Nainggolan sblocca l’Inter: 3 a 0 a Bologna e prima vittoria

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L’inter sbanca Bologna dopo un primo tempo di difficoltà

Ci pensa Nainggolan

L’Inter torna da Bologna con i primi tre punti di questo campionato e lo fa in un match che si annunciava complicato fin dalla lettura delle formazioni.

Il capitano Mauro Icardi, è infatti costretto ad accomodarsi in tribuna per un problema muscolare di cui ancora non conosciamo l’esatta natura e che probabilmente lo costringerà anche a saltare gli impegni internazionali con la nazionale (scusaci Mauro, ma in realtà lo speriamo un po’ tutti noi interisti, non vorremmo che partito acciaccato tu ritornassi rotto!).

A mezzo servizio anche Lautaro Martinez, per lui un indurimento al polpaccio, che lo rende reclutabile solo per la panchina.

In campo, come riferimento centrale, va Keita Balde, alla prima da titolare con la nostra maglia e che farà una partita di movimento e di sostanza, anche se si mangia un gol per tempo che avrebbero potuto entrambi rendere il pomeriggio bolognese più tranquillo per i nerazzurri.

Di contro fa il suo esordio stagionale Radja Nainggolan, l’uomo fortemente voluto da Spalletti per dare corsa, forza, intensità e personalità al centrocampo, oltre a garantire un certo numero di gol pesanti. Il belga non deluderà le aspettative, confermando la giustezza dell’entusiasmo dei suoi nuovi tifosi alla notizia del suo ingaggio.

Non è stata una partita brillante, quella di sabato

E probabilmente non poteva essere niente di diverso. Il Bologna ha passato 70 minuti a protezione totale della propria porta, spesso con l’intero undici sotto la linea della palla, nell’intento di sfangarla e bloccare l’Inter sullo 0 a 0. Se a questo si aggiungono le difficoltà di una squadra ancora alla ricerca della forma migliore e dell’intesa tra i suoi uomini in campo, è facile spiegare la lentezza di manovra del primo tempo, con i relativi urlacci di Spalletti.

Il mister infatti chiedeva a gran voce ai suoi di andare per vie centrali per poter sfruttare al meglio le caratteristiche di Nainggolan, mentre i giocatori spesso si rifugiavano nel più comodo passaggio laterale sia per uscire dal “traffico” della zona centrale dove i rossoblu tendevano a fare più densità per limitare le nostre iniziative, sia per un’abitudine ereditata dalla passata stagione, nella quale spesso si cercavano i cross per Icardi.

Ieri però Icardi non c’era,  da qui l’arrabbiature evidenti di Spalletti che vedeva i suoi non rispettare le consegne tattiche.

Eppure nonostante queste evidenti difficoltà, siamo riusciti a procurarci due limpide occasioni già nel corso del primo tempo

Una al pronti via, quando Skorupski buca l’uscita su un cross di Politano e Perisic, anche lui sorpreso dalla topica del portiere avversario, non riesce a indirizzare in porta il pallone dell’1 a 0.

La seconda intorno alla mezzora, quando Keita liberato solo davanti a Skorupski non trova la coordinazione giusta per la semi rovesciata e liscia clamorosamente il pallone. Il bologna si rende affaccia nella nostra area solo in un’occasione, con un pericolosissimo colpo di testa Helander, su sponda sempre di testa di Danilo, che Handanovic respinge salvando la porta.

Il secondo tempo si apre come si era chiuso il primo

Con un insistito possesso palla dell’Inter – le statistiche del primo tempo parlano di un imbarazzante, seppur sterile, possesso palla interista per il 70% della prima frazione – che però segue di più le direttive del proprio allenatore fino a sfociare al 64’ nel bellissimo gol di Nainggolan. Il numero 14 segna all’esordio e realizza una rete bellissima: dialogo sullo stretto con Politano, controllo e tiro all’angolino sinistro imparabile per Skorupski.

Una piccola menzione la merita anche l’esultanza del Ninja: come ha visto la palla depositarsi in fondo alla rete, Nainggolan si è inchinato alla curva, un modo per ringraziare i tifosi per l’accoglienza e presentarsi al meglio.

Un modo forse per dire sono qua, sono questo e al diavolo le polemiche sulle notti brave in discoteca.

Quello, in effetti, non esattamente il modo migliore per annunciare la sua presenza a Milano, anche al netto della compagnia con cui aveva diviso la serata. Gol e messaggio propositivo ai tifosi, cosa altro chiedere alla prima apparizione in nerazzuro di Nainggolan?

Dopo il vantaggio l’Inter ha giocato come se si fosse tolta un peso, cercando di controllare la partita, ancora forse non l’arma migliore dei nostri come dimostra il pareggio sfiorato di testa da Santander e che fa capire ai nostri che non è ancora finita.

A differenza di quanto accaduto contro il Torino però, il rischio corso ha fatto rialzare il livello di attenzione dei ragazzi che invece di impaurirsi hanno ripreso le briglie del gioco e prima hanno sfiorato il raddoppio con un tiro alle stelle di Keita su azione insistita di Perisic al 76’, e poi trovato i gol della tranquillità nel giro di due minuti all’81’ con Candreva (entrato al posto di Keita) e all’82’ con Perisic.

