Nazionale, la caduta del 10: da Rivera a Motta

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C’era una volta il 10. Un tempo – nemmeno troppo antico – in cui la Nazionale affidava proprio al primo portatore della doppia cifra, gran parte delle sue aspettative e chance di successo. Numero ambito, il dieci assegnava così nemmeno troppo implicitamente la leadership di fantasia all’interno del gruppo.

Fu di Rivera, protagonista della partita perfetta contro la Germania, ma anche di Sivori, Dossena, Antognoni, Baggio, Del Piero e Totti. Mostri sacri del calcio, autentiche leggende in grado di imperversare nelle cronache calcistiche nazionali e non, lasciando segni e giocate da antologia autentica.

Cosa abbia portato al de profundis di queste ore, impersonato dall’incolpevole Thiago Motta (in fondo lui non ha certo avanzato alcuna richiesta…), è storia di declino vero, di sfarzo ed abbondanza divenute nel giro di pochi anni coperta corta, così corta da scatenare persino ilarità che, a guardar bene, è ancor peggio di un giudizio seccamente negativo ma pur sempre ancorato al rispetto di base per l’ineccepibile professionista. La verità, spiacevole quanto cruda, è che il tifoso italiano doveva aspettarselo. Non sarebbe stato magari Motta, ma quel dieci sempre più problema ed imbarazzo, avrebbe ad ogni modo creato – nella pochezza di talento in cui versa il nostro calcio – difficili parallelismi e relativi, impietosi, confronti.

Certo, i profili di Insigne e Bernardeschi (per fare due nomi, senza contare Bonaventura perché non salvato nei 23) avrebbero potuto dare un senso di maggior tradizione con il passato. Comunque insulti al ricordo, ma sbocchi di speranza da verificare in una carriera ancora, buon per loro, tutta da scrivere. E’ stato così, del resto, per Di Natale e Cassano, mai arrivati ai livelli dei loro illustri predecessori, ma comunque piedi talentuosi e insigniti del 10 dopo l’addio di Totti seguito al successo della Nazionale a Berlino.

L’ultimo centrocampista a indossare il numero 10 fu De Rossi nell’Europeo del 2008. Si trattava però di un calciatore in gran spolvero, atleticamente più fiero e devastante dell’odierno padrone. A far capolino – nel corso della storia dei 10 della Nazionale – è stato anche l’indimenticato terzino Giacinto Facchetti, addirittura medaglia d’oro, proprio con l’insolita maglia, nell’Europeo del 1968.

A titolo di cronaca, ricordiamo che – fra fasi finali degli Europei e dei Mondiali – sono stati Cappello, Juliano, Bertini e De Agostini, ma anche – a proposito di colleghi di ruolo di Motta – Bagni, Berti e Albertini, gli altri titolari di un numero dal fascino mai così basso come oggi.

 

Foto: tuttosport.com

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