Juve all’ultimo respiro: decide il gioello Dybala

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Una perla del campione argentino all’ultimo minuto regala i tre punti alla Vecchia Signora. Dybala segna il gol del vantaggio al 93′ minuto con un’azione personale di forza e classe. Il messaggio è chiaro: la Juve non molla! E con la vittoria della Roma al San Paolo la Juventus rivede la vetta.

Sfumature Bianconere: un’esplosione di gioia. Un gioello di classe e potenza. Dal nulla, quando la vittoria sembrava già una chimera. Un colpo da campione. Questo è stato il gol di Paulo Dybala che ha deciso il match tra Lazio e Juventus all’Olimpico di Roma. Una zampata per dire che la Joya è tornato, che la Juve non molla, che nonostante le speranze di mezza Italia la Vecchia Signora è sempre lì, è sempre con il coltello ai denti e i suoi cavalieri non intendono cedere il passo. In una partita che sembrava ormai destinata verso uno scialbo pareggio a reti inviolate ecco che, all’ultimo minuto, un lampo del giocatore più amato, più atteso, più temuto, squarcia il grigiore della parità e regale i tre punti alla Juventus.

La solita partita non bella. Una “non bellezza” alla quale la Juventus ha abituato i propri tifosi. Ma una Juventus maledettamente efficace. Non incanta, non fa sobbalzare sul divano, non fa innamorare per il gioco, ma vince, vince sempre. E in fondo, ogni Juventino vero lo sa, “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. E allora godiamocela questa Juventus, che sarà anche brutta, sporca e cattiva, ma è capace di regalare emozioni…all’ultimo respiro.

Partita bloccata

Allegri parte con un 3-5-2 speculare allo schema proposto da Simone Inzaghi. La partita sin dalle prime battute sembra bloccata e caratterizzata da ritmi bassi e tatticismo. Nessuna delle due compagini si spinge pericolosamente verso l’area avversaria. Da una parte Immobile e Milinkovic-Savic tentano di penetrare la difesa Bianconera. Dalla parte opposta Mandzukic non è al meglio e Dybala si vede a sprazzi, mai in modo convincente.

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A parte qualche azione pericolosa della Lazio in avvio, con un colpo di testa sventato da Buffon, la partita vivacchia tra fitte trame di passaggi orizzontali e contropiedi su errori di impostazione. Non si registrano grandi emozioni per tutto il primo tempo, e il secondo tempo segue la falsa riga del primo.

Qualche sussulto

La formazione messa in campo da Inzaghi è perfetta dal punto di vista tattico. Mandzukic non trova sbochi al centro e si trova costretto a svariare sull’esterno. Dybala si fa notare per qualche dribbling e molte palle perse, Asamoah e Lichsteiner non sono incisivi, Pjanic ha poco spazio, poche idee, poche opzioni di passaggio. Il gioco lascia a desiderare per lunghi tratti, grazie all’atteggiamento attento della Lazio, ma soprattutto al gioco poco convincente dei Bianconeri.

Col passare dei minuti la Juve si rende conto che il tempo stringe. La squadra di Allegri comincia lentamente ad alzare il ritmo. Il solito gol su azione dei campioni in campo non arriva, anche perché i campioni in campo sono meno del solito e non in perfette condizioni. Dal 70′ minuto in poi il gioco della Juve si fa più pressante. Forse per paura di perdere il contatto con la vetta, forse per l’ansia di cercare il gol che non arriva, i Bianconeri cominciano a spingere in modo più convinto.

Già dall’inizio del secondo tempo la Allegri, senza fare cambi, passa da un piatto 3-5-2 ad un più audace (ma non troppo) 4-4-2, con Lichsteiner avanzato sulla linea dei centrocampisti e Matuidi più largo a sinistra. La Juve alza lentamente la testa ma presta anche il fianco a qualche contropiede, che la Lazio non sfrutta a dovere. E’ già il 57′ minuto quando l’allenatore dei Bianconeri sostituisce Lichsteiner con Douglas Costa, dando maggiore consistenza alla fase offensiva.

Il Gioiello

Il messaggio di Allegri è chiaro: attaccare, ma non troppo. Infatti diestro l’ala brasiliana è schierato nel ruolo di terzino destro Andrea Barzagli, non esattamente un fluidificante. Nonostante ciò la Juve comincia a schiacciare in modo sempre più convinto la Lazio nella propria metà campo. I Biancocelesti, reduci dai 120 minuti più rigori della semifinale di Coppa Italia contro il Milan, cominciano a mollare. La Juve ne approfitta, ma non riesce a sfondare. La sensazione che si vive in campo è che la Juve abbia cominciato troppo tardi a cercare con convizione la vittoria.

