Nations League – Portogallo-Italia: stessa storia, diversi gli interpreti, stessa delusione

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Mancini
Roberto Mancini, allenatore dell'Inter

Troppi esperimenti da parte di Mancini: confusione, caos e disordine. Nonché gioco inesistente.

 

Gli azzurri sbagliano questo secondo impegno di Nations League, perdendo 1-0 a Lisbona contro il Portogallo e senza Cristiano Ronaldo, oltretutto. Portogallo molto reattivo, sveglio, presente in campo.

Solo due occasioni per gli azzurri arrivate a intervalli distaccati (ben cinquanta minuti una dall’altra) e da due situazioni casuali: una palla in area e un corner. In più, sempre dallo stesso uomo: Simone Zaza. L’ariete del Toro si muove, per lo meno produce dinamismo, ma è impreciso. La seconda Italia di Nations League è penosa e lentissima.

Tutto il resto lo fa il Portogallo. Dalla pressione alta verso i centrocampisti azzurri al ritmo frenetico, dai goal sfiorati alle ripartenze. La squadra di Santos è quasi perfetta: pressing, reparti equilibrati e convinzione. Non è che ci batte, di più: ci umilia.

Se non ci fosse stato Donnarumma, il passivo sarebbe stato pesantissimo e ulteriormente vergognoso.

Il goal portoghese arriva con Andrè Silva al 54’. Azione splendida de rossoverdi e rete di quello che CR7 ha etichettato come “suo erede futuro”. Ah, giusto, in tutta questa Italia sottomessa, aggiungiamo (nota dolente) che la star internazionale non era presente. Se avesse giocato Ronaldo, forse, si sarebbe dilettato con una delle sue magiche triplette internazionali. Ieri sera non avrebbe trovato nessun ostacolo.

 

Mancini: troppi cambi, troppi esperimenti

 

Mancini ha deciso di cambiare completamente la squadra rispetto alla sfida con la Polonia ma, purtroppo, non ha avuto le risposte che si aspettava. Fuori quasi tutti gli undici titolari, tranne Jorginho e Donnarumma. L’oriundo continua con le sue prestazioni opache. La squadra non gira, anzi si impalla.

 

Il problema Jorginho

 

Il brasiliano, se viene pressato dagli avversari, non ha possibilità di scaricare ai compagni ed è limitato. Fantasia zero, gioca solo in orizzontale. Così non serve a sviluppare nulla. Con il Napoli e con l’attuale squadra londinese, probabilmente l’oriundo è libero di agire, è ben coperto e può gestire con calma i tempi dei passaggi e il ritmo del gioco. Non a caso è uno dei giocatori con maggiori capacità di passaggi corti ed efficaci. Per l’appunto. Ma nel ruolo di regista, con il ruolo focale di fare lanci, scansarsi dal pressing davanti alla difesa e creare in un squadra con una linea mediana lunga, va in grossa difficoltà.

Donnarumma: l’unica gioia

Unica gioia è il portiere rossonero. Nel primo tempo interviene poco, ma perché il resto lo fanno i suoi compagni Romagnoli e Cristante, che casualmente evitano il vantaggio. Ma, nel secondo tempo, si prolunga verso gli incroci per evitare il raddoppio spettacolare di Bernardo Silva e poi con la manona destra impedisce il raddoppio di Sanches. Attento e fatto di istinto, capace di allungarsi con i tempi giusti, Gigio non è ancora Gigi nazionale, ma è un nome che porta speranza. Ieri è stato il migliore in campo e l’unico che non aveva la paura negli occhi.

L’Italia di Mancini: un gruppo di ragazzi impauriti e svampiti

Per ora questa Italia di Nations League è un gruppo di ragazzi che hanno paura dell’avversario. Lo temono. Non riescono a proporre azioni di gioco e si basano sulle spinte laterali, ma non riescono a crear loro gli spazi.

Ma si tratta anche di un problema fisico. La nostra mediana di fronte a gente possente e robusta come William Carvalho va in difficoltà. Non produciamo più dai nostri vivai mediani di tipo moderno (vedi Nzonzi, Rakitic, Kanté, Matuidi, ecc…): ossa dure e cervello. Un giocatore alla Dino Baggio giusto, per intenderci, oggi non c’è. E la prestanza fisica nel calcio moderno serve, eccome.

I vari Cristante, Pellegrini, Locatelli, Mandragora non hanno ancora la scaltrezza, la dimestichezza e la possanza dei grandi centrocampisti europei. Forse, tecnicamente sono validi, ma non fondamentali. Vivono di giocate singole, ma non sanno creare un muro, un frangiflutti. Anzi, quando la squadra sale, consentono spazi larghi per il contropiede avversario.

I laterali troppo bassi

In una situazione così configurata, tutti i componenti sbandano. I terzini sono costretti a inseguire, anziché attaccare. Spesso subendo gli scambi rapidi degli avversari e dovendo arrangiarsi con palle spazzate lungo la laterale. Fra l’altro, rivendo la partita di ieri, Criscito e Lazzari  non hanno comunque la spinta propulsiva di Calabria e Zappacosta.

I laterali alti (Chiesa, Insigne, Berardi) possono anche correre continuamente, mostrare volontà, ma è tutto fiato sprecato, perché non sono adeguatamente appoggiati. A volte tendono a intestardirsi con azioni solitarie, altre provano da fuori. Ma non riescono a trovare i varchi per servire le punte. E se ben marcati e pressati sono costretti a un lavoro logorante di copertura.

I centravanti annullati

Infine i centravanti. Sia che restino fermi come con Balotelli, spizzando appena qualche pallone, sia che corrano e si battano contro la difesa avversaria, mostrando carattere e mordente, si riducono a boa di calcio a 5, con il solo compito di catturare palloni alti e aiutare la squadra a salire. Cioè non sono mai serviti adeguatamente.

E ora, a ottobre?

Non c’è che dire, il bilancio delle prime due partite è negativo: tante le difficoltà in fase offensiva, con appena un gol segnato, su rigore da Jorginho. Per non parlare del fatto che la vittoria in gara ufficiale è ormai un lontano, lontanissimo ricordo: l’ultima volta a ottobre scorso contro l’Albania. Quindi quasi un anno fa. Ci sarà rischio retrocessione? È tutto da vedere. Vedremo una vittoria? Anche questo è tutto da vedere.

 

 

 

 

 

 

 

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