Marotta: la sorpresa di un addio annunciato

321
Marotta annuncia a Sky il proprio addio alla Juventus

La notizia dell’imminente addio dell’amministratore delegato Giuseppe Marotta al consiglio di amministrazione della Juventus ha destato sorpresa e scalpore. Ma è davvero un addio inaspettato? Gli indizi e i motivi della separazione e le scelte societarie.

“Il mio mandato di amministratore delegato scadrà il 25 ottobre, la società e gli azionisti stanno attuando una politica di rinnovamento. Nella lista dei nuovi candidati non ci sarà più il mio nome. Rimarrò nella Juve come direttore generale dell’area sport”

Con queste parole pronunciate a Sky Sport in un’intervista rilasciata subito dopo la vittoria della Juventus per 3-1 contro il Napoli, Marotta annuncia la sua separazione dalla società Campione d’Italia dopo 8 anni. In realtà l’annuncio riguarda solo la carica di amministratore delegato, ma sembra difficile che un Marotta destituito dalla carica di amministratore, possa continuare nel ruolo di direttore dell’area sport. Molto più probabilmente il rapporto che lo lega alla Juventus a tempo indeterminato verrà risolto consensualmente. La carica di amministratore delegato, invece, scadrà il 25 ottobre, e non verrà rinnovata.

L’annuncio dell’ormai ex a.d. dei bianconeri è stato percepito come un fulmine a ciel sereno per giornalisti e tifosi. Nessuno si aspettava una separazione così apparentemente brusca e ingiustificata. La separazione, improvvisa per il pubblico, ma non per le segrete stanze della società sabauda, trova le sue giustificazioni ufficiali nella volontà di un rinnovamento societario e di un ringiovanimento del gruppo dirigente. Un gruppo dirigente che sarà formato da manager giovani, che hanno fatto esperienza in questi anni sotto la guida dell’esperto Marotta.

Addio senza polemiche

Lo stesso Marotta in un’intervista rilasciata alla RAI il 30 settembre ha dichiarato i motivi della separazione. Alla domanda del giornalista che chiede se sia stata la Juventus a scegliere di mandarlo via, il dirigente risponde:

Mandar via è un termine un po’ forzato. Sposo questa linea aziendale. Sono un uomo d’azienda, capisco, quindi è giusto che si facciano avanti altre persone.”

Poi aggiunge:

“Io sono certo di aver dato il 100% in questi anni che sono coincisi con grandi traguardi, e spero che chi verrà possa dare la stessa cosa.”

Un Marotta che ci tiene a riconoscere il valore del lavoro svolto, ma che si congeda senza polemica. Anzi, ha un comportamento serio e professionale ammettendo di condividere la linea aziendale.

Il momento scelto per la separazione tra Marotta e la Juventus può apparire poco adeguato. La stagione è appena iniziata e la squadra ha bisogno di trovare la serenità per formare il nuovo gruppo e concentrarsi sul campo. In realtà la proprietà ha semplicemente atteso la naturale scadenza del mandato. La Juventus ha ritenuto necessario il cambiamento, e in qualsiasi momento questo fosse stato fatto avrebbe destato polemiche. Ma il cambiamento non può avvenire in qualsiasi momento.

La fine di ottobre è un momento in cui la stagione è ancora nella prima parte, eventuali risentimenti da parte della squadra (improbabili a dire il vero) potrebbero essere facilmente assorbiti durante la stagione. Inoltre si devono valutare i compiti specifici di Marotta. Un a.d. con delega all’area sportiva non può essere sostituito a ridosso del mercato, quando si deve lavorare per creare la squadra. Il suo sostituto deve avere il tempo di poter organizzare il proprio lavoro. In ragione di queste considerazioni, il momento della separazione tra Marotta e la Juventus non può essere considerato sbagliato.

Indizi della separazione

Ai molti può essere apparso come un evento sorprendente. Una notizia che ha preso di sorpresa gran parte dell’opinione pubblica. Ma osservando gli eventi trascorsi negli ultimi mesi, si nota come qualche indizio fosse già presente. Prima fra tutti la conferenza stampa di presentazione di Cristiano Ronaldo. Accanto alla stella portoghese non c’era, come spesso è accaduto in passato, Marotta, ma Fabio Paratici. In quel momento il fatto era stato interpretato come un premio a Paratici che aveva intavolato e portato a termine la trattativa. Di fatto oltre a dare la scena, giustamente, per i meriti nella conclusione della trattativa, quella conferenza stampa ha rappresentato un vero e proprio passaggio di consegne.

