Nations League Italia: non c’è superMario, c’è super Fede

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Nations League Italia: è una Nazionale molto più che convalescente, è confusa e svarionata

L’Italia di Mancini arranca e non poco nel debutto in Nations League. Nazionale dai due volti, con una prima parte di partita confusionaria e una seconda più determinata e volitiva. Mancii opta per il 4-3-3 con Balotelli, Insigne e Bernardeschi, ma il risultato finale 1-1.

SuperMario: NO

No, se Mancini pensa di puntare tutto su superMario, si sbaglia di grosso. Al precedente Ventura veniva imputato di insistere troppo su Belotti-Immobile. A Roberto “nazionale” potrebbe piovere presto l’accusa sul flirt calcistico con Mario. Balotelli non c’è. Nè come condizione, nè come testa e né come attaccante. Ormai, l’ex giocatore giovane dell’inter, sembra imbottigliato nei suoi difetti di sempre: pigrizia, svogliatezza e mancati movimenti tattici. Se l’attaccante non suggerisce la profondità, se non torna sulla trequarti quando serve e se non completa un uno-due, a cosa serve? Così superMario diventa microMario. Anzi si muta in un inutile e superflua cresta vagante. Così il ragazzo, il bad boys dalle grandi giocate si modifica in un ragazzo cattivo che pesa in campo. Forse, per il rispetto anche nei confronti di un pubblico, quello italiano, che l’ha sempre vissuto come un campione incompleto, questo numero 9 va lasciato fuori dal gioco.

Il centrocampo: annacqua

Ma non è che dobbiamo vedere in Balotelli il solito capro espiatorio di una mezza sconfitta. Mancini sceglie Pellegrini e Gagliardini, ma di queste due giovani o quasi giovani speranze si vede poco. Il giocatore della Roma non riesce né in fase d’interdizione né in quella di propulsione e Gagliardini non si propone in avanti e non copre adeguatamente. Jorginho, che rimette in piedi la partita grazie al penalty, sbaglia moltissime palle in uscita, non dà i tempi giusti ai compagni e non riesce a fare interdizione. Zielinski, che lo conosce bene, lo bracca ogni metro e il brasiliano non trova mai la giocata giusta. Se l’oriundo è la luce di questo nuovo centrocampo, allora l’Italia userà lampade a olio per un bel po’. Non a caso molte delle palle più interessanti per le due ali larghe arrivano dai consueti lanci lunghi di Bonucci, dalle accelerate di Biraghi e da qualche volenterosa azione a rientrare di Bernardeschi. Diciamo che pur mettendoci la volontà questo centrocampo ha ancora da lavorare. Non a caso come entra Bonaventura, uomo di movimento e iniziativa il dinamismo già sale. Ma con il solo Jack rossonero l’Italia non sarebbe arrivata al pareggio.

Super Gigio e Super Fede: i ragazzi che ci hanno salvato

Se l’italia non è caduta dopo cinque minuti e se non è accaduta la stessa cosa poco più tardi, il merito è tutto di Gigio Donnarumma. Il portiere partenopeo ha fatto un salvataggio esemplare su Zielinski,alzando la mano nel coast to coast e poi ha toccato con le dita il tiro a mezza altezza di Krychowiak. E’ un nuovo Gigi meno sereno e concentrato del caro Buffon, ma certamente per elasticità e istinto promette bene.

Ma gli applausi del Dall’Ara sono tutti per quel figlio d’arte: Federico Chiesa. Uno che non ha preso dal padre il vizio di segnare goal spettacolari a raffica, ma ne ha acquisito via sanguigna la grinta e l’esplosività. Se l’italia pareggia è merito del suo ingresso. Falcata, dribbling, corsa e capacità di inserirsi negli spazi. Il titolare Insigne non è mai riuscito, nonostante i suoi piedi fatati a creare pericoli. Non una bocciatura per il folletto di Napoli, ma un esame di riammissione da superare più avanti. D’altronde è vero che Chiesa s’è procurato il rigore, sfruttando una bella verticalizzazione di Belotti, mentre Lorenzo era vittima della non presenza di Balotelli. Una menzione merita anche il Gallo. Con la sua massa enorme, la sua statura e prestanza fisica lotta su tutti i palloni, pressa e corre. Sembra finalmente tornato la stella del Torino di un anno fa e questa Italia, per sessanta minuto scialba ha bisogno di scosse di questo tipo.

