Editoriale Nerazzurro – Bentornato campionato: L’Inter e la banda degli insensibili

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Curva Nord in trasferta a Reggio Emilia

Prima uscita stagionale amara per l’Inter di Spalletti sconfitta al Mapei Stadium grazie ad un rigore di Berardi. Nerazzurri non pervenuti, ma pessima la direzione di gara del sig. Mariani

Aspettavamo l’inizio del campionato con la stessa impazienza e felicità con cui di solito si attende la notte di Natale, ovvero quel preciso momento in cui da bambini ci era permesso di scartare i regali.

Aspettavamo l’inizio di questa nuova stagione perché, finalmente, dopo anni bui, la nostra amata Inter è tornata a brillare, ma non di riflesso, ma di luce propria.

Aspettavamo il via di questa nuova annata calcistica con tanta voglia di rivedere i nostri beniamini: la stagione della Champions League, dell’Inter prepotentemente “padrona” del mercato.

Giugno chiuso con diversi botti, a quali abbiamo visto aggiungersi ulteriori elementi validi. Abbiamo anche cullato un sogno dal nome Modric.

Non capiremo mai chi o cosa ci ha preso in giro in quei giorni/settimane in cui aspettavamo un SI. Non sapevamo nemmeno di chi dovesse essere quel sì: del calciatore, degli agenti, della moglie, del Real… il nostro. Sta di fatto che per un po’ siamo stati proiettati verso un universo parallelo, verso un’Inter più simile a quelle del passato, dove i grandi giocatori erano sempre i primi nomi sul taccuino dei nostri uomini mercato.

Aspettavamo la prima giornata di campionato per spazzare in un solo momento i brutti ricordi, le paure di un passato che è ancora lì, a ricordarci che in fondo siamo una squadra che deve lottare per tornare ad essere Grande.

Aspettavamo la sfida col Sassuolo per soddisfare la nostra voglia di calcio e poter finalmente dire: “ecco, ci siamo”.

L’INIZIO CHE NON TI ASPETTI

L’epilogo della sfida di Reggio Emilia ci ha lasciato l’amaro in bocca. Una sconfitta alla prima giornata è difficile da digerire, soprattutto se il tuo avversario è il “modesto Sassuolo”.

Sono diverse le attenuanti da ascrivere ai nerazzurri, ma nessuna può giustificare in pieno la non-prestazione di domenica sera.

L’Inter non è scesa in campo. Ha giocato malissimo per quasi tutta la durata della sfida: senza idee, senza alcuna logica. I giocatori sembravano smarriti, mentre i padroni di casa azzannavano i nostri portatori di palla, arpionavano ogni pallone, dimostrando di essere – qualitativamente parlando – avanti nella preparazione.

Le nostre gambe non giravano. Il fiato finito nel bel mezzo della gara. Una partenza così era anche immaginabile. Due squadre con obiettivi differenti, con programmazioni differenti.

Il Sassuolo deve farsi trovare pronto al via del campionato, puntare sulle difficolta delle big per cercare di inanellare più punti possibili, per raggiungere il prima possibile la salvezza.

Le – cosiddette – grandi, invece, hanno  bisogno di più tempo per essere al top della forma, perché tra campionato e Coppe, lo sforzo è e deve essere maggiore per tutta la durata della stagione.

Tolto il problema del ritardo di condizione, cos’altro non ha funzionato? Di certo la testa.

Non un passo indietro rispetto alle amichevoli estive, bensì cento passi. Sarebbe stato un segnale negativo se fossimo stati a campionato inoltrato e non alla prima giornata.

NESSUN ALLARMISMO, ALMENO PER IL MOMENTO

La prima giornata è sempre un’incognita. Quindi nessun allarmismo. Nell’undici utilizzato da Spalletti mancavano diversi giocatori sui cui poggiare le fondamenta di questa nuova stagione.

Si è sentita (e come si è sentita!) l’assenza di Skriniar in mezzo alla difesa. Non semplice rimpiazzare il tuo miglior difensore e una delle più belle scoperte dello scorso campionato.

Il muro difensivo nerazzurro guidato dalla coppia De Vrij-Miranda ha retto sì l’onda d’urto del Sassuolo, ma ha faticato quando gli attaccanti neroverdi si lanciavano in avanti a campo aperto.

Il neo acquisto olandese ha dovuto fare conti con un Miranda non proprio lucidissimo (e in ritardo di condizione) che con la sua abitudine di schiacciarsi davanti la propria area di rigore, gli ha un po’ complicato la vita. Il resto del lavoro non propriamente eccelso lo hanno fatto i due terzini: D’Ambrosio da un lato e Dalbert dall’altro, con il brasiliano che è sembrato totalmente spaesato e senza un briciolo di coraggio e personalità.

Nel primo tempo proprio dalla sinistra sono arrivati i maggiori grattacapi per la nostra formazione.

Ci è venuto a mancare il centrocampo.

