L’editoriale – Ma non lo doveva stravincere la Juve?

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A San Siro ieri quasi non ci credevano. Non che la brillante orchestra messa in scena da De Boer, ora terza, a cospetto della Juve non avesse meritato la vittoria. Ma un po’ il vantaggio bianconero di Lichtsteiner messo lì a ribadire certe consuetudini, lo scotto dell’Europa League e della disfatta contro l’Hapoel, e un po’ pure quell’alone da ammazza-campionato che abbiamo messo addosso alla Juve (e ci torneremo a breve…), beh tutto faceva presagire il solito scenario. In un derby d’Italia dalle mille emozioni, ben giocato e fatto di intensi capovolgimenti di fronte (così bisogna giocare sempre), è stato lo spettacolo e anche un pizzico di magia a farla da padrone. Un protagonista su tutti: Mauro Icardi. Il più bastardo di tutti. Almeno a giudicare dalla gente arrabbiata con lui e che lui però, almeno in campo, ripaga da anni con fare puntuale. Precisazione: non esiste al mondo centravanti under 23 più forte e decisivo dell’argentino. Il suo impatto con la nuova stagione, con alle spalle già un titolo di capocannoniere in Serie A, è stato devastante. Suoi, del resto, praticamente tutti i gol segnati dall’Inter fin qui in campionato: quello del pareggio contro il Palermo, la doppietta della vittoria contro il Pescara, il gol e il delizioso assist per Perisic nella super-sfida di ieri contro i bianconeri. Come dire… ad averceli di stronzi così.

La sensazione è che un fuoriclasse (fra gli altri) ce l’avesse ieri anche Allegri. Ma che, a differenza di Icardi, è stato tenuto in panchina. Non ce ne vorrà Mandzukic, ma preferire il croato a Higuain in un match così delicato è sembrata mossa irriverente, forse anche un po’ presuntuosa. La Juventus ha speso 90 milioni non per caso, evidentemente ne aveva bisogno: esiste il buon senso, e questa volta Allegri, generalmente attento a tutti gli equilibri, ha sforato di brutto. Giusto inserire anche lui sul banco degli imputati, tanto che più di qualche “Grazie Max” è balenato nella testa degli stessi supporter nerazzurri e non bianconeri.

Ma la Juventus non doveva ammazzare il campionato? La domanda, che poi è anche il focus del titolo, e nulla ha a che fare con l’arco di responsabilità della Juve (che al massimo sta subendo l’etichetta), torna d’attualità alla luce dei primi stravolgimenti di classifica maturati dopo quattro giornate. La Juve, a differenza della passata stagione, aveva iniziato con fare tambureggiante. La sconfitta di ieri l’ha però lasciata un po’ più indietro, alle spalle del Napoli di Milik. L’insegnamento, che sia per sempre, è che nel calcio non esistono vittorie facili né scontate. Al massimo resta pacifico affermare che i bianconeri abbiano risorse a sufficienza per sopperire con onore agli inevitabili passi falsi di cui è fatta una stagione. Squadre imbattibili non ce ne sono, e le altre non staranno certo a guardare. Questa è stata la giornata di Icardi e De Boer, di Milik e Sarri. Un po’ di Badelj e Sousa (vittoriosi in un posticipo non privo di incertezze arbitrali contro la Roma). E’ stato il weekend anche del Sassuolo di Di Francesco, sempre più coinvolgente. Di Bacca. E pure di Borriello, bomber per una volta anche in campo. E’ stato tanto, ma non ha deciso ancora niente. Quanto ci piaci Serie A.

La classifica: Napoli 10; Juventus 9; Chievo, Lazio, Roma e Inter 7; Milan, Sassuolo, Udinese, Genoa, Fiorentina, Sampdoria e Bologna 6; Torino, Empoli, Cagliari e Pescara 4; Atalanta 3; Palermo 2; Crotone 1. Una partita in meno Genoa e Fiorentina.

 

Fonte foto: ibloginter.com

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