Il 2 a 0 di Candreva è un gol stupendo: azione tutta di prima, Vecino libera Perisic che mette al centro per Candreva, che insacca di piatto anticipando Skorupski.

Il terzo gol di Perisic è il tipico gol alla Perisic: dribbling a rientrare su Mattiello, autore fin lì di un’ottima partita, e tiro a giro, con leggera e fortunata deviazione, che gonfia la rete per il 3 a 0 definitivo.

Al fischio finale tutti contenti, un risultato rotondo che ci permette di affrontare la sosta per le nazionali con l’unico patema di vedere i nostri andare a giocare in amichevoli di cui noi, da tifosi, faremmo volentieri a meno per il timore di infortuni.

Timore condiviso dallo stesso Spalletti, che nelle interviste post gara ha quasi lanciato una preghiera a Scaloni perché non faccia giocare Lautaro, a suo dire prossimo all’infortunio se non trattato con cautela.

Tre gol e tre punti che ci servono come il pane per  restare in scia delle altre, recuperare tranquillità e fiducia in noi stessi

Lo si è visto anche da come i ragazzi hanno reagito al vantaggio di Nainggolan: Politano, autore dell’assist, non ha fermato la sua corsa se non per saltare e agitare il pugno in aria, tutti sono corsi a abbracciare Nainggolan e tra di loro, sorrisi e pacche sulle spalle e abbracci reciproci, come se si fossero tolti un peso.

Eh sì, perché la partita di sabato era già una di quelle pesanti, bisognava assolutamente arrivare alla sosta con i tre punti in saccoccia per restare sulla scia delle altre e per evitare polemiche e stress inutili nei quindici giorni di stop per le nazionali.

A proposito di pesi e esultanza, di Candreva vogliamo parlare?

È entrato e ha segnato, togliendosi di dosso quella fastidiosa casella di zero gol segnati nella passata stagione, e probabilmente anche qualche sassolino dalla scarpa dopo le critiche dei tifosi, a volte anche giustificate, e gli inviti degli stessi ad andarsene in quel di Monaco.

A chi temeva che rimanendo così, più per mancanza di voglia sua di andarsene che per effettiva voglia della società di tenerselo stretto, avrebbe giocato con sufficienza ha risposto nel modo migliore: gol, esultanza sotto i tifosi e festeggiamenti per il bimbo  in arrivo. Bentornato Antonio!

Spalletti torna a usare il bastone e la carota

Spalletti in conferrenza stampa a fine gara ha riconosciuto l’importanza della vittoria, ma ha anche rimarcato le difficoltà incontrate e ha fatto qualche rimprovero all’atteggiamento della squadra: «Lo so bene che per voi [i giornalisti] conta il gol, il passaggio perché fa titolo. Fa anche punti? Secondo me è farsi il culetto che ne fa di più di punti, dalla mattina alla sera, giorno dopo giorno. Bisogna portare a casa una struttura di comportamento, l’essere squadra importante, ci vogliono gli scatti, bisogna mettersi a posto perché ci vogliono gli scatti. Se anche l’avversario è ordinato, ti disordino io. Poche vampate ci sono state, ce ne vogliono di più».

Se dopo la sconfitte con il Sassuolo e lo sciagurato pareggio con il Torino il tono era stato accomodante e a tratti giustificatorio, sabato dopo una vittoria giustamente Spalletti richiama i suoi a quelli che sono stati i limiti e gli errori.

Questo gioco tra bastone e carota lo scorso anno aveva funzionato – ricordate lo sfogo sulla qualità che mancava dopo Inter Napoli? – vedremo se avrà lo stesso effetto anche in questa stagione. Io, cominciando a conoscere Spalletti un po’ meglio, non ne dubito.

Adesso ci aspettano quindici giorni alla Pinetina per recuperare energie mentali e fisiche, si spera con un Icardi di rientro al più presto dopo la visita dei medici della Selección, e con i recuperi di Nainggolan – uscito acciaccato sabato, ma che ieri via social ha tranquillizzato tutti – e D’Ambrosio, anche lui malconcio dopo Bologna.

Poi ci aspetta la Spal e l’eccitante esordio in Champions contro gli Spurs per cominciare a far vedere di quale pasta siamo fatti. Siamo solo all’inizio come hanno confermato anche le cadute di Napoli e Roma, le squadre che lo scorso anno ci sono arrivate aventi rispettivamente di 19 e 5 punti e che mostrano avere anche loro qualche problema.

PS precisino ma doveroso

Se parlare di arbitri dopo una sconfitta, poniamo alla prima in campionato dopo un rigore subito e due non dati, è da piangina, magari farlo dopo una vittoria netta merita qualche considerazione in più.

Il signor Di Bello si è trovato ad arbitrare una partita tutto sommato tranquilla, senza grandi episodi, eppure è riuscito a sbagliarne in pieno la gestione. Ha trasformato in fallo quasi la totalità dei nostri recuperi palla, concedendo di contro ai rossoblu molta più libertà di comportamento e questo è stato un altro grande ostacolo, oltre ai pullman schierati da Inzaghi davanti alla porta felsinea, contro cui abbiamo dovuto lottare.

Quindi per una volta, parliamo di arbitri non come un alibi, come vorrebbero i nostri detrattori, ma come un elogio alla caparbietà e alla pazienza dei nostri ragazzi.

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