Ancora intorno all’acquisto di Cristiano Ronaldo si possono fare alcune osservazioni. Esso rappresenta il punto di rottura da una gestione oculata e “cauta” negli investimenti, dettata da Marotta. Dalle informazioni che sono state diffuse, sembra che lo stesso a.d. non fosse d’accordo con l’acquisto di Ronaldo. Acquisto che è stato portato realizzato, appunto, dal solo Paratici in sede di trattativa, con il placet del Presidente Agnelli e del vice-Presidente Nedved.

Nei giorni precedenti alla partita contro il Napoli si era anche ventilata l’ipotesi di una candidatura alla presidenza FIGC da parte di Marotta. Ovviamente per accettare l’incarico il dirigente bianconero avrebbe dovuto rimettere il mandato di a.d. della Juventus, cosa che al momento dell’uscita della notizia appariva abbastanza difficile. Marotta ha comunque affermato in modo categorico di non ambire alla presidenza della FICG, salvo poi dare diponibilità al candidato Gravina a ricoprire un ruolo dirigenziale.

In ultimo una sempre minore presenza di Marotta come rappresentante della società. Con interventi pubblici più frequenti da parte di Agnelli e Paratici, ma soprattutto di Nedved, che dovrebbe essere il nuovo volto della Juventus verso il pubblico.

Evoluzione societaria

Il Presidente Agnelli sta guidando la Juventus in un’evoluzione verso il futuro. Un’evoluzione che proietta la società in una dimensione internazionale e moderna. In ragione di questa trasformazione è necessario un rinnovamento e un ringiovanimento del gruppo dirigenziale. Questa la vera ragione di un rinnovamento che era già noto ai vertici della Juventus, ma non al grande pubblico.

La trasformazione della società passa anche per un altro importante rinnovamento. Aldo Mazzia, altro amministrazione delegato e direttore finanziario. La persona che si ha incarichi nelle aree di amministrazione, finanza e controllo. Il cambio dirigenziale, rappresenta, quindi, uno strappo con il passato ed un’apertura verso una nuova visione. Il passaggio di consegne non rappresenta certamente una bocciatura verso la passata dirigenza. Marotta e Mazzia hanno fatto un lavoro egregio e hanno permesso alla Juventus di crescere e di tornare una delle squadre top europee dopo il fatti del 2006. Questo avvicendamento rappresenta soprattutto un cambio di mentalità. Una rottura con il precedente tipo di gestione ed un’apertura verso un atteggiamento più aggressivo e rivolto alla crescita.

La sostituzione di Marotta ai vertici aziendali potrebbe essere vista come una volontà di Agnelli di liberarsi dell’ultimo uomo scelto da Elkan. Questa affermazione è poco credibile per almeno due motivi. Il primo è che insieme a Marotta, anche Mazzia sia stato estromesso dal consiglio di amministrazione. Mazzia era stato scelto proprio da Andrea, non era certamente un uomo di Elkan. In secondo luogo altri componenti dello staff dirigenziale sono stati confermati, su tutti Fabio Paratici e Marco Re.

Un mondo da conquistare

L’evoluzione della società bianconera è in atto già da qualche anno. La Juventus è stata tra le prime squadre, la prima tra le italiane di grande blasone, ad avere uno stadio di proprietà. La società non si è certamente fermata allo stadio, costruendo un business complesso legato al marchio, ma distaccato dalla sola parte sportiva, che diventa il migliore veicolo di visibilità e diffusione del brand stesso. Una Juventus in cui vincere aiuta a vincere, crescere aiuta a crescere. L’evoluzione della Juventus è rivolta all’espansione dei ricavi e alla conquista di nuovi mercati. Diversificazione dei ricavi e crescita in cui l’acquisto di Cristiano Ronaldo si colloca come un grande investimento per ottenere l’eccellenza dal punto di vista sportivo e commerciale.

“Vogliamo diventare i numero uno. Pianificheremo, uno dopo l’altro, gli ultimi passi necessari per riuscirci”

Queste le parole del presidente Agnelli in un’intervista rilasciata a settembre al Financial Times, che tradisce la volontà di rinnovamento e crescita. Una crescita che passa dall’espansione del mercato a livello globale.

Nuove forme di sponsorizzazione

La Juventus ha infatti raggiunto degli accordi per la commercializzazione dei prodotti in Nord America, dopo Asia, Australia e Nuova Zelanda. Ha regional sponsor in Cina e nell’area asiatica, Messico, e molti altri. Ha preannunciato, tramite un “falso leak“, l’arrivo di Ronaldo su un social network cinese.

