DNA Milan di Coppa: forse forse noi non cambieremo mai

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La Supercoppa Italian del 2016 va al Milan dopo un 1-1 nei tempi regolamentari. Dopo i supplementari si va ai rigori ed è Mario Pasalic a regalare dal dischetto la vittoria. Sembra una storia già vista, sembra la solita notte da campioni di Coppa, solito DNA Milan

DNA Milan: Doha come tante altre notti

A vedere Mario Pasalic davanti a Buffon i più nostalgici milanisti sono tornati indietro di tredici anni. A Manchester quando sul dischetto c’era un certo Andrey Shevchenko che guardava fisso negli occhi Buffo, calciava verso il lato opposto del portiere e mandava in delirio la Milano rossonera per la sesta Coppa dei Campioni vinta.

Un dejavu incredibilmente verosimile, un replay maledetto per chi, come Buffon, ieri sera e quella sera, ha rivisto il film.

Solita notte di Coppa,stavolta non europea, ma italiana, solito Diavolo, che torna dall’inferno. Laddove s’era nascosto per cinque anni, senza mai riuscire a tirar fuori la testa. Una squadra che, incredibilmente, nelle serate da partite secche, da coast to coast, da dentro o fuori, muta pelle e sa esprimere tutta se stessa.

Bisognerà forse prendere atto che la nostra tradizione è questa e rassegnarci a lasciare a chi raccoglie i punti, vince gli scontri diretti e abbatte ogni squadra d’italia, ben altri onori. La potremmo chiamare la maledizione di questa maglia (come in quella fosca notte di Instanbul) o la bellezza della stessa, se ripensiamo a ieri,Atene, Manchester, Yokohama, Barcellona e tante altre. Tradizioni che, pur cambiando gli interpreti, passando i secoli, modificandosi i moduli di gioco e gli scenari, sembrano non cambiare mai.

Quando la luna sorge in cielo, i riflettori brillano di luce artificiale e nelle case degli italiani è sera, il Diavolo è lì, deciso, determinato e concentrato per prendersi ciò che sa. E’ quasi una mutazione camaleontica, a dispetto dell’andamento altalenante in campionato, inspiegabile.

L’unica ragione è in quella maglia, quei colori, quel DNA. Un DNA Milan, per l’appunto, che ha fatto conoscere questa squadra in qualunque parte del mondo.

Per tutti coloro che sognano il tricolore, sarà meglio si mettano in testa che ne arriverà uno ogni dieci anni, perché il nostro essere è così e non si può mutare. C’è un sapore speciale nelle notte di Coppa, nelle trasferte, negli spogliatoi non di San Siro, nei supplementari e nei calci di rigore. Un gusto dolce/amaro che va sorbito così com’è e non si può non gustarlo. E’ un cocktail, è un negroni fortissimo: o ci stai male dopo o ti esalti tutta notte.

DNA Milan: Montella e il nuovo ciclo

E’ un alcolico che anche Montella, vero e proprio regista di questo capolavoro targato nuovo Milan, ha deciso di bere fino in fondo. Non senza un grazie in anticipo a Mihajlovic e Brocchi, che lo scorso anno hanno portato un Milan mezzo sfasciato a raggiungere la finale. Certo i tifosi avversi più accaniti diranno che alla fine questa seconda finale, giacché la prima di Coppa Italia l’ha vinta proprio la Juve, è un regalo. Stando al regolamento sì. Il Milan non ha vinto né Coppa, né torneo nazionale e vi ha potuto partecipare, solo, perché la regola prevede che la perdente della finale di Coppa Italia sia la finalista della Supercoppa, se la squadra sfidante è la stessa che ha vinto campionato e Coppa Italia l’anno prima.

Montella è stato perfetto nell’infondere il giusto coraggio ai suoi ragazzi, nel creare una squadra a immagine e somiglianza del suo Catania, che sappia rendersi pericolosa dalle fasce grazie a quel Suso, campione mancino puro e dall’altro lato, con un jolly Bonaventura creatore di imprevedibilità e fonte di gioco. Proprio da loro due nasce il goal bellissimo che rimette la partita sul binario di parità.

L’aereoplanino ha ripreso in mano i cocci che gli erano stati dati e li ha rilucidati con uno smalto nuovo. Paletta da meteora a leader, Abate da corridore a sprezzante capitano, Locatelli (chi?) diciotto anni e un talento come regista tutto da costruire, un Bertolacci finalmente caparbio, importante e ricreato e un centravanti (Bacca o Lapadula) che sappia mettersi a disposizione, con grinta, fervore e tecnica.

Questa vittoria è di Montella, che ha ereditato da Mihajlovic e dalla Lega un’occasione d’oro.

Un regalo piovuto dal cielo di Doha, ma trasformato in nuovo lingotto dalla banda dei giovani campioni rossoneri.

L’occasione giusta per aprire un nuovo ciclo, per riportare a Casa Milan un trofeo, che, ironia della sorte, mancava proprio dall’ultima Supercoppa targata Allegri.

Ma Max lo sapeva, che di notte il Diavolo improvvisamente si sveglia e vince. Doveva aspettarselo.

La notte di Coppa è un DNA vergato Milan.

 

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Nato a Milano il 09/09/1984. Gestore content editor e piano editoriale del sito www.tifoblog.it. Come tutti i colleghi che scrivono in questo sito, noi ci proponiamo di fare del #tifogiornalismo senza tralasciare lo scoop e la notizia, ma interagendo con i tifosi. Collaboro per il sito www.milanoweekend.it - sezione Sport e per il sito www.casanapoli.net Nella vita studio e lavoro, perché non si finisce mai di imparare e coltivo una passione culturale sfrenata per arte, letteratura e poesia. Il mio motto è: a metà fra questo secolo e i precedenti con in testa di fare qualcosa che nessuno ha mai fatto!

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