ABBRACCIO ROSSONERO: KESSIE’, THE COMMANDER

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Kessiè ha stupito tutti. Ha assorbito il passaggio dall’Atalanta al Milan come se niente fosse, anzi, migliorando ulteriormente. Fin qui è stato il giocatore più utilizzato da Montella e urge trovare un sostituto per alcune partite, perchè sessanta non può farle nemmeno il nostro “commander”, o forse sì?

Alzi la mano chi si immaginava un impatto del genere da parte di Kessiè. Forza, dinamismo, tecnica e visione di gioco sono tutte caratteristiche di punta in questo ragazzo. Un mix esplosivo che, se dosato e fatto crescere adeguatamente, potrà portare Kessiè al vertice del calcio mondiale. Sta solamente a lui scegliere come e quanto evolvere. Fin qui, Montella, non ha praticamente mai rinunciato al “carrarmato” rossonero. Un vero comandante in mezzo al campo che con Biglia al fianco sta trovando la giusta dimensione. Ruba palla e rilancia l’azione con una facilità disarmante. L’87% di passaggi riusciti in SerieA e il 92,3% in EuropaLeague, sono numeri che fanno venire i brividi. Altra caratteristica dominante è la progressione palla al piede. Anche durante l’ultima sfida contro la Spal, in più di un’occasione, presa la palla e involato verso l’area avversaria non c’è stato modo di fermarlo. Un vero bolide che travolge tutto e tutti.

Averlo tra le nostre fila è sicuramente un grane punto a favore e rinunciare a lui in qualche partita desta non poche preoccupazioni a tutto il mondo rossonero. Motivo per cui, nella prossima finestra di mercato, servirà trovare un buon sostituto per permettere a Kessiè di “tirare il fiato” durante qualche partita più agevole. Almeno sulla carta.

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Kessiè il burbero?

Il saluto militare di Kessiè. Una dedica al defunto padre

Tutt’altro. Dall’ambiente rossonero, trapela grande simpatia per il ragazzo. Ha subito trovato il suo spazio, la sua dimensione. Kessiè è una persona dal cuore d’oro. Basti pensare alla facilità con cui ha ceduto il suo amato numero 19 a Bonucci. Quel numero, per il nostro “commander” significa tanto: giorno del suo compleanno,  giorno del suo arrivo in Italia, ma soprattutto è il giorno in cui morì suo papà a cui tutt’ora dedica, ad ogni gol, un’esultanza con saluto militare. Vista, appunto, la professione del deceduto genitore.

Pensare quindi che l’ivoriano sia tutto muscoli e corazza è sbagliato. Siamo di fronte a un uomo vero con un grande cuore. Sono forse queste le ragioni che lo rendono anche in campo un esempio da seguire, un campione che non si risparmia mai e che mette in ogni pallone l’anima. Quell’anima così ferita, ma allo stesso tempo così rinforzata da una vita che, tranne il calcio, non ha regalato molte gioie al nostro amato, “commander”, Kessiè.

 

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