Tutto sembra far pensare ad uno zero a zero finale, giustissimo per quello che si è visto in campo. ma qualcuno non è d’accordo… Al minuto 93, l’ultimo dei 3 di recupero concessi dall’arbitro Banti, Alex Sandro, entrato al 75′ minuto al posto di uno spento Mandzukic, avanza sulla destra e cerca il tiro. La conclusione è ribattuta dalla difesa laziale, ma la palla arriva a Rugani che lancia in avanti dalla trequarti offensiva verso Dybala. Il campioncino argentino controlla in area, dribbla Felipe Luiz con un tunnel, ingaggia un duello fisico con Parolo che lo sbilancia, ma riesce a mantenere l’equilibrio e il possesso e lascia partire in sinistro forte e preciso che si spegne sotto la traversa della porta difesa da Strakosha.

Fino alla fine

È un tripudio. L’esplosione di gioia contagia tutti i tifosi Juventini. Il pubblico laziale, fino a qual momento fantastico nel sostenere la propria squadra, si zittisce. La Juve trova un gol inaspettato, all’ultimo minuto, con il suo giocatore più amato ed atteso. Un finale da Best Seller.

Gli ultimi due minuti concessi dall’arbitro scivolano via. La Lazio si è ormai arresa e la Juve porta a casa il risultato. Il cambio di Dybala con Chiellini serve solo per perdere tempo e spezzare il ritmo ad una Lazio ormai demoralizzata. La Juve vince e lancia un grande messaggio di forza al campionato: questa squadra non si arrende mai!

Il ritorno della Magia del numero Dieci

Aveva avuto un avvio di stagione esaltante, seguito da un calo e da qualche prestazione tra alti e bassi. Poi l’infortunio e il recupero durato circa un mese. Quella con la Lazio era la sua prima gara da titolare dopo il recupero ed è tornato a fare quello che ci si aspetta da lui: essere decisivo.

Per Paulo Dybala un’alrta firma d’autore in un campionato che l’ha visto mettere a segno ben 15 gol in 21 presenze, con un ritmo di un gol ogni 94 minuti. In pratica un gol a partita. Tutto ciò condito da 3 assist. Un giocatore sulla via del recupero che può e deve essere fondamentale adesso che tutte e tre le competizioni alle quali partecipa la Juve, e che vuole vincere, entrano nella fase cruciale.Un Dybala che non è certo ancora al meglio dal punto di vista fisico, ma che già riesce a far vedere in campo sprazzi della sua grande classe e che soprattutto è tornato efficace dove più conta: fare quello che serve per portare alla vittoria la Juventus.

Grazie Roma

Nel giorno in cui la Juve conquista una vittoria che sembrava insperata in casa della Lazio, il Napoli cade tra le mura amiche sotto i colpi della Roma. La pesante sconfitta dei Partenopei, messi sotto dai Giallorossi per 2-4, consente alla Juve di portarsi ad un solo punto di distanza dal Napoli in campionato, ma con una partita in meno. A questo punto, vincendo il recupero della partita contro l’Atalanta, in programma a metà marzo, la Juventus si riporterebbe da sola in vetta alla Serie A. Con uno scontro diretto da giocare in casa e forte della vittoria dell’andata.Una vittoria che sa di svolta per il campionato, per il modo in cui è arrivata e per i risultati che sono usciti dagli altri campi. Il campionato è ancora lungo, ma sicuramente è meglio essere davanti che essere dietro.

Sotto la lente: la Difesa

La difesa è il reparto che gioca meglio. Sia disposta a 3 che a 4 non soffre le accelerazioni dei temibili avanti laziali, Immobile su tutti. Buffon è costretto a sporadici interventi, ma risponde alla grande. Rugani, chiamato finalmente in causa in modo un po’ più continuo, dimostra che la sua crescita è costante, insieme a Caldara formerà una grande coppia di centrali difensivi. Al centro della difesa Benatia. Ormai il marocchino è una certezza. Un muro per gli attaccanti avversari ed un valido appoggio per i compagni. A distanza di otto mesi si può tranquillamente dire che la Juve ha giovato dello “scambio” tra Bonucci e Benatia.

Prima al centro-destra e poi da terzino destro, Andrea Barzagli compie un ottimo lavoro. Sicuramente non ci si aspettano da lui grandi sgroppate in fase offensiva, ma in difesa è perfeto ed in appoggio fa il suo. Lukaku è un brutto cliente per tutti, ma lui lo tiene a bada bene. Prima schierato da esterno di sinistra in un centrocampo a 5, poi retrocesso nel ruolo di terzino, Kwadwo Asamoah mette in campo una partita sicuramente sifficiente. Chiude sempre bene, prova a spingere in qualche occasione. Che non sia un fenomeno è noto, ma è indubbiamente un giocatore sul quale fare sicuro affidamento.

