L’Inter, Icardi e la paura di diventare Arsenal

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Icardi sì, Icardi no. 50 milioni, 60, anzi no… 70. L’estate nerazzurra procede a suon di rilanci degli altri. Sullo sfondo la prospettiva tutta cinese di una squadra più giovane. E quella paura dei tifosi di diventare Arsenal.

Mattina del 6 giugno, Nanchino. Zhang Jindong, presidente di Suning Holdings Group, brinda con Erick Thohir in una cerimonia di gran lusso. Tra “Forza Inda” e altri slogan dalla maccheronica traduzione, l’uomo nuovo nerazzurro promette di riportare successi. La mission è ammodernare la struttura, farlo realizzando ricavi e lanciando giovani. Qualche chilometro più sulla “terra” i tifosi dell’Inter aspettano rinforzi. E li aspettano ancora, da quel giorno, i rinforzi. A loro, dei giovani, non interessa nulla. Non che finora siano arrivati nemmeno quelli. Ma l’incongruenza fra la presunta politica cinese e le italiane tradizioni di vittoria appare sempre più palese. Il campionato italiano si vince con la personalità, con i campioni già fatti. La Juventus svolta con Conte dopo anni di anonimato perché inserisce Pirlo in squadra, trova la piena maturazione di Buffon, Barzagli e Chiellini, acquista Tevez per il salto di qualità europeo che trova l’apice, nel maggio 2015, con la finale di Champions persa contro il Barcellona. E i giovani? Pogba arriva dopo il primo scudetto; l’anno scorso – con quattro tricolori di squadra alle spalle – il giovane Dybala si inserisce in una struttura oliata, ormai a prova di bomba ed evidentemente pronta per un cambio parziale di assi.

L’Inter avrebbe in fondo solo bisogno di certezze. Una, peraltro giovane (e che dunque dovrebbe piacere non poco alla nuova proprietà), è oggi in bilico. Mauro Icardi interessa al Napoli, ed una sua cessione sarebbe davvero una mazzata su tutti i fronti. Basta guardare le alternative esotiche associate in questo momento all’Inter e quei grandi talenti sudamericani che, dal Sudamerica appunto all’Europa, andrebbero valutati nel salto. Fino a qualche giorno fa l’Inter si era detta interessata a Gabriel Jesus del Palmeiras, da qualche ora il profilo forte è Gabriel Barbosa, per tutti Gabigol. Un nome, un programma. Il possibile sostituto qualora Icardi andasse via. Un affarone forse in prospettiva, meno sul presente se si considera che il calciatore sarà impegnato con le Olimpiadi in agosto e che dunque inizierebbe a masticare calcio italiano, schemi e movimenti, ad estate inoltrata se non già finita. Non proprio il percorso più virtuoso per quello che aspira a diventare il nuovo attaccante di riferimento dell’Inter. La preoccupazione dei tifosi è oggi quella di dimenticare l’ambizione più immediata. Di importare un modello, Arsenal, brillante nelle plusvalenze, molto meno nel conteggio dei trofei. Comprare per poi rivendere, autofinanziarsi e muovere in pareggio l’economia. In tanti, a Milano, gradirebbero semplicemente lottare, come direbbe il buon José, per un titulo.

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