Le scelte sbagliate del ct. Mancini

L’inserimento di Bonaventura, la sostituzione di Balotelli e l’ingresso propiziatorio di Chiesa sono tre segnali che non promuovono Mancini. L’Italia del primo tempo meritava un netto 0-2 e meno male che Lewandovski a inizio ripresa non ha trovato la coordinazione a porta spalancata. Se no…eravamo qui a parlare di bocciatura. Il Mancio ha scelto basandosi si un modulo che non si addice a questa Nazionale. Non abbiamo tre centrocampisti in grado di creare gioco, coprire e proporsi in fase offensiva. Se Jorginho viene lasciato da solo, oltre che a commettere errori di disimpegno, non riesce a tenere i reparti con le giuste distanze. Il solo lancio magico di Bonucci non basta. Così come non si può basare il gioco degli azzurri su cross tagliati che nascono dalle iniziative di terzini ed esterni alti. E’ giusto sicuramente proseguire con questo tridente. Anche se l’opzione con il trequartista e due punte non sarebbe da scartare. Ma, questo modulo può funzionare, se si suggeriscono le corrette linee di passaggio agli esterni. Altrimenti questi diventano dei bei giocolieri, ma non contribuiscono al gioco.

Un segnale importante: la volontà

Certo l’italia, che ora in Portogallo non può sbagliare, perché non qualificarsi per giugno rappresenterebbe un’altra onta, deve ripartire da uomini di carattere. Stasera capitan Chiellini, Bonucci e Biraghi, tre dei quattro dietro hanno dato spinta e coraggio. Chiesa, Belotti e Bonaventura hanno portato verve, mordente e voglia di fare. Questa Nazionale povera di talenti ha bisogno di uno spirito operaio, faticatore e corsaro.

La Polonia del primo tempo non ha mai avuto paura di noi. Ci ha dato una grande lezione di come sei eseguono contropiedi perfetti, presentandosi ai 30 metri in 5 contro 3 o tre contro due. I polacchi meritavano nel primo tempo anche il doppio vantaggio. I nostri, eccetto Bernardeschi, che si ha campo diventa devastante, non hanno mai proposto una trama di gioco accettabile.

Siamo la 21° Nazionale del ranking UEFA; la Polonia è invece una delle partecipanti al recente Mondiale e qualcosa vorrà pur dire.  Però siamo l’Italia, siamo la Nazione che ha vinto quattro mondiali, giocato innumerevoli finali di coppa del Mondo e di Europeo. Non possiamo pensare che gli altri non ci temano più. C’è bisogno di ragazzi che come Cutrone si mangiano l’erba, che sgambettano e che diano intensità al gioco.

Mancini: “Buon secondo tempo”

Il tecnico applaude i suoi per il buon secondo tempo giocato. Abbiamo ritrovato intensità, convinzione e maggior precisione. Tutto vero, tutto giusto. Ma il primo tempo di ieri sera a Bologna resta negli occhi di tutti. Errore così madornali e ravvicinati come quelli fatti da Jorginho e compagni non sono ammissibili, dopo che gli azzurri non hanno partecipato ai mondiali di quest’anno. Il tifoso italiano, il pubblico nostrano (24.000 ieri a Bologna) vuole ragazzi pronti al riscatto, non deconcentrati, sornioni e “scansafatiche” che vagano in campo.

Il buon secondo tempo di Mancini non cancella un primo tempo sciapo e a tratti aberrante.

Così la Nations League è molto più di un miraggio. Vogliamo undici super Fede in campo, non un solo e impresentabile super Mario. 

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