Brozovic è il lontano parente del giocatore geniale che abbiamo ammirato l’ultimo scorcio di campionato e durante il Mondiale. Logico per chi come gli altri connazionali si è unito al gruppo per ultimo. Accanto a lui un Vecino ancora fuori giri. Si può fare lo stesso discorso del numero 77.

Ci è mancata qualità nella zona nevralgica del campo. Non solo, ma non essendoci Nainggolan ci è venuta a mancare anche la giusta dose di “cattiveria agonistica”.

I giocatori dell’Inter hanno lasciato negli spogliatoi la sciabola e hanno preferito giocare di fioretto, solleticando semplicemente gli avversari. È venuto a mancare l’agonismo. La voglia di lottare su ogni pallone. La voglia di spingere e portare a casa un risultato utile.

È mancato l’attacco. L’intesa Icardi-Martinez è ancora molto fragile. L’argentino si è reso pericoloso per ben due volte, poi è finito nel vortice della difesa neroverde. Lo dicevamo anche l’anno scorso. Troppo solo lì davanti, ed ecco quest’anno il partner giusto. L’uomo che ha risolto le nostre amichevoli estive. Colui che ci ha fatto “sognare”. Lautaro Martinez si è spento con il passare dei minuti.

Il Toro si è sempre più trasformato in agnellino, fino a quando non ha lasciato il campo. Era partito alla grande. Pressing sul portatore di palla, veniva incontro ai compagni, ha guadagnato diverse punizioni, poi il nulla. Erano forse troppe le attese su questo calciatore. Evitiamo di caricarlo eccessivamente di “responsabilità”. Logico che avremmo voluto vedere in gol sia lui che Icardi, magari una tripletta a testa, in ricordo di quando prendevamo a pallate il Sassuolo rifilandogli 7 gol. Logico che avremmo voluto vedere ben altra partita, ma…

NON SOLO DEMERITI NOSTRI

…alla fine dei novantacinque minuti abbiamo perso. Abbiamo raccolto zero punti. La prima sconfitta alla prima partita in campionato. Un gran bell’inizio.

Spalletti al termine della gara ha parlato delle condizioni non proprio ottimali del terreno di gioco (e sono stato gentile, perché il campo faceva letteralmente SCHIFO) e del rigore che ci ha condannato.

Abbiamo perso per un rigore”. Queste le sue parole.

Vorrei aggiungere a quanto detto dal nostro mister che abbiamo perso anche perché non abbiamo giocato da Inter. Non siamo riusciti ad imporci proprio come fanno le grandi squadre. Gli episodi a favore o contro ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre, soprattutto contro di noi, però avrei preferito perdere vedendo la mia squadra del cuore lottare, giocare, provare a raggiungere il risultato con i denti, con la cattiveria che ha volte ha mostrato lo scorso anno.

L’Inter di Reggio Emilia ha provato a rimettere in piedi una gara storta, indirizzata da una decisione abbastanza “generosa” del direttore di gara, ma senza l’idea che sarebbe riuscita a ribaltare il risultato. Gli attacchi nerazzurri non sono mai stati costruttivi. Non hanno mai creato reali pericoli e tolta la palla di De Vrij a pochi minuti dal termine, non ricordo grossissime occasioni da gol.

Noi abbiamo perso prima di tutto per demeriti nostri, ma non dimentichiamo anche la pessima direzione di gara del signor Mariani.

Del rigore assegnato ai padroni di casa per una lieve trattenuta di Miranda su Di Francesco, troppo bravo a cadere per terra come se gli avessero sparato dagli spalti, e dei non rigori assegnati a noi per i falli su Icardi e Asamoah, con il ghanese ancora incredulo per non aver ottenuto la massima punizione.

Eh caro Kwadwo, i tempi di vacche grasse sono finite. Adesso sei all’Inter, abituati. Qui è tutto, ma proprio tutto diverso. Hai visto?

RIPARTIAMO DA ZERO

Dopo tanti anni zero, ci tocca ancora una volta partire con uno zero nel destino. Quello della classifica. Uno zero che deve farci capire che quest’anno non si può perdere colpi. Che quest’anno abbiamo il dovere morale di fare meglio della passata stagione, in modo da regalare a noi tifosi un campionato meno sofferto dello scorso.

Noi non siamo e non dobbiamo pretendere di essere l’antijuve. Noi dobbiamo semplicemente essere noi stessi, perché, eventualmente, si correrebbe il rischio di essere l’antinoistessi.

La prossima in casa ci sarà un San Siro gremito, proprio come la passata stagione. Un pubblico speciale e sempre più innamorato di questi nostri colori. Sarà la prima in casa contro il Torino di Mazzarri. Non sarà una sfida facile, come tutte le altre che affronteremo da qui alla fine.

Ripartiremo da zero per cercare di cancellare la delusione di Reggio e per iniziare a smuovere la nostra classifica. La strada è ancora lunga, ma non possiamo più permetterci di sonnecchiare.

Vis et honor e dritti fino alla meta!

 

#AMALA

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