Il Manchester United e la furbizia di Mourinho

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Ma io non sono un pirla“. Così Josè Mourinho si presentò tra l’ilarità dei giornalisti nella prima conferenza stampa da allenatore dell’Inter. Sembrano passati secoli da quel giorno e, calcisticamente parlando, è così, ma Mourinho continua a non essere un pirla. A lui non basta vincere, lui vuole vincere tutto. Ma sa che non è possibile farlo immediatamente con una compagine reduce da annate disastrose come i Red Devils. Sa che per farlo c’è bisogno di costruire una squadra che sia effettivamente un blocco unico ma sa anche che nel calcio la pazienza non è mai tanta e che una società come il Manchester United ha bisogno di ricominciare a vincere. Una sfida affascinante certo, ma davvero complessa. E allora? E allora Josè ha deciso di imitare il suo percorso interista acquistando ad inizio mercato Ibrahimovic. Nell’allora rosa nerazzurra lo svedese era già presente e fu come al solito fondamentale nella conquista del titolo, mentre il tecnico portoghese iniziò piano piano a costruire la squadra che un anno dopo, rinunciando a Zlatan, avrebbe vinto tutto. “Rome wasn’t built in a day” cantavano i britannici Morcheeba nel 2000 e Mourinho, non essendo un pirla, questo lo sa. Per questo, appena giunto allo United ha preso quell’Ibra che nella propria biografia lo descriveva come “un uomo per cui potrei morire“. Mou sa che esistono pochi, o forse nessuno, giocatori come Zlatan in grado di vincere un campionato da solo. Sa che a Old Trafford hanno bisogno di tornare a vincere e che con una freccia come Ibra nel proprio arco sarà subito in grado di aggiudicarsi la Premier League. Per la Champions servirà tempo e servirà compiere anche degli errori. Come fece all’Inter con Quaresma e Mancini al primo anno e come potrebbe fare in questa sessione di mercato. Ma tanto ci sarà Ibrahimovic a ripararlo dalle critiche, magari Josè sarà il primo tecnico a far vincere in Europa lo svedese o magari no. Ma in fondo, Ibra è quello di cui avrebbe bisogno Mancini (tanto per tornare all’argomento Inter) che soffre di mal di pancia e vorrebbe vincere da subito, mentre Tohir (o chi per lui) chiede di pazientare per costruire col tempo una squadra vincente. Ecco, Ibra è il giusto compromesso. Perché, parafrasando quella canzone, “Manchester won’t be built in a day“. E Mourinho, che non è un pirla, questo lo sa bene.

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