Nuovo anche l’accordo raggiunto con Adidas. Contrariamente a quanto prevedono gli accordi tipici, la Juventus ha scelto di gestire autonomamente la vendita dell’abbigliamento sportivo e delle forniture Adidas, abbassando la parte fissa ed aumentando quella variabile. Una scelta, coraggiosa, che nei primi due anni di accordo ha prodotto ricavi leggermente superiori, ma crescenti, rispetto a quanto la Società avrebbe ricavato con il precedente accordo con Nike. Maggiori risultati si dovrebbero vedere nel bilancio di quest’anno, in cui, con l’acquisto di Ronaldo, la vendita di merchandising è aumentato in modo esponenziale.

Lo sponsor principale merita una menzione a parte. Jeep, “sorella” di Juventus perché parte dell’universo FCA, paga per la sponsorizzazione una quota di circa 20 milioni di Euro, compresi i bonus. Una cifra abbastanza bassa se si considera che le maggiori squadre europee, anche di blasone inferiore, percepiscono introiti molto maggiori dagli sponsor. Di fatto Jeep ha ricevuto una grandissima visibilità dall’affare Ronaldo, e questo potrebbe far aumentare i ricavi da sponsorizzazioni della Juventus.

La diversificazione

L’evoluzione della Juventus non è visibile solo nelle sponsorizzazioni, ma anche nei prodotti e nei servizi offerti. L’eccellenza sportiva rimane il punto cardine dell’azienda. Quello che si evolve e l’insieme di attività che sfruttando il marchio Juventus puntano a diversificare le entrate. Si pensi all’apertura di centri commerciali dedicati, agli store, al canale tematico completamente autogestito, all’insieme delle attività intorno allo stadio (compresi sede e JTC), al J Hotel, alle catene di caffetterie griffate Juventus, alla vendita di capi di abbigliamento non sportivo con brand Juventus. A questo si aggiunge l’entrata della società nel calcio femminile. Un modo per attirare il pubblico di genere femminile ed aumentare il bacino d’utenza.

In campo

Dal punto di vista sportivo il mercato ha mostrato una Juventus con un atteggiamento diverso. Nella scorsa sessione estiva la società non ha venduto nessun campione, a meno di Higuain la cui convivenza con Cristiano Ronaldo sarebbe stata quanto meno problematica. Molti giocatori che secondo la stampa sportiva erano sicuri partenti come Alex Sandro, Pjanic, per alcuni Dybala, sono stati confermati. Inoltre la società ha investito molto. Sui giovani come sempre, acquistando le prestazioni sportive di molti calciatori, poi mandati in prestito o venduti con diritto di riacquisto. Si pensi a Magnani del Sassuolo. Ed è rimasta in controllo di altri come Mandragora e Orsolini e Audero.

Di contro ci sono stati grandi investimenti, che hanno portato alla creazione di una squadra composta da 24 giocatori che potrebbero fare i titolari in molte delle altre squadra di Serie A, e all’iscrizione al campionato di Lega Pro della Juventus Under 23. Una Juventus che è stata protagonista dell’estate anche dal punto di vista degli investimenti.

La nuova squadra

L’addio di Marotta e Mazzia prelude a un rinnovamento del consiglio di amministrazione e del gruppo dirigenziale della Juventus. I candidati al consiglio di amministrazione sono stati presentati dall’azionista di maggioranza FCA. FCA possiede oltre il 60% delle azioni di Juventus, quindi è verosimile che la lista dei candidati sarà confermata in sede di assemblea degli azionisti. Fabio Paratici non farà parte del consiglio di amministrazione, ma il suo ruolo verrà rafforzato, investendolo dell’incarico di responsabile dell’area sportiva. La struttura societaria non cambierà, mantenendo tre figure a capo dei settori principali dell’azienda. Con Giorgio Ricci all’area ricavi e Marco Re all’area servizi e finanza. Il ruolo di Nedved sarà probabilmente di maggiore visibilità e maggiori responsabilità. Con il Presidente Agnelli che si occuperà, come fatto finora, della definizione dell’organizzazione e delle linee aziendali e dei rapporti istituzionali.

Un “squadra dirigenziale” con un’età media di 45 anni. Fatta di persone giovani, ma esperte. Pronte ad affrontare di un mercato nuovo, competitivo e globale.

“Marotta e Mazzia hanno fatto un gran lavoro anche per far crescere nuovi, giovani dirigenti, che davanti a loro avranno sfide ambiziose e globali, pari se non superiori a quelle del 2010.”

A. Agnelli

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.