L’Italia non è un Paese per….giovani

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L’Italia non è un Paese per giovani. Il ricambio generazionale fatica ad esserci e questo ha creato un Gap enorme con le altre Nazionali, Spagna su tutte, che non ci permette di ritornare ad essere competitivi ad alti livelli.

Italia: L’evidente difficoltà palesata ieri sera nell’incontro contro gli iberici, ha mostrato il grande solco che, ormai, ci divide da realtà che questo problema l’hanno avuto e saputo risolvere nel momento e nel tempo giusto.

Di fondo vi è un problema culturale enormemente sottovalutato dagli addetti ai lavori.

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In altre realtà i vivai vengono meglio gestiti e i giocatori fatti svezzare con meno parsimonia che da noi.

Ma il problema vero dove sta?

Il problema vero sta, come dicevamo pocanzi, nella cultura sportiva e nella paura di buttare nella mischia, giocatori, ragazzi giovani, per paura di bruciarli e perdere così futuri campioni e futuri guadagni.

La troppa importanza che hanno i soldi, nel nostro calcio a fatto si che il rischio sia troppo alto per potersi permettere un assorbimento di un flop.

E quindi, prima di farti “giocare” io devo essere più che sicuro che il gioco valga la candela.

Ma non è solo questione di soldi…

Parlavamo, prima, di cultura sportiva.

La base di tutto è, secondo il mio modestissimo parere, proprio la cultura dello sport intesa come voglia di sviluppare e organizzare strategie nuove atte a far si che ci sia un ricambio continuo e costante, partendo dal basso verso l’alto.

Purtroppo le critiche a un giocatore vengono fatte appena questo commette un errore, lo si crocifigge e lo si abbandona subito senza possibilità di appello.

La scusa è sempre la solita: ” Non puoi permetterti di far giocare (tizio) al Bernabeu perchè è normale che si caghi addosso”.

Va bene, questo può essere anche vero, in parte, ma se si segue questo ragionamento allora questi calciatori non impareranno mai a stare sul campo e sopportare pressioni e suggestioni che un determinato stadio o una determinata squadra, ti fanno.

Possibili soluzioni ci possono essere?

Certo, possibili soluzioni adottabili ci possono e ci sono. Anche molti esempi illustri  sono li a dimostrare che ci si può riuscire.

Certo ci vuole tempo, pazienza e consapevolezza che, in questo ipotetico periodo di “transizione”, potresti non essere più al Top del calcio mondiale, europeo o di casa nostra (nel caso si parli di club).

Il problema sta tutto qui, noi non sappiamo aspettare….

Si, noi non sappiamo aspettare, noi non vogliamo aspettare. La nostra paura e di vedere scappare, sempre più lontano, i nostri avversari e che quindi, poi, non li si possa più raggiungere.

Questo è un ragionamento sbagliato, inetto e che ti porta a fare figure, come quella di ieri e non solo.

Sembra quasi che ci importi più quello che pensano gli altri di noi che non il contrario.

Passiamo il tempo a cercare di imitare le fortune altrui quando non possiamo pretendere di essere come loro, noi siamo noi e abbiamo una nostra identità ben delineata e chiara e su quello dobbiamo puntare, niente chiacchiere e piagnistei.

E Ventura in tutto questo cosa c’entra?

Ventura, in tutto questo, non c’entra nulla. Lui ha le sue idee di gioco e le porta avanti senza guardare in faccia a nessuno.

Fa bene? Non fa bene? non ha importanza (relativamente).

L’unico suo errore, forse, e quello che ancora non ha ben capito che giocatori sono adatti al gioco che vuole fare.

Prendiamo la partita di ieri (solo per fare un esempio contemporaneo). L’Infortunio di Chiellini lo convince,definitivamente, ha schierare il suo amato 424.

Ok perfetto, bello rischioso, ma ci può stare, alla fine ti giochi il tutto per tutto, hai solo un risultato quindi, o la va o la spacca.

Il problema e che gli uomini messi in campo da lui, non corrispondono esattamente alle caratteristiche del suo pensiero.

Insigne, giocatore eccezionale, per carità, ma lo sanno anche i sassi che difficilmente torna a centrocampo ad aiutare i compagni. Prima pecca.

Immobile e Belotti messi insieme fanno solo pasticci e si ostacolano fra loro, facendo gli stessi movimenti. Pecca numero due.

Terza pecca (questa non volontaria) si fanno ammonire i due giocatori fondamentali del nostro scacchiere (Bonucci e Verratti ).

E con loro condizionati da un cartellino, diventa ancora più difficile contrastare i funamboli spagnoli.

A fine gara Ventura ha detto: ” Non è di certo da qeusta partita che ci faremo condizionare per il futuro. Noi stiamo portando avanti un’idea di gioco e non è di certo questa sconfitta che ci farà cambiare idea..”.

Bellissime parole Mister ma…..stai all’occhio.

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