Mancini e la cura cinese per il mal di pancia

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La sconfitta in amichevole con il CSKA Sofia ha fatto scattare l’allarme in casa Inter: caos totale, Mancini sul passo d’addio, Carrizo che litiga con i tifosi, mercato bloccato, caso Icardi e tifoseria già scontenta. La crisi (mediatica) è già iniziata a metà luglio, eppure l’anno scorso… 

E’ difficile commentare il giorno dopo una disfatta come quella di ieri. La partita tanto attesa, in cui giocarsi tutto, da cui dipendevano le sorti della stagione, è stata persa malamente da un’Inter rinunciataria, quasi sulle gambe. Un peccato compromettere il cammino europeo ed in campionato proprio ora, a metà luglio, nel momento clou della stagione. I giornali si sono soffermati sulla crisi in corso, analizzando le conseguenze della sconfitta: Mancini è sul punto di andarsene, i giocatori sono sotto accusa e la nuova società ha già fallito. Serve una rivoluzione, ma le sorti di quest’annata sono già segnate.

Chiunque si interessi di Inter, nel leggere la rassegna stampa di oggi ha avuto questa impressione: uno scenario apocalittico. Non che non ci siamo abituati nel corso degli anni a tali fatalismi intorno alla Beneamata, ma sorprendersi è il minimo quando siamo al 15 di luglio e la stagione è di fatto iniziata da una settimana.

La realtà dei fatti è che a Riscone di Brunico non c’era il pubblico delle grandi occasioni, non si giocava un grande classico europeo e non c’erano punti in ballo. Trattavasi invece di un’amichevole di preparazione, di quelle che vengono organizzate per mettere benzina nelle gambe e schemi nella mente, ed in cui il risultato conta relativamente, in quanto si analizzano i progressi della preparazione estiva. La partita è stata seguita bene o male da un centinaio di persone, di cui una trentina facenti parte dello staff nerazzurro. In attesa dei nazionali, in campo sono andati molti giocatori che non faranno parte della rosa 2016-2017 e che sono in attesa di nuova sistemazione, fra cui molti giovani. Già tanto se non si giocava con due zaini a formare la porta insomma.

Perché allora tanto risalto mediatico? Qual era l’importanza del match? Nessuno, tant’è che se l’Inter avesse vinto, la notizia sarebbe giustamente passata in sordina. Avendo però perso, l’occasione era troppo ghiotta per non creare scalpore e scrivere articoli su presunte crisi e frizioni per almeno una settimana. La pagnotta bisogna pur sempre portarla a casa, in fondo.

Una situazione fotocopia rispetto a quella di 12 mesi fa, in cui la banda Mancini perse diverse partite nel precampionato e si parlava già di crisi e fallimento. Poi con l’inizio della stagione ufficiale le cose sono cambiate, e fino a dicembre Mancini veniva dipinto come l’Houdini della panchina, in grado di manipolare la rosa a suo piacimento e portare sempre il risultato a casa.

Ma la magia finisce, anche per gli Houdni. Così, vuoi la memoria corta, vuoi l’incapacità di imparare la lezione, siamo punto e a capo, e se non dovesse arrivare qualche risultato positivo nelle importantissime sfide estive, prepariamoci a un mese e mezzo di tempesta mediatica.

Stamane sembrava che Mancini fosse ad un passo dall’addio, a causa di frizioni insanabili con la società. Il Mancio furioso ce l’avrebbe con i cinesi (ma anche con Ausilio, Bolingbroke e Thohir, perché lui non è razzista) a causa del mercato. Pare che lui voglia determinati giocatori ad ogni costo, ma nessuno sia disposto a comprarglieli, preferendo altri profili.  Di  cosa sarebbe scontento il buon Roberto? La campagna acquisti ha visto fino ad ora tre innesti; ma chi ha voluto Erkin, Banega ed Ansaldi (o almeno ha avvallato le tre operazioni)? Mancini. Chi ha spinto per avere un esterno destro di livello, facendo sì che la società provasse a portare a casa profili talentuosi ed italiani come Candreva, Berardi, Bernardeschi e Gabbiadini? Ancora lui. Chi ha messo sulla lista dei partenti Santon, Ranocchia, Juan Jesus, Dodò ecc. ? Sempre Mancini Roberto, che non è un omonimo, ma lo stesso che siede sulla panchina dell’Inter da tempo e che ne ha forgiato la rosa a suo piacimento, con tanto di capricci poi rapidamente scaricati.

