L’editoriale – Totti è il calcio, Spalletti s’arrende. A Pescara nascono i tulipani

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Dove eravamo rimasti? Se lo sarà chiesto Francesco Totti ieri quando, arrestato il diluvio universale abbattutosi sull’Olimpico, ha pensato bene di fermare anche quello in campo, togliendo le ennesime castagne dal fuoco alla sua Roma. La solita comparsata striminzita nell’entità, troppo poco coerente con il suo nome e il suo talento: tanto è bastato comunque ancora una volta per inserire la firma del capitano nel tabellino e sull’ennesima corsa forsennata sotto la Sud ad esultare per la vittoria di una Roma traballante, oggi tutta inchinata all’esperienza del suo unico fuoriclasse.

“Ci vorrebbero altri 4 Totti”, ha con aria fatalistica sussurrato a fine gara un ravveduto Spalletti. Il tecnico della Roma, professionista capace, ha capito di fronte all’evidenza l’indispensabilità di quello che fino a qualche mese ha trattato grossolanamente come uno scomodo nemico. Con le dichiarazioni di ieri ha chiesto, a modo suo, anche scusa. Come dire… Totti c’è, e converrà felicitarsi per la sua presenza, almeno fino a fine stagione. Dopodiché a 41 anni lecito sembrerà l’addio al campo, ma fino ad allora, per carità, e in tale povertà di stabilità dove un certo Juan Jesus (riserva all’Inter) fa il centrale titolare, guai a inscenare bracci di ferro sull’unico fattore che può ancora unire e non dividere. Totti è la Roma, Totti è il calcio, il capitano un po’ di tutti, sbriciolatore di record, di gol importanti, di situazioni delicate. I calci di rigore vanno segnati: quelli battuti da Totti negli ultimi mesi raccontano l’essenza pura degli istanti che cambiano il corso di una stagione. Chissà che nel preciso tiro dal dischetto, ancora Totti non abbia impresso la marcia salutare ad una Roma su cui, comprensibilmente, oggi non punta più nessuno.

Due squilli li ha dati anche Icardi all’Inter sprecona di Pescara. In un saggio che sa già di orangismo, De Boer è finito ancora una volta sotto per troppa generosità in fase offensiva. Nell’entrata in unica soluzione di tre attaccanti nel rush finale e nelle giocate dolci di Banega e Joao Mario qualche barlume di tulipano è iniziato a spuntare su una terra resa arida dagli eventi e dalla sfiga. Avesse perso a Pescara, per De Boer (non a caso l’agricoltore, nella traduzione dall’olandese all’italiano del suo cognome) si sarebbe messa malissimo. I due gol di Icardi hanno rinverdito invece un progetto ancora da sgrezzare, ma che promette nuovi spunti di curiosità.

Si è già fermata la luna di miele fra Montella e i tifosi del Milan. Contro l’Udinese i rossoneri non incidono e finiscono sotto ad una manciata di minuti dal termine nella più classica delle beffe casalinghe, unico exploit di una gara noiosa. La pioggia ferma invece l’avvincente Genoa-Fiorentina di Marassi. L’Atalanta, con l’ormai solito Kessie, ribalta e vince contro il Torino del primo sconcertante Hart. Sabato la Juventus ha passeggiato sul Sassuolo, trascinata da un superbo Higuain. Il Napoli, tra creste colorate (Insigne), più sobrie (Callejon) e storiche (Hamsik), già insegue con fiducia.

IL TITOLO: Con un pizzico di ottimismo rispetto ad una trama ancora tutta da monitorare, scegliamo già di inserire l’Inter di De Boer nel filone leggendario del calcio all’olandese. Diffuso in Olanda, la fioreria del mondo, il tulipano è simbolo caratteristico, bellezza, sguardo fiducioso sul futuro, propensione al gioco e alle belle maniere. In estrema sintesi… esaltazione orange.

LA CLASSIFICA: Juventus 9; Napoli e Roma 7; Genoa, Sampdoria, Udinese e Bologna 6; Pescara, Chievo, Lazio e Inter 4; Torino, Fiorentina, Atalanta, Milan e Sassuolo 3; Cagliari e Palermo 1; Crotone ed Empoli 0 (una partita in meno Genoa, Fiorentina, Crotone ed Empoli).

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