MotoGP: Silverstone 2018 che serva da lezione

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Tifosi allibiti e infuriati sulle tribune e davanti alla TV, dopo ore di attesa la decisione è quella di non correre a Silverstone.

Credo che gli organizzatori del Gran Premio di Gran Bretagna questa volta abbiano fatto una figura tra le peggiori della storia del motorsport in quanto a pianificazione e coordinamento di un evento sportivo di livello mondiale.

Quando dici Inghilterra la seconda cosa che ti viene in mente dopo la Regina Elisabetta è la pioggia, quindi nessuno doveva stupirsi (e infatti nessuno lo ha fatto, ndr) del temporale di domenica scorsa.

Andiamo a ritroso. L’asfalto dello storico circuito di Silverstone necessitava da qualche anno di riasfaltatura. In primis per i tanti, troppi bumps presenti nel tracciato, secondo motivo, ma non per importanza, per la difficoltà di drenaggio dell’ormai vecchio manto in caso di pioggia.

Lavori regolarmente svolti durante la sosta invernale; ma qualcosa che non andava si era notato già in occasione del Gran Premio di Formula 1 vinto da Sebastian Vettel su Ferrari. Non si trattava fortunatamente di pioggia in quell’occasione, ma di fastidiosissimi dossi, addirittura accentuati dal nuovo asfalto.

Le parole di Lewis Hamilton dopo le prove libere:

“Se sono stati spesi soldi per questi lavori potevano risparmiarli tranquillamente”.

Ma nulla a noi profani lasciava intendere che il vero problema del nuovo asfalto fosse la pioggia. Un vero paradosso vista lo locazione geografica del tracciato.

La decisione di annullare l’appuntamento del Motomondiale, dopo un primo tentativo di anticipare lo start fallito, è stata inevitabile.

I lavori sono stati fatti male, in economia e con materiali non adeguati ad una pista prestigiosa e frequentemente utilizzata come Silverstone, ora si dovrà correre ai ripari ed in fretta.

Parola ai protagonisti

Marc Marquez:

“Se le persone che hanno riasfaltato la pista sono state pagate, devono pensare al lavoro che hanno fatto”.

Il capotecnico dello Sky Racing Team VR46:

“Dopo aver controllato i dati della prima sessione, ho pensato che le sospensioni fossero danneggiata per quanto era tremendo l’effetto dei dossi, ho persino confrontato i dati con quelle della moto del compagno di squadra per verificare che fosse tutto a posto”.

Andrea Dovizioso:

“Il problema è che non c’è una commissione incaricata di verificare come sono stati fatti i lavori. Il promoter, in questo caso il circuito, ha ingaggiato un’azienda e ognuna di loro ha il proprio standard, ma è ovvio che se nessuno dei due ha previsto gli effetti della pioggia, avrebbe dovuto farlo qualcun altro”.

Insomma una bella figuraccia, in attesa di riaccendere i motori a Misano il 9 settembre.

Immagine di motorsport.com

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