Biraghi e la mano che arriva dal cielo: questa Nations League in A ce la siamo meritata

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Biraghi Damian Art

Dopo la vittoria importante in terra polacca l’umore degli azzurri e dei tifosi italiani è migliorato. Una partita che mostra l’unità del gruppo

La spinge al novantesimo minuto, sospinto forse da un’inedita forza dall’alto Cristiano Biraghi. Corona così non solo un sogno personale (primo goal azzurro), ma la volontà di una Nazionale che per tutta la partita aveva attaccato a più posso. Un’ora e mezza di pressing, occasioni parate in ogni modo da Szczęsny (dal colpo di reni su Chiellini passando per l’allungo sul secondo palo per intercettare l’incrociato di Florenzi) e una squadra imponente e alta.

L’Italia non subisce quasi nulla, anche se qualche piccolo rischio in contropiede c’è stato e per fortuna che Milik la spara alta e poi Goralski non conclude a dovere. Per il resto la difesa fa da centrocampo e Donnarumma da spettatore.

E fino a qui tutto è positivo. Come lo è vedere i tre piccoletti scambiarsi fasce e ruoli, dialogare con i terzini e offrire lo spazio a Barella e Verratti per inserirsi. Insomma un’italia quasi perfetta.

Anemia sotto rete: vedi Bernardeschi

Ma quando Bernardeschi dopo 70′ minuti sbaglia un facile facile colpo di testa da ariete sotto porta, un dubbio sorge ancora? Ma segneremo prima o poi? I tre davanti sono belli, rapidi, apprezzabili ma la porta la vedono poco. Fra posizionamenti non da centravanti e qualche imprecisione, si avverte lo stesso la mancanza di un ariete sotto porta che si infili nei varchi e che capitalizzi la mole di passaggi. Anche le nostre ripartenze vanno perfezionate e concretizzate di più. Non si possono sprecare dei 2 contro 4 o dei 4 contro 3 semplicemente perché manca una figura di riferimento. Per ora, tuttavia, questo è il materiale che il nostro campionato ci offre e questo ci teniamo.

Un bel segnale: un gruppo unito

Intanto dalla trasferta di Polonia arriva una certezza solida: il gruppo azzurro è unito più che mai. Lo mostra la corsa e l’abbraccio collettivo al goal di Biraghi fra panchina, Mancini e titolari in campo. Nonostante la squadra stenti ancora per gioco (escluse le ultime due sfide) e per risultati (prima vittoria del 2018) la compattezza fra nuovi innesti e vecchie certezze c’è. E questo rispetto alla gestione Ventura è un buon segno. In un momento storico in cui i campioni stentano e dobbiamo accontentarci di giocatori di buone qualità tecniche e umane, la compattezza di squadra e lo spirito di sacrificio possono sostituire i valori tecnici vacanti.

Eppure se non ci fosse stato Lasagna…

Ma tornando al discorso di prima, una soluzione tattica con un centravanti serve. Inutile negarlo. Anche domenica se non ci fosse stato l’ingresso di Kevin Lasagna, forse non saremmo qua a esaltare il risultato e la retrocessione evitata per un soffio. L’attaccante friulano con la sua torsione di collo ha spedito la sfera verso la scivolata di Biraghi. Questo significa che in area l’Italia fatica a completare le azioni che sviluppa e che per forza un punto di riferimento in area di rigore o sui calci piazzati va trovato. A Mancini il rebus di risolvere la situazione per ingranare la quarta.

Evitata la B, uno spauracchio in meno

Intanto l’Italia grazie a questo spareggio evita la retrocessione in Nations League. Meno male perché avrebbe inguaiato il ranking UEFA e forse anche la permanenza di Mancini. D’altronde vista la partita giocata domenica gli azzurri hanno ampiamente meritato di restare in categoria A della competizione. Per lo meno se l’è giocata in trasferta e ha saputo rimediare alla situazione sportivamente grave in cui s’era calata. Anche perché l’idea di sminuire la Nations League non giova a nessuno: né ai calciatori che alla modestia, né ai tifosi che si deprimono sempre di più.

Addirittura, per una sorte di ironia del destino e perché il calcio è un po’ pazzerello, possiamo giocarci il primo posto contro il Portogallo. In casa, a San Siro, laddove proprio laddove ha preso avvio la nostra parabola discendente. Una vittoria significherebbe il passaggio alle final four. Un traguardo onorevole e prestigioso. Un girone di qualificazione per il prossimo europeo più accettabile e la speranza di giocarci ancora un qualcosa che conta.

Una squadra che gioca

Resta poi una certezza del corso Mancini e di un anno di esperimenti e miscela di ingredienti. La squadra ha una sua forma: 4-3-3. Sta trovando gli uomini base: i vari Barella, Florenzi, Bonaventura, Verratti, Jorginho, Bernardeschi, Insigne e Chiesa. Alcuni di loro sono giovanissimi e rappresentano il terreno verde su cui far crescere una squadra affidabile e vincente.

Il bello di questa nuova Nazionale contraddistinta dal tridentino è che è una squadra che gioca. Usa la difesa alta, pur rischiando qualcosa; pressa con la mediana fatta di corsa e intraprendenza; crea con movimenti e linee di passaggio. Come già detto deve imparare a finalizzare, perché non sempre dall’alto arrivano le spinte di grandi uonini.

Forza Italia

Grazie Cristiano

In memoria e per sempre in nome di Davide Astori #DA13

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