MANCIO, CON EDER PRENDI ESEMPIO DA CONTE

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COMO, ITALY - JANUARY 29: Citadin Martins Eder (R) new signing for FC Internazionale Milano pose with the club shirt with FC Internazionale Milano head coach Roberto Mancini during a press conference at the club's training ground on January 29, 2016 in Como, Italy. (Photo by Valerio Pennicino - Inter/Inter via Getty Images)

Eder è l’uomo del momento in casa azzurra, grazie anche al lavoro di Conte che ha sempre creduto in lui difendendo le sue scelte. Mancini, sei mesi dopo averlo fortemente voluto, dovrebbe fare lo stesso.

L’uomo del momento in casa Italia è sicuramente uno: Eder Citadin Martins, per gli amici Eder. La rete con cui l’oriundo ha deciso il match contro la Svezia, scacciando dubbi e paure agli sgoccioli di un incontro poco esaltante, è la più chiacchierata del mese, paragoni illustri compresi.

Tanta risonanza mediatica deriva non soltanto dall’importanza del goal o dalla sua esecuzione tecnica, quanto proprio da chi lo ha messo a segno. Perché Eder non è un fuoriclasse, questo è indubbio, ed in una nazione abituata ad ammirare con la maglia azzurra alcuni tra i migliori attaccanti al mondo in ogni epoca, ciò pesa e parecchio. Figuriamoci poi se questi non è nemmeno italiano, ma naturalizzato.

Certo, se sei brasiliano di nascita tutti si aspettano che tu sia come minimo il nuovo Romario, e non basta nemmeno che tu abbia vinto tutto da protagonista nella tua carriera per lenire le critiche dei tuoi tifosi d’adozione (chiedere a Thiago Motta per maggiori dettagli). Se poi hai anche la “sfortuna” di essere esploso tardi e di essere arrivato a meritarti grandi palcoscenici solo a 28 anni, l’etichetta di bidone non te la toglierà mai nessuno. Si può infatti accettare che accada a Toni, che di lì a poco vincerà titoli su titoli, sia individuali che di squadra; ci si può stupire di Vardy che fino a qualche anno fa era un operaio ed ora “Guarda, che fame, che generosità, che istinto; è assurdo che sia giunto a certi livelli solo ora”. Ma un brasiliano no, deve nascere fenomeno ed arrivare in Europa già tale, anche a costo di perdersi dopo pochi anni fra saudade e vita privata non propriamente da professionista.

Qualcuno dei tuoi detrattori forse dimentica che questo periodo storico non è granché favorevole alla venuta al mondo di nuove stelle verdeoro, almeno tanto quanto in casa nostra. Forse, invece, è proprio per questo che è tanto difficile accettare che un brasiliano, non fuoriclasse, non considerato dal proprio paese d’origine nonostante l’assenza cronica di attaccanti di un certo livello, venga a togliere il posto a qualcuno che sicuramente fenomeno non è, ma che almeno la maglia azzurra l’ha sempre sognata e voluta. In fondo lo abbiamo pensato tutti, non c’è niente di male ad ammetterlo. Eppure a quella rete abbiamo goduto. Ma si sa, la maglia conta più di qualsiasi interprete.

Facciamo un passo indietro. Gennaio 2016: dopo anni passati a zoppicare alla ricerca di una continuità mai arrivata fra Empoli, Frosinone, Brescia, Cesena e Sampdoria, Eder negli ultimi due anni si è consacrato proprio in blucerchiato, arrivando ad attirare su di sé le attenzioni dei grandi club e conquistando naturalizzazione e convocazione in nazionale a suon di ottime prestazioni. Le incertezze sembrano ormai alle spalle e con esse tutti gli incidenti di percorso che ne hanno minato la continuità di rendimento. Siamo appena a metà stagione, eppure l’oriundo ha già segnato 12 reti, una media che poco ha da invidiare ad un certo Higuain. Con l’Europeo distante pochi mesi, chiunque avrebbe proseguito sulla strada conosciuta. Invece si rifà sotto l’Inter, che già era stata vicinissima all’acquisto in estate, e che vede in Roberto Mancini il primo estimatore di Eder. Questa volta Ferrero è disposto a chiudere l’affare, ed all’attaccante non resta che porsi il dubbio amletico se accettare il treno che passa una volta sola.

