Il cit Lagerback non è un propulsore di calcio estetico, anzi talvolta accetta pure che i suoi giocatori lancino campanili o spazzino la palla in laterale “alla carlona”.

Questa, tuttavia, non è una squadra dilettantistica.Spesso in fase di costruzione sa dialogare fra i reparti, creare sovrapposizioni, sviluppare azioni pericolose ed incisive. Il centrocampo preferisce gli scambi brevi ai cambi di fronte ampi, ma non si perde in eccessivo palleggio e bada ala sostanza.

Le volte che la squadra riparte lo fa con ordine, velocità e linearità: tutti sanno verso dove devono correre per ricevere il passaggio e i movimenti sono sincronizzati.

LA TATTICA NON BASTA…

L’Islanda per superare rispettivamente Austria, Portogallo, Ungheria ed Inghilterra non s’è basata soltanto sull’organizzazione tattica. Questa non può bastare. C’è un’altra componente che esalta il lavoro di Lagerback ed è una caratteristica che nasce anche dall’origine geografica dei giocatori.

Allenarsi in condizioni poco agevoli, correre su prati poco idonei e vivere la vita calciatori, ma sopratutto da lavoratori non può che temprare il carattere e la mentalità.

I giocatori blu quando scendono in campo corrono, si propongono, intervengono fino all’estremo delle loro forze: non mollano mai! Sono sempre su ogni pallone, sono coriacei nel pressing, non rifiatano mai e non perdono mai la lucidità, se non in pochissime occasioni. Sanno cos’è la fatica, il sudore e non regalano uno spazio all’avversario. Credono sempre di poter pungere l’avversario, non hanno paura di nessun campione internazionale e lo sfidano guardandolo in faccia e attendendolo al varco.

VERSO LA FRANCIA

L’Islanda ora si troverà davanti la padrona di casa di questi europei. Una formazione che pur tentennando ha nella sua rosa elementi di spicco internazionale, capaci fra velocità e potenza di distruggere l’avversario.

La Francia non si troverà davanti una squadra facile da battere, perché a questo punto l’Islanda dopo l’impresa degli ottavi avrà una forza mentale da non sottovalutare. La condizione fisica dei suoi interpreti è inoltre ottimale e la capacità di impedire all’avversario di sviluppare gioco, rappresenterà un enigma per i galletti.

UN CELEBRE PARAGONE

Per le condizioni di allenamento, per il temperamento e per la determinazione con cui gli isolani si battono in ogni occasione, questa squadra, sempre più popolare sul web, perché capace di imprese difficilmente ipotizzabili, rappresenta i valori di un calcio vecchio stile: aspetto genuino e popolare unito ad orgoglio nazionale.

L’ISLANDA COME LA FLYNET

L’Islanda ricorda la bella favola della Flynet nel manga Holly e Benji e il suo capitano Callaghan è identificabile in Gunnarson, uomo generoso e grintoso che guida un’intera nazione verso un sogno, proprio in quell’Europa che vede ormai come protagonisti giocatori -vip miliardari che amano cambiarsi la casacca ogni anno e si fregiano delle copertine fotografiche.

La Flynet arrivò alla semifinale nel torneo nazionale del cartone animato, ma vi riuscirà l’Islanda?

Statistiche: riprese dal sito www.eurosport.com tramite il videowall sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/Eurosport-530305363758845/?fref=nf

 

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