L’antidivo

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Con la faccia da eterno bambino che ha, non sembra nemmeno un calciatore professionista. Manolo Gabbiadini, 24 anni, di Calcinate, in provincia di Bergamo, è tutto fuorché un personaggio a 360 gradi. Schivo, riservato, non trasuda emozione. Vive di allenamenti, di campo, di calcio. Mastica amaro, aspetta il suo turno, e quando arriva il momento… brucia il tempo perduto accorciandolo in gol. Quando ieri Gabbiadini ha siglato quattro reti al Monaco in amichevole (non proprio la sgambata contro le rappresentative di montagna che pur popolano i giorni estivi delle squadre di A), qualche vedova di Higuain ha finito di piangere. Per carità, non è nostra intenzione scherzare coi sentimenti dei napoletani. Ma c’è un calciatore che, più di tutti, impersona in queste ore la speranza. Gabbiadini è finito addirittura in qualche dialogo d’uscita, offerto come un pacco postale senza nemmeno ricevuta di ritorno all’Inter per un Icardi certamente più megalomane di lui, ma non poi così troppo più efficace di lui.

Parla la stessa lingua dei grandissimi Gabbiadini, lo dicono i numeri, la media realizzativa in rapporto alle presenze. Eppure, sembra sempre non bastare. Verrebbe da dire paradossalmente che in un calcio dove molto è strategia, a Gabbiadini mancherebbe soltanto in questo momento un ricorso più feroce ai social per reclamare il suo spazio. Forse così tutti capirebbero che esiste anche lui, visto che in campo in molti sembrano distratti. Sarà il nome, Manolo, che già spiega la normalità del professionista. Nessun particolare eccesso appartiene alla sua sana personalità. Gabbiadini segna. E basta. Che possa essere lui, in mezzo a tanti ipotetici nuovi acquisti, il vero colpo del Napoli?

Noi scommettiamo di sì. Lui e Milik bastano a questo Napoli per ripartire con fiducia. Chiaro che la perdita di Higuain resta esagerata. Ma esagerato è pure il modo in cui si prova, un po’ autolesionisticamente, a non andare avanti. Ci ascolti De Laurentiis, se può. Questo Gabbiadini merita una chance concreta. Non è argentino, ma ha abilità di calcio non da meno e pennella traiettorie pericolosissime da qualunque posizione. E’ completo, generoso, opportunista. E’ italiano, che non guasta, calcia pure meglio di Zaza su rigore. Lo definiamo l’anti-divo dandogli, proprio così, un alone più efficace. Si può essere importanti, rifiutando i riflettori. Divi per merito, per percorso, e non solo per astrazione.

 

foto: ilmionapoli.it

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