Non ci pensa due volte, Eder, e sale al volo, determinato a giocarsi le sue carte in un grande club per affermarsi e confermarsi in vista degli Europei. Le cose però non vanno esattamente come previsto: l’Inter vive mesi di crisi, Mancini cambia formazione spesso e senza troppe logiche evidenti e a farne le spese è lo stesso numero 23, il cui periodo di ambientamento si prolunga più del previsto. Questo basta in breve tempo a far riemergere il motivetto: Eder è un bidone; aveva solo azzeccato due stagioni in tutta la carriera.

In realtà chi ha seguito tutte le partite dell’Inter è ben consapevole che, nonostante la media goal si sia drasticamente abbassata, l’apporto dell’ex doriano è stato quasi sempre prezioso. Lo spirito di sacrificio, le caratteristiche tecniche, gli assist ai compagni e quel tocco di imprevedibilità che serviva all’attacco nerazzurro non sono mancati. La partita di ritorno di Coppa Italia contro la Juventus ne è l’esempio più lampante.

A spendere parole importanti per lui è stato anche Ronaldo, tanto per citare un brasiliano della storia recente nerazzurra che qualcosa di calcio ne capisce. Ma un attaccante, si sa, vive di goal, e quando questi vengono meno, soprattutto se la squadra è in difficoltà, i giudizi non possono che essere negativi. Aggiungiamoci poi l’eccessivo peso che in casa nerazzurra si da alle valutazioni spese per i giocatori, quasi un passaggio valesse di più o di meno in base al prezzo del cartellino.

La verità però è che Eder all’Inter non ha mai giocato nel ruolo a lui più congeniale, se non un paio di spezzoni. Errori di valutazione sulla rosa durante il mercato di riparazione hanno portato Mancini a sconvolgere l’assetto che tanto bene aveva fatto nei primi mesi per passare ad un 4-2-3-1 di cui mancavano interpreti. L’italo-brasiliano viene fatto giocare come ala, lontano dalla porta e con poca continuità a causa delle rotazioni del tecnico. In poche parole si è trovato nel posto giusto al momento sbagliato.

Ecco perché c’è chi afferma che l’Inter e Mancini siano già disposti a disfarsene, magari sperando in un grande Europeo da parte sua. Ma avrebbe senso cedere un giocatore dopo così poco tempo ed un tale investimento? A mio avviso no, perché Eder non sarà un fenomeno, ma può essere utilissimo nella prossima stagione, pur senza essere un titolare inamovibile. Anche perché a far posto ai nuovi acquisti nel reparto avanzato saranno già altri. Poi non si spiegherebbe una sua cessione per tenere invece Palacio, che tatticamente è l’alter ego dell’oriundo, ma visibilmente sul viale del tramonto, per quanto siamo tutti riconoscenti al “Trenza”.

Insomma, una possibilità vera ad Eder va data, perché anche se non è Ronaldo si impegna per 90 minuti e può giocare in tutti i ruoli d’attacco, caratteristica utilissima considerando anche le coppe europee. Altrimenti tanto valeva non acquistarlo, se poi dopo appena cinque mesi non vi si crede.

Chi in lui ha sempre creduto, anche a costo di essere duramente criticato è Antonio Conte. Ed il CT ora si sta prendendo le sue rivincite. Che lo faccia anche Mancini, senza ripetere situazioni in stile Shaqiri-bis.
La Cina può attendere, soprattutto ora che è così vicina a Milano.

Fonte immagine: Dailymail

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