Lacrime di vittoria

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Quando al minuto 16 della finale di Euro 2016 Cristiano Ronaldo si è seduto in campo in lacrime, abbiamo tutti iniziato a tifare Portogallo. Ci siamo commossi quando, inconsolabile sei minuti più tardi, l’asso del Real Madrid ha gettato definitivamente la spugna dopo un drammatico tentativo in extremis di recupero. In barella è andato via, con le mani sul volto, e la preoccupazione di uno stadio intero. Lì, forse, è iniziata la vera finale di questo Europeo. Nell’ambito di una competizione estremamente equilibrata, l’episodio emozionale che ha fatto saltare il banco si è registrato non per un gesto tecnico in campo, ma per l’uscita dal rettangolo verde del calciatore più atteso.

Non è successo più nulla o quasi fino ai supplementari quando la scena se l’è ripresa lui in panchina (per la verità più vicino al campo che alla panchina) al fianco dell’altrettanto indemoniato commissario tecnico Fernando Santos. E che dire del povero Raphael Guerreiro, miglior terzino dell’Europeo, afflitto da crampi e ritrascinato con forza in campo da un Cristiano Ronaldo zoppicante, per l’ultima difesa del fortino, quella che ha portato alla gloria effettiva. Il Portogallo di Ronaldo ha vinto nel modo più sorprendente possibile, baciato dall’intuizione di un quasi perfetto sconosciuto come Eder, trincerato nella sua solidità di gruppo, nel suo giocar male, nel suo mettersi a servizio di partite trascinate sempre all’infinito.

Per la terza volta, ieri, il Portogallo non l’ha certo risolta al novantesimo. Con la Croazia toccò a Quaresma aprire i cancelli del sogno, con la Polonia ci vollero i calci di rigore, contro la Francia il cambio azzeccato dal curioso Santos ha regalato l’ultimo e decisivo colpo di coda. A guardar bene, Ronaldo fuori dal campo ha fatto più di quello che Pogba ha determinato, o meglio non determinato, per 120 minuti in campo e dimostrato che per essere campioni si deve essere anche leader. Certo, in una stagione in cui l’ex Manchester United ha vinto pure la Champions League (la seconda negli ultimi tre anni, a suon di gol) si è evidenziato pure tutto il talento cristallino di un giocatore straordinario nella sua dirompente umanità.

Portatore sano di emozioni vere, Ronaldo riferisce con gli occhi e gli atteggiamenti il polso della situazione. Sgorga lacrime di sangue come le madonne di cronaca nei momenti di massima sofferenza. Sorride quando vince. Tutto in mondovisione come la Coppa alzata da capitano al cielo, con la vistosa fasciatura a bloccare il ginocchio malandato, e quell’incrollabile gusto della prima volta, per lui che in realtà ne ha alzate di tutti i colori fin qui. Vincerà, meritatamente, il quarto pallone d’oro della sua carriera. Lascerà l’ennesima firma sul libro del calcio. Lo farà questa volta da capitano non calciatore, lo farà ancora una volta, sempre e comunque. Evviva Ronaldo, orgoglio di questo sport, campione vero.

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