Sotto la lente: il Centrocampo

Partito a 5, finito a 3. Nel trasformismo di questa Juve il centrocampo riesce ad adattarsi alle direttive dell’allenatore. Non una grande prestazione dal punto di vista del gioco, ma molto bene sotto l’aspetto della concretezza. Pjanic è sempre il creatore di gioco. Ormai è lontano il tempo delle prestazioni discontinue. Il centrocampista bosniaco è sempre al centro dell’azione. Non una delle sue migliori prestazioni, ma una ulteriore dimostrazione di classe e maturità. Allegri considera Khedira una pedina fondamentale. Molti tifosi storcono il naso alla luce delle prestazioni del centrocampista tedesco, ma la realtà è che Sami è sempre al posto giusto nel momento giusto ed il più delle volte fa la cosa giusta. Non si nota molto, molti gli preferirebbero Marchisio, ma se Allegiri ha così tanta fiducia in questo giocatore, che sarebbe anche un Campione del Mondo, non può essere un caso.

Mezzala nel centrocampo a 5, esterno a 4, ancora mezzala “equilibratore” nel centrocampo a 3, la sostanza non cambia. Per Matuidi ancora una grande prestazione fatta di testa e muscoli, pressione ed inserimenti. Un grande giocatore che fa sentire il suo peso in campo. Schierato a centrocampo, lui che centrocampista non è, Lichtsteiner si trova meglio nello schieramento a 5 piuttosto che a 4. Nonostante la grinta, la prestazione non è di quelle memorabili e produce poco soprattuto in fase offensiva. Quando è il momento di inserire Douglas Costa, Allegri preferisce sostituire lui a Barzagli, probabilmente perché il maggior apporto offensivo non vale il minor contributo in copertura. Per il brasiliano poco più di mezz’ora a disposizione. Il gioco è sempre lo stesso: a tratti assente, qualche volta impreciso e troppo frenetico, spesso incontenibile. Anche stasera mette in campo alcuni spunti molto interessanti, questa volta però non incide come vorrebbe.

Sotto la lente: l’Attacco

Un attacco formato da due soli uomini non si vedeva da un po’ per la Juve. Il risutlato è un apporto davvero basso al la partita. Mandzukic non entra mai veramente in partita. Sbaglia un gol di testa che da lui ci si aspetterebbe mettesse dentro e si allarga troppo sulla fascia a cercare spazi. Lontano dalla forma migliore. Al 75′ entra al suo posto Alex Sandro. Il brasiliano svaria per il campo e cerca di creare scompiglio nella difesa avversaria. Dal suo sinistro parte l’azione che porta al gol di Dybala. L’importante è lasciare il segno, e lui lo fa.

Fino all’ultimo minuto una prestazione non sifficiente. Poi, all’ultimo secondo, un gol che vale da solo il prezzo del biglietto. I campioni si vedono anche da questo: dalla capacità di cambiare le partite con una singola giocata. Paulo Dybala è tornato, e la Juve ha nuovamente una grandissima arma in più.

Sotto la lente: il Mister

Una Juve brutta. Una partita che non entusiasma con un gioco piatto e la squadra che si trova spesso in balia dell’avversario. E allora? Allora c’è che la Juve vince ancora. Sia per fortuna, sia perché ha grandi campioni in rosa, sia per la voglia di non mollare mai, sia per la capacità di sfruttare al meglio le situazioni, il fatto è che la Juve vince. E finché la Juve vince Allegri ha ragione. Contro la Lazio è partito con un 3-5-2 fin troppo prudente con gli esterni più predisposti per la fase difensiva. Nel secondo tempo ha cambiato modulo senza cambiare uomini, adattando Matuidi e Lichsteriner nel ruolo di esterni di centrocampo. Ha finito con Dybala falso nove e due esterni ai suoi fianchi. Alla fine il campo gli ha dato ragione. Sarà pure fortuna (sarebbe comunque strano che la fortuna duri da quattro anni), ma quell oche conta alla fine è vincere, e con lui la Juve lo sta fancedo.

Una partita brutta e difficile. Una trasferta contro una squadra organizzata ottimamente e di grande qualità. La Juventus esce dall’Olimpico di Roma con i tre punti in tasca, il suo giocatore di maggior classe ritrovato, una vittoria che fa morale e la possibilità di riconquistare la vetta solitaria nel recupero contro l’Atalanta. In attesa di giocarsi le sue carte migliori a Londra.

 

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