Italia Under 21: che mazzata e adesso? Riflessioni di una sconfitta inattesa

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foto da reggionotizie.com

L’Italia Under 21 stecca clamorosamente contro la Repubblica Ceca e adesso il cammino europeo si fa impervio, anzi quasi impossibile. Riflettiamoci sopra un attimo

Dal punto debole al punto forte. La difesa impeccabile contro i modesti danesi, torna a casa con tre palloni dentro la rete e un passivo pesante che potrebbe condizionare il futuro dell’Europeo. Rugani, troppo presto esaltato, scivola clamorosamente e apre il varco per Travnik. Lo juventino, ma anche i compagni di reparto, fra cui Calabria e Conti non fanno cerniera. I cechi trafiggono il molle centrocampo di Grassi, Cataldi e Pellegrini, che filtrano meno dei centrocampisti di calcio balillà.

C’è poi il nodo Donnarumma. Le voci, che hanno fatto nascere un caso attorno al portiere milanese, di riflesso hanno condizionato la sua prestazione. Per la verità ha parato, ordinaria amministrazione, ma quando doveva mettere i guantoni, li ha lasciati nello spogliatoio. Non è da milionario, quale lo fa apparire il suo procuratore, prendere goal da più di 30 metri, qualunque sia il tiro, la potenza e la traiettoria. Non è da futuro campione non coprire bene la porta sul 2-1 dei cechi. Non è da Donnarumma, tutto quello che ieri ha mostrato.

Italia Under 21: perché sei undicesimi? 

Parte delle responsabilità vanno poi a Di Biagio, tecnico giovane ed acerbo. Troppo turnover per una competizione come questa dove tutte e tre le partite sono fondamentali e in un sistema di gironi, in cui solo la prima passa al cento per cento. Caldara, giocatore di grande maturità e affidabilità lasciato in panchina per scelto o forse per infortunio; Calabria troppo inesperto e distratto a dispetto del più rodato e convincente Barreca; Gagliardini con la sua dinamicità, personalità ed intelligenza tattica è un costruttore di gioco a cui non si può rinunciare per ora. Un rotazione che ha tolto qualità e aggiunto tanti muscoli senza fantasia.

Perché insistere su Bernardeschi, palesemente avulso dal gioco e sciupone a discapito di un Chiesa volenteroso, pericoloso e dinamico?

Forse fiducia o forse la speranza che il gioiellino viola sbocci, di fatto ad oggi è un altro viola ad infiammare gli azzurri e non merita la panchina. Il 10 italiano non si rende degno di questo numero e a parte un’occasione da fuori aerea è spento e nervoso.

Petagna, che già aveva mostrato più di un limite contro la Danimarca, è bravo a tener palla, far salire la squadra e combattere in aerea, ma non è mai presente in zona goal e l’unica che ha la chiude con uno scavetto di troppo. Cerri, non ha mai ricevuto una possibilità di mostrarsi e così Di Biagio è rimasto legato a un uomo di peso (una boa di calcetto), che mette tanto carattere e sacrificio, ma non ha nessun colpo da campione.

Berardi è l’unico in queste due partite che ha saputo rimettersi in mostra per come l’avevamo conosciuto. Qualità tecnica, pressing, convinzione e mordente. E’ il migliore della partita per l’Italia, pareggia, ci crede sempre e si propone con continuità. E’ la nostra speranza attuale, ma da solo non basta

Italia Under 21: E adesso? 

E adesso? L’Italia Under 21 dovrà vincere sabato contro la Germania con tre goal di scarto, per sperare di passare e qualificarsi. In pratica al 90% si torna a casa, visto che il match fra Danimarca e Repubblica Ceca propende a favore dei cechi. La bella Italia di Di Biagio, formata da una formazione di militanti in serie A, tecnicamente valida, affidata a un fenomeno dei pali e data fra le favorite rischia di perderci la faccia pesantemente. Si ridimensiona, se mai ce ne fosse bisogno dopo la batosta di Cardiff, la reale forza del nostro calcio fuori patria e si rabbuia il futuro del colore azzurro. Non sempre dall’Under 21 sono nate grandi nazionali, ma vogliamo ricordare che l’ultima capace di vincere un Europeo era così formata:

1 Amelia, 2 Zaccardo, 3 Moretti, 4 Gamberini, 5 Bonera, 6 De Rossi, 7 Pinzi, 8 Palombo, 9 Gilardino, 10 Brighi, 11 Sculli, 12 Agliardi, 13 Barzagli, 14 Bovo, 15 Donadel, 16 Potenza, 17 Mesto, 18 Rosina, 19 Del Nero, 20 Caracciolo, 21 D’Agostino, 22 Zotti, CT: Gentile

Almeno quattro di questi ragazzi sarebbero diventati campioni del mondo nel 2006.

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Infine, resterà da capire come gli italiani affronteranno la cocente eliminazione. In un’ estate dove il solo calciomercato domina la scena, per gli azzurrini c’era l’occasione di attrarre molti appassionati. Purtroppo finora, a parte mezz’ora discreta contro la Danimarca, gli italiani hanno visto una squadra sopravvalutata e boriosa, ricca di talenti, ma limitata, senza concentrazione e ringhi in campo. Dov’è la morte sulla palla, la determinazione e lo “sputar sangue”? Troppi milioni, troppe trattative, troppe voci: in un clima così questi possibili campioncini si stanno perdendo. E noi perdiamo l’ennesimo fallito assalto al titolo europeo ed olimpionico.

 

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