Se la forza viene dall’alto, allora la Fiorentina deve crederci

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Fiorentina: cinque vittorie consecutive dal giorno del misfatto a Udine. i miracoli non accadono, ma l’onore può farli accadere.

La Fiorentina sembra non fermarsi più. Se il bimestre Gennaio- Febbraio ha visto protagonista il Milan di Gattuso, il mese di marzo riporta alla luce del sole la Fiorentina di Pioli. Sembrava impossibile sperare nell’Europa un mese fa e invece adesso i Viola sono vicinissimi al Milan, che detiene l’ultimo posto disponibile per un pass europeo.

Astori: dal ricordo indissolubile alla forza d’animo

Dopo la dipartita di Astori (4 marzo 2018), la Fiorentina che navigava con una vela piuttosto sbarazzina, sembra avere trovato il suo timone. Non c’è un nome per il cocchiere toscano (magari lo si potrebbe dare al pragmatico Pioli), ma in realtà non è che l’allenatore abbia modificato posizionamenti in campo e tattica. Sostanzialmente la Fiorentina dello scorso anno (a partire da settembre 2017) è la stessa anche come organico (se si eccettua lo scambio Babacar – Falcinelli) di questo inizio 2018.

Eppure quella giocava distratta; era malandata; era debole come un cucciolo. Invece questa? 

Ecco dov’è il timoniere di questa nuova Fiorentina, che non molla mai su un pallone e che corre a più non posso su ogni campo. E’ là, è nel cielo, è in Davide Astori. L’ex capitano che ha lasciato, con dolore per tutto il calcio italiano e non solo, prematuramente questo mondo per raggiungere la beatitudine divina, adesso da quelle nuvole (proprio come recitava un meme sui social network) sta guidando i suoi ex compagni. A lui il fato ha tolto vilmente questo pregio e allora la sua forza d’animo, il suo carisma e la sua grinta sono entrati nelle ossa dei giocatori toscani. Sono l’abnegazione, l’orgoglio, la tenacia e la convinzione ad aver fatto rifiorire il giglio di Firenze.

La debolezza tattica ha fatto posto al sacrificio; la corsa appannata a quella determinata; le occasioni sciupate sono diventate frecce da usare con efficacia massima.

Così è accaduto sabato a Roma: un pizzico di fortuna sì, ma tanta rabbia. 

La Fiorentina ha vinto contro una Roma piuttosto mal ridotta dall’ingiusta punizione di Barcellona, perché ha saputo trasformare le poche palle in area in gemme preziose. Ha subito certo. Ha avuto fortuna (due traverse in cinque minuti). Però il sangue che esce dagli occhi dei ragazzi di Pioli non è sangue umano. Almeno in queste ultime cinque partite.

Il goal di Simeone è un’orchestra perfetta di caparbietà, cattiveria e tecnica. Il cholito sembra essere tornato all’annata con il Genoa.

Nello stesso identico modo si sono battuti tutti gli altri ragazzi. Perfino i meno utilizzati Victor Hugo e Dabo hanno reso al massimo, contrastando gli avanti giallorossi con efficacia e prepotenza fisica.

Sono la rabbia e il dolore a creare sempre più forza, magnanimità d’animo e spirito di vittoria.

Se la forza viene dall’alto…

E’ come se prima di ogni partita, dall’alto la voce dell’ex capitano risuonasse nello spogliatoio viola. Sembra pura retorica farcita, ma non è così. La Fiorentina ha trovato il suo equilibrio in campo, ha ritrovato morale e voglia di vincere.

Non si sa, se questa forza viene dal cuore di chi non c’è più, ma se si combatte in onore di colui che è stato un giocatore e un uomo dedito e corretto, forse un miracolo sportivo si può ancora realizzare.

A volte il calcio, a volte il fato creano delle sinergie sconvolgenti che l’uomo, la tattica, i modulo degli allenatori non possono creare.

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