La Lazio di Lotito: un’ eterna adolescente

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La curva in Lazio - Juve

Lazio di Lotito è ormai un fiore pronto a sbocciare, che non conosce mai la primavera, tra gioie ed incompletezze

La felicità, il cuore che batte all’impazzata, la nostalgia, la tristezza. Quella voglia di diventare grandi, la potenzialità, la consapevolezza di non essere ancora abbastanza.

Così si può riassumere la Lazio di Lotito, dopo 14 anni di presidenza, in sole due righe. Una chiave interpretativa che basta per decifrare qualsiasi accadimento biancoceleste, dal 2004 ad oggi. Così si può riassumere anche questo mercato. Una campagna che ha visto tutti buoni acquisti, nessuno escluso. Il problema non è chi è arrivato, ma chi non lo è.

Lo hanno dimostrato le prime due partite, seppur con due squadre fortissime, come Napoli e Juventus. La squadra di Inzaghi è risultata apatica, come un ragazzo di fronte ad una lezione noiosa, che non ha voglia di capire. Lotito non ha voglia di competere per la Champions, o meglio di arrivarci.

La lazio di Lotito 2017/18

Lo scorso anno il mister e i ragazzi erano quasi riusciti nell’impresa, mancava poco. Ma per raggiungere alcuni obiettivi ci vuole fortuna (quella ci è mancata) e i ricambi all’altezza. Ecco che i gol mangiati da Caicedo diventano una condanna, insieme alla difesa colabrodo, capace di incassare gol come una provinciale.

Cosa avrebbe fatto allora una società con voglia di crescere? Sarebbe ripartita dalle falle, dai buchi, dalle necessità. Invece no, abbiamo preso tutti ottimi affari, ma non siamo andati a puntellare laddove ne avevamo bisogno. Caicedo è ancora lì, con la speranza che a Immobile non prenda nemmeno un raffreddore, la difesa ha sostituito De Vrij con Acerbi. Poniamo anche per assurdo che i due si equivalgano, gli altri restano i protagonisti della fallace scorsa stagione, con decine di gol sul groppone.

Attenzione, non stiamo dicendo che la Lazio non sia un’ottima squadra, capace di giocarsela con tutti se in forma. Ma che non sia migliorata rispetto allo scorso anno. Nel giro di poco tempo abbiamo perso Keita, De Vrij e Felipe Anderson. 17 gol il primo nella sua ultima stagione a Roma, sei gol il difensore, diversi gol e assist Anderson, oltre che talento purissimo e tanta imprevedibilità.

Lo pochezza in attacco!

Adesso? Adesso siamo nelle mani di Immobile, Milinkovic e Luis Alberto, pregando che Correa sia in grado di migliorare, altrimenti lo scambio con Anderson sarà stato nettamente a perdere.

Era forse troppo per la Lazio chiedere un Papu Gomez? Contro Napoli e Juve siamo stati sterili, macchinosi, lenti e soprattutto prevedibili. Facile imputare tutto sempre alla forza degli avversari.

Il campo sarà giudice di queste parole…

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