Motori: controllare gli elementi e diventare Campioni

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Ottimo pilota o fuoriclasse? A volte possono giocare alla pari, ma il fuoriclasse conosce bene i punti deboli dell’ottimo pilota.

Nel motorsport, come in quasi tutte le competizioni, per vincere non basta essere i migliori sul campo. Serve concentrazione, programmazione, self control, un pizzico di malizia e una buona dose di culo.

Ho sempre pensato che in Formula 1 e nella MotoGP esistano tre categorie di top driver.

Fuoriclasse anni ’80: Senna, Prost, Mansell, Piquet

Ci sono i fuoriclasse, che riescono a vincere perché mentalmente e tecnicamente sono al di sopra di tutti. Possono anche non vincere per qualche stagione, ma hanno l’occhio lungo e prima o poi azzeccano la stagione con la monoposto/moto che li porterà al successo. Per loro fortuna e sfortuna si equilibrano e spesso riescono a girare i fattori imprevisti a loro favore.

Podio 2016: Hamilton, Rosberg, Vettel. Fuoriclasse e ottimi piloti.

Ci sono poi “gli ottimi piloti” che in determinate circostanze sono imbattibili ma in altre perdono la retta via. Una vettura a loro poco adatta, un circuito indigesto, la pressione psicologica li sgretola come neve al sole. Nella stagione perfetta e con tutti gli astri allineati possono anche stravincere il titolo Mondiale. Se la stagione nasce storta difficilmente riescono a raddrizzarla.

Rossi vs Biaggi: quando la psicologia di un fuoriclasse conta

Poi ci sono i piloti sfigati, quelli che per tutta la carriera sono stati considerati “ottimi piloti” ma, per vari motivi, non sono mai riusciti a guidare mezzi vincenti oppure hanno avuto compagni di squadra più forti di loro.

Di esempi la storia ne è piena. In Formula 1 hanno vinto titoli ottimi piloti come Damon Hill, Jaques Villeneuve, Jenson Button, Nico Rosberg; nella MotoGP/500 Alex Criville, Kenny Roberts jr e il povero Nicky Hayden tanto per citare l’ultimo ventennio.

Anno 2002: Trulli e Button titolari in Renault, terzo pilota il giovane talento Fernando Alonso.

Piloti che hanno trovato l’annata d’oro e che mai più sono riusciti a ripetersi.

Meno fortunate, in debito con la sorte o forse giusto così, le carriere di Eddie Irvine, David Coulthard, Felipe Massa, Mark Webber, Max Biaggi, Sete Gibernau, Dani Pedrosa e, per il momento, Andrea Dovizioso.

Coulthard e Hakkinen. Lo scozzese ha guidato sempre nei top team. Mai campione del Mondo.

In questi giorni ho letto e sentito di tutto su Sebastian Vettel, anche molte offese fastidiose. Premesso che si è speculato tantissimo su un’intervista tradotta in italiano in malo modo (quanto involontariamente…?), credo che le caratteristiche di Seb siano chiare da anni. I paragoni con Schumacher dall’arrivo di Vettel in Ferrari sono stati totalmente controproducenti. La pressione sul tedesco è aumentata con l’aumentare della competitività della Rossa. Cari miei, di “era Schumacher” ce n’è stata una sola e ringrazio il cielo di essermela goduta tutta.

Vettel ha tutte le caratteristiche dell’ “ottimo pilota”, l’unica cosa che stona (e non di poco conto) è che ha vinto quattro titoli Mondiali; ma la mia opinione non cambia. Ha vinto con una macchina superiore alle altre, battendo soprattutto il suo compagno “sfigato”. Salutato Webber, arrivato Ricciardo e tolti gli scarichi soffiati ecco che è arrivata la crisi del tedesco. Crisi mascherata in Ferrari, dove negli anni è stato fatto di tutto per favorirlo sul compagno Raikkonen; ma ahimé la crisi ritorna ogni volta che la pressione aumenta.

Non bisogna incazzarsi per i suoi errori, Seb è questo.

“Un “ottimo pilota” che in determinate circostanze è imbattibile ma in altre perde la retta via. Nella stagione perfetta e con tutti gli astri allineati potrà tornare a vincere il titolo Mondiale…”  attendendo Leclerc…

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