Quali possano essere le discordanze sul mercato fra tecnico e società è dunque un mezzo mistero. A meno che non si tratti di Yaya Toure, il quale tra l’altro è ancora sul mercato e se non è arrivato a Milano nelle ultime 2378 sessioni di mercato è essenzialmente per le richieste eccessive di giocatore e City e per il gran rifiuto dell’estate scorsa. A furia di recitare la parte del Raperonzolo di turno, l’ivoriano ha finito per invecchiare e perdere colpi, non risultando più un parametro valevole di un tale investimento. Anche perché dopo il “no” di 12 mesi fa, la società aveva accontentato Mancini con una ricca alternativa, tal Geoffrey Kondogbia, che non varrebbe la pena accantonare proprio ora per un 34enne. Forte, per carità, ma pur sempre un costosissimo 34enne in fase discendente.

Che sia invece stata la rinuncia a Zabaleta? Difficile, visto che l’argentino non si libera a condizioni favorevoli da Manchester e che per la sua alternativa, un certo Ansaldi, ha spinto proprio Mancini. Se poi si vuole prendere anche il terzino del City al posto di Nagatomo, tutti contenti, ma serve il contesto giusto. E questo Roberto lo sa, perché c’è appena stato un cambio societario e tutto passa attraverso le cessioni, fronte sul quale Ausilio sta compiendo i salti mortali come al solito per far quadrare i conti. Cosa che tra l’altro negli ultimi giorni sta facendo molto bene, mettendo da parte il gruzzoletto giusto per potersi muovere in entrata. Senza un sacrificio importante, però, non è possibile puntare a nomi altisonanti (nonostante l’esoso tentativo per Joao Mario), questo lo sanno anche i muri. Quindi tutto questo allarmismo pare eccessivo, considerando che manca un mese e mezzo alla fine della sessione di mercato.

Il Mancio è forse tentato dalle sirene che provengono dalla nazionale inglese, ma pare difficile che lasci un progetto da lui sostenuto proprio ora, voltando le spalle ad una società ed una tifoseria che gli hanno dato tantissimo in questi anni. Mancini non è tipo da arrendersi. Poi tutto può succedere nel calcio ed i precedenti illustri non mancano, Conte in primis. Ma da qui a parlare di separazione imminente ce ne passa.

Tra l’altro la dirigenza ha già il suo da fare nel trattare con le paturnie della signora Icardi, aggiungere un altro mal di pancia illustre vorrebbe dire compromettere la stagione ancor prima di iniziarla. Questa volta per davvero, però, mica per una sconfitta al parco coi portieri volanti. Anzi, io un’idea ce l’avrei: all’Inter manca ancora uno sponsor da applicare sulle divise da allenamento; un bell’accordo con Maalox e si risolve tutto. Mal di pancia compresi, a meno che i cinesi non abbiano portato in dote qualche antico rimedio orientale.

Fonte immagine: gazzetta.it

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Interista; considero il calcio un divertimento, e come tale non va preso troppo sul serio. Così come i miei articoli. Non credo nelle autodescrizioni. Non puoi chiedere a qualcuno di descriversi oggettivamente. Non può, per natura. Quando ci guardiamo allo specchio, ad esempio, ci vediamo 5 volte più belli di quello che in realtà siamo. Ecco perchè hanno inventato le foto. Poi sono arrivati il fotoritocco, Instagram e i filtri, ma per fortuna abbiamo ancora la fototessera sui documenti. Dicono che un ladro non ammetterebbe mai di essere un ladro. Ma io non sono mica un ladro.

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