Milan-Juve: la dignità d’esser il Milan, ci basta solo quello

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Veduta del tabellone di San Siro - 22 ottobre 2016 foto di Federico Venegoni per www.destrosecco.it

Milan – Juventus termina 1-0 con un goal capolavoro di Locatelli. Resta poi l’onere fastidioso di un goal regolare annullato alla Juve, ma i rossoneri si sono ripresi la dignità che avevano perso negli anni precedenti grazie alla conduzione di Montella.

MILAN-JUVE 1-0: LA DIGNITA’ RITROVATA SU UN AEREOPLANO

Termina, diciamocelo pure, a sorpresa 1-0 la sfida di San Siro fra Milan e Juve. E’ la seconda sconfitta consecutiva a Milano per la super corazzata di Allegri. Pare che quest’anno la città meneghina non porti consueta tranquillità e fortuna come spesso è accaduto in questi ultimi anni. Segno che le milanesi dei nuovi presidenti cinesi non saranno già da scudetto, ma vendono cara la pelle. Riprendendo una caratteristica tratta da una scala dei valori morali: forse è stata ritrovata la dignità. La dignità di esser squadra, di non aver paura della Juve, di tornare ad avere un fortino fra le mura casalinghe e di avere fra le proprie fila ragazzi giovanissimi dalla indubbie qualità: Locatelli e Donnarumma su tutti.

Dobbiamo dire grazie all’aereoplanino? Sì o no? In parte il lavoro dell’egregio Montella va riconosciuto.

LA DIGNITA’ DI AVERE FINALMENTE UNA DIFESA

La difesa è stata finalmente registrata dopo gli svarioni dell’era breve di Mihajlovic e nessuno (almeno nessuno fra i più ottimisti) pensava ieri di riuscire a ingabbiare gli artisti juventini con tale aggressività e sicurezza. E’ un Vincenzino che ha insegnato il caro vecchio metodo degli anni ’60: spazza via la palla se non sai cosa fare. Infatti nei momenti di pressione maggiore Romagnoli, Paletta e De Sciglio badavano al sodo. Anche sui calci da fermo il popolo rossonero per ora trema meno. Nonostante le capacità riconosciute di Bonucci, Benatia, Cuadrado, Khedira e negli ultimi cinque metri del temibile Higuain, il Milan non hai mai sbagliato una marcatura e non s’è concesso nessuna distrazione. Cose d’altri tempi, anzi da tempi d’oro.

La sua mano c’è anche nell’atteggiamento della squadra. Non è un composto offensivo come gradisce Berlusconi, ma è unito e determinato. I ragazzi li vedi con il fuoco negli occhi, a battersi in due o tre su ogni pallone trascinati dalla verve mostruosa di Kucka, dalle folate in difesa e in offensiva di Niang e dalle ripartenze di Bonaventura. Carattere e concisione. Non è Montella di Firenze che stupiva con un gioco a tratti voluminoso e frizzante, ma è un aereoplanino vicino al Catania di Gomez – Barrentos e Bergessio. Poco gioco proposto, tanto pressing (come quello che s’è visto ieri su Cuadrado, Dybala, Higuain, Pjanic e Khedira) per non far ragionare l’avversario e chiudergli le linee di passaggio. Effetto ottenuto: la Juve tiene la palla, ma non apre mai il varco giusto, così come la settimana prima a Verona il Chievo impostava il gioco, ma non riusciva ad innescare le sue ali o le sue punte.

LA DIGNITA’ DI UN MADE IN MILAN

No, non è solo merito di Montella se dalla classe ’99 e ’98 sono emersi Donnarumma e Locatelli. Chi ha visto giocare questi ragazzini nella primavera di Inzaghi sa che il talento era in itinere e che presto o tardi sarebbe sbocciato. Eccola lì la rosa profumata e fresca che ora il Milan si pone fra i capelli e se ne vanta di questa gloria (coltivata in casa propria) e ritrova la dignità di tornare a produrre piccoli campioni dopo anni di prestiti, giocatori capricciosi e parametri zero arrangiati qua e là. Come ai tempi di quando Albertini diventa un perno inossidabile e Rossi il portiere titolare, il Diavolo ritrova finalmente dei prodotti caserecci da lanciare nel grande calcio, sperando di scansare le forze del mercato e cullarseli.

LA DIGNITA’ DI AVER BATTUTO UNA STORICA RIVALE

Come finirà questa stagione non lo sappiamo, i tifosi rossoneri sperano nel famoso piazzamento Champions, ma la strada è lunga e le avversarie agguerrite. Ad oggi la curva Sud apprezza l’umiltà di una squadra che sa di non avere i mezzi per imporre gioco e cerca di dare l’anima in campo. Gode di un secondo posto (isolato o stasera in compagnia della Roma) in serie A, quando fino a un anno fa ci si rallegrava di essere fra il quinto e il sesto.

Ora nessun volo pindarico, ma continuare con la stessa dignità negli stadi di Roma, Napoli, Torino, senza più considerarsi una squadretta da prendere a bastonate. Come spesso è accaduto in anni recenti. Il Diavolo non issa il tridente sulla serie A, ma tira fuori la testa dal suo nascondiglio. Dopo ieri sera, almeno questo ci basta: la dignità d’esser il Milan.

